Storia della Napoli-Portici, la prima linea non italiana ma napoletana

Storia della Napoli-Portici, la prima linea non italiana ma napoletana

Di Fiore Marro

Caserta 2 ottobre 2018

Nel regno delle Due Sicilie, il 3 ottobre del 1839, con una cerimonia solenne viene inaugurata la linea ferroviaria Napoli-Portici: una data storica perché di fatto, seppur breve, la Napoli-Portici è la prima linea ferroviaria d’Italia. Da Portici, il 3 ottobre, la locomotiva a vapore costruita dagli inglesi Longridge, denominata “Vesuvio”, compie il primo viaggio. Negli otto vagoni che compongono il convoglio, oltre al Re Ferdinando II di Borbone, c’erano Bayard, l’ingegnere francese che costruì la ferrovia, e 48 personalità dell’epoca, oltre a ufficiali e soldati dell’esercito reale. A mezzogiorno in punto il re ordinò la partenza del convoglio, salutato in entrambi i lati dal popolo in festa: in nove minuti e mezzo il convoglio coprì la distanza tra Portici e Napoli.

Quindi nel Regno delle due Sicilie che nacquero le prime linee ferroviarie della Penisola; la Napoli – Portici e successivamente la Napoli – Capua.

La Napoli-Portici nasce, di fatto,  quando il re firma la concessione all’ingegnere francese Armando Giuseppe Bayard de la Vingtrie per la costruzione, in quattro anni, di una linea ferroviaria che unisca Napoli a Nocera Inferiore, con un ramo per Castellammare di Stabia che sarebbe partito da una deviazione da Torre Annunziata. Dopo l’inaugurazione del 3 ottobre del 1839, nei successivi 40 giorni, furono oltre 85mila i passeggeri che usufruirono della linea. Nel 1842, poi, venne inaugurato il tratto fino a Castellammare, mentre nel 1844, la prosecuzione della linea fino a Pompei, Angri, Pagani e Nocera Inferiore.

In pieno Regno delle Due Sicilie, il 3 ottobre del 1839, con una cerimonia solenne viene inaugurata la linea ferroviaria Napoli-Portici: una data storica perché di fatto, seppur breve, la Napoli-Portici è la prima linea ferroviaria d’Italia. Da Portici, il 3 ottobre, la locomotiva a vapore costruita dagli inglesi Longridge, denominata “Vesuvio”, compie il primo viaggio. Negli otto vagoni che compongono il convoglio, oltre al Re Ferdinando II di Borbone, c’erano Bayard, l’ingegnere francese che costruì la ferrovia, e 48 personalità dell’epoca, oltre a ufficiali e soldati dell’esercito reale. A mezzogiorno in punto il re ordinò la partenza del convoglio, salutato in entrambi i lati dal popolo in festa: in nove minuti e mezzo il convoglio coprì la distanza tra Portici e Napoli.

Nel 1842, inoltre, lo stabilimento di Pietrarsa a Portici, già adibito alla costruzione di armamenti bellici, venne adibito alla costruzione ferroviaria: oggi è diventato un rinomato museo nel quale ammirare testimonianze e fasti della prima linea ferroviaria d’Italia

Il sito industriale divenne presto uno dei principali opifici specializzati in Europa per la costruzione e manutenzione delle locomotive a vapore. Vanto del Regno, venne visitato da vari regnanti dell’epoca (famose le visite dello Zar di Russia Nicola II e di Papa Pio IX) e la sua organizzazione strutturale venne imitata altrove.

Con la nascita del Regno d’Italia iniziò il declino dello stabilimento con alterne vicende fino all’avvento delle locomotive a trazione elettrica che ne decretò la definitiva chiusura nel 1975. Il 7 ottobre 1989 veniva inaugurato presso i suoi capannoni il primo museo ferroviario italiano.

Un affascinante viaggio nel tempo tra le locomotive e i treni che hanno unito l’Italia dal 1839 ai nostri giorni, in 170 anni di storia delle Ferrovie italiane. È questa l’esperienza che regala ai visitatori di ogni età il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa. Un museo diverso, aperto alla curiosità dei giovani e di tutti coloro che vedono nel treno uno strumento insostituibile per il futuro del trasporto pubblico. Pietrarsa è uno dei luoghi simbolo della storia delle Ferrovie dello Stato, un ponte teso tra passato e presente che congiunge idealmente la Bayard ai sofisticati e velocissimi treni dell’Alta Velocità.

Adagiato tra il mare e il Vesuvio, con una spettacolare vista sul Golfo di Napoli, il Museo è stato allestito, dopo accurati interventi di restauro conservativo, in uno dei più importanti complessi di archeologia industriale italiana: nel Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive, fondato da Ferdinando II di Borbone nel 1840.

Una sede espositiva unica nel panorama nazionale che, per la suggestione degli ambienti e la ricchezza dei materiali conservati, rappresenta uno dei più importanti musei ferroviari d’Europa. Il Museo è stato inaugurato nel 1989. Si sviluppa su un’area di 36 mila metri quadrati, di cui 14mila coperti. All’esterno si erge la grande statua in ghisa di Ferdinando II. Alta più di 4 metri e fusa nell’Opificio nel 1852, ritrae il sovrano che ordina con gesto regale la fondazione delle Officine e sembra vegliare soddisfatto sulla sua preziosa creatura.

Una statua (una delle più grandi realizzate in ghisa in Italia), posta nel piazzale del complesso museale, mostra re Ferdinando II di Borbone nell’atto di indicare il luogo dove costruire le prime officine ferroviarie delle Due Sicilie e dell’intera Penisola. Un’iscrizione ricorda che lo scopo del sovrano era di svincolare lo sviluppo tecnico e industriale del Regno dall’intelligenza straniera.