di Gianclaudio de Zottis
L’Italia continua a risvegliarsi tra le macerie, sorprendendosi ogni volta del suo essere in cronica emergenza per il rischio sismico. Ma sapere che in un Paese membro del G8 si possa morire per una scossa di magnitudo 4, quindi di moderata entità al di là della necessaria contestualizzazione del terremoto ad Ischia, è un tema che apre inevitabilmente un nuovo fronte nel dibattito e nelle polemiche.
“C’è un discorso di specificità dell’isola d’Ischia che è in area vulcanica. Quello che però ho potuto vedere oggi è che molte costruzioni sono realizzate con materiali scadenti che non corrispondono alla normativa vigente, per questo alcuni palazzi sono crollati o rimasti danneggiati”, dice Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, in conferenza stampa a Casamicciola.
Vincenzo Boschi, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davanti alle prime immagini della distruzione di Ischia, su Twitter esprime perplessità rispetto a una prima stima della magnitudo – ancor più bassa, 3.6, – poco credibile. “Pur senza accesso ai dati, penso sia una sottovalutazione”. L’attuale presidente dell’Ingv, Carlo Doglioni, chiarisce successivamente come il primo comunicato diffuso dall’istituto fosse stato stilato in base a informazioni “redatte in automatico dal sistema informatico, che spesso indica una profondità di 10 km”. Dalle analisi successive si è accertato che il sisma era avvenuto a soli 5 chilometri di profondità, per una magnitudo innalzata a livello 4. Può bastare, simile correzione, a considerare normali gli effetti del terremoto sull’isola?
La risposta, secondo un altro tecnico, il presidente del Consiglio nazionale dei Geologi Francesco Peduto, è una sola: no. “È francamente allucinante che un terremoto di tale magnitudo possa provocare danni e vittime nel nostro Paese. Che si conferma estremamente vulnerabile. Quello che lascia più interdetti è la mancanza di atti concreti per la prevenzione”. Eccola ritornare, dunque, la parola chiave. E qui il presidente del Cng chiama in causa, senza troppi giri, il governo e il post-Amatrice, da Renzi a Gentiloni. “Si è parlato di tante cose. Tante chiacchiere, ma un anno dopo (il terremoto in Italia centrale, ndr) non è stato fatto quasi nulla”.
“Il governo e il Parlamento – è l’invito di Peduto – si assumano la responsabilità di decidere senza farsi distogliere da interessi e lobby varie”. Decidere, ad esempio sul fascicolo del fabbricato, che Peduto caldeggia allontanando con sdegno il sospetto di un interesse corporativo. “Ma veramente qualcuno crede ancora alla favola dei tecnici che si arricchirebbero con il fascicolo? Far conoscere lo stato di sicurezza delle case dove un cittadino abita o lavora è un fatto di etica innanzitutto, un principio morale prima ancora che una misura di salvaguardia e di prevenzione civile. Le misure per la prevenzione non possono non essere al centro dell’agenda del prossimo governo”.
PROBLEMA SICUREZZA DELLE CASE
A Ischia, secondo Egidio Grasso, presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania, le cause di crolli, evacuazioni e vittime “potrebbero essere ricercate nei fenomeni di amplificazione sismica locale o attribuite alle costruzioni fatiscenti, abusive e realizzate senza alcuna verifica sismica”. Perché, ribadisce Grasso, non è normale tanta distruzione per un terremoto di magnitudo 4: “Giusto per far capire, l’energia liberata da un terremoto di magnitudo 6, paragonabile a quelli registrati di recente in Italia centrale, è circa 1000 volte più forte di quella liberata dal terremoto registrato a Ischia”.
C’è poi l’abusivismo edilizio, sulla tematica, l’ingegner Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, pur considerando le peculiarità geologiche di un territorio dal sottosuolo “particolarmente fragile”, punta il dito contro un abusivismo colpevolmente tollerato, con delle denunce anche di Legambiente. “Ischia nel corso dei decenni è stata sottoposta a una sistematica speculazione edilizia: si è costruito anche là dove leggi e buon senso non lo avrebbero permesso e, in molti casi, lo si è fatto di fretta, utilizzando materiali e tecniche di scarsa qualità e senza prevedere alcun accorgimento antisismico”.