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Un caffè con il Maestro Salvatore Musumeci, presidente del MIS

«Se consideriamo che il Regno di Sicilia aveva i suoi territori nel continente, non possiamo negare che c’è stato e continua ad esserci un forte legame storico, in parte linguistico e di sangue».

Fagnano Castello (CS) scambio bandiera siciliana e delle Due Sicilie tra il sottoscritto e il Maestro Musumeci

Un caffè con il maestro Salvatore Musumeci, presidente del MIS

«Se consideriamo che il Regno di Sicilia aveva i suoi territori nel continente, non possiamo negare che c’è stato e continua ad esserci un forte legame storico, in parte linguistico e di sangue».

Ho avuto la fortuna di diventare amico di Salvatore Musumeci, grazie ai buoni uffici del professore Eduardo Spagnuolo, un’amicizia decennale la nostra, che è andata rinsaldandosi anno dopo anno,  nato a Santa Venerina (Ct) nel 1958, oltre agli studi Umanistici e Artistici, Maturità Classica, Maturità Magistrale, Diploma di Magistero Musicale, ha conseguito la Laurea in Scienze Politiche, prediligendo l’approfondimento delle materie storico-sociali.

Dirigente Scolastico dell’I.C. “F. De Roberto” di Zafferana Etnea (già dirigente dell’I.C. “Card. G. B. Dusmet” di Nicolosi e docente nella scuola dell’obbligo) svolge anche attività didattico-musicale – Maestro Direttore e Concertatore della “Royal Horchestra” (orchestra sinfonica); condirettore del corpo musicale intercomunale  (Mascali, Fiumefreddo di Sicilia, Santa Venerina) “Orchestra d’Armonia della Contea” – e pubblicistica.

Molte sue composizioni sono state incise, date alle stampe e utilizzate come commento musicale di cortometraggi culturali (documentari). Suoi saggi storici e sociologici sono stati pubblicati da diverse testate giornalistiche regionali e nazionali. Ha realizzato le monografie: Il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, L’Altra Sicilia, Bruxelles 2003; Tra Separatismo e Autonomia, Armando Siciliano Editore, Messina 2005; Voglia d’Indipendenza, Armenio Editore, Brolo (Me) 2012; Conoscere Santa Venerina, coautore Salvatore Raciti, edito dal Comune di Santa Venerina (Ct) 2016; Conoscere Nicolosi – Porta dell’Etna, Graphic & Print, Nicolosi 2020.

Cultore di Storia Contemporanea del Meridione e di Storia della Sicilia è stato allievo e collaboratore dello storico Mauro Canali, professore emerito dell’Università di Camerino (Mc) e membro del Comitato Scientifico di Rai Storia.

Dal 1998 al 2003, ha ricoperto la carica di Vice Presidente e di Presidente ff. del Consiglio Comunale di Santa Venerina. Impegnato politicamente, ha partecipato nel 1996 all’esperienza della “Federazione Noi Siciliani”, militando successivamente nell’Fns di cui è stato Vice Presidente Nazionale.

Eletto Consigliere Indipendentista (Fns) al Comune di Santa Venerina, nel 1998, ha ricoperto la carica di Vice Presidente e di Presidente ff. del Consiglio Comunale. In tale veste, interpretando la Legge Bassanini sulle Autonomie Locali, in data 30 marzo 1999 – 717° Anniversario del Vespro – ha proposto e sollecitato l’approvazione della Delibera Consiliare n. 25/99 per l’esposizione del vessillo giallo-rosso della Regione Siciliana sotto forma di bandiera, davanti alle sedi istituzionali del Comune. L’atto deliberativo, inviato al Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, on. Nicola Cristaldi, fu uno dei principali input che portarono alla stesura ed approvazione della Legge 4 gennaio 2000 n. 1: “Adozione della bandiera della Regione Siciliana”.

Dal giugno 2003 al gennaio 2007, è stato Vice Sindaco e Assessore alla Cultura, Sport, Turismo e Spettacolo, e ha ideato e promosso l’istituzione del Premio Internazionale di Giornalismo “Maria Grazia Cutuli”, ottenendo l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Leader del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia (fondato da Andrea Finocchiaro Aprile, nel 1943), nel 2004, insieme ad altri indipendentisti, ha rivitalizzato il Movimento riportandolo alla politica attiva e guadagnando presenze istituzionali (Consiglieri Comunali, Sindaci, Vice Sindaci ed Assessori) in diversi Comuni siciliani; assumendone la presidenza nazionale  nel 2008.

Dirigente Scolastico ff. del Circolo Didattico di Santa Venerina, nell’anno scolastico 2010/2011, ha promosso il corso – primo in assoluto dopo l’approvazione della L.R. n.9 del 31 maggio 2011, e precedendo persino la definizione degli indirizzi attuativi da parte dell’Assessorato regionale –, di aggiornamento e formazione per docenti di scuola primaria e secondaria di I grado “Conoscere per riconoscersi”, approccio tematico e metodologico per la “Promozione, valorizzazione ed insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole”.

Ha fatto parte del cast artistico-scientifico – insieme a Carlo Ruta, Stefania Limiti, Giuseppe Sciortino Giuliano, Fabio Delicato, Leonardo Epifaro, Antonino Terranova, Catalin Tutu – per la realizzazione del film documentario Il Padrino del Bandito Giuliano, con la regia di Ieva Lykos, prodotto da Carlo Fusco nel 2017.

D) Ai napolitani, quali parole per far intendere ai nostri elettori che la tua provenienza ideologica, non ha difficoltà ad unire questo tuo tragitto politico con il progetto di Due Sicilie? Quale è la tua visione di identità siciliana?

R) «Caro Fiore, abbiamo condiviso 150 anni di storia, regnante Casa Borbone, a tratti non idilliaca per noi Siciliani. Sicuro è che i Borbone di errori ne fecero tanti e il più grave fu quello, probabilmente condizionati dal Congresso di Vienna, di unire i due regni e ritirare la Costituzione siciliana del 1812. Comunque, nei confronti della Sicilia, sono stati meno vessatori dei Savoia.

Se oggi mi proponessero un ritorno geopolitico al 1860 e mi chiedessero di scegliere tra Casa Borbone e Casa Savoia, ferma restando la mia fede repubblicana, non esiterei un attimo e risponderei: “O Re!, ovvero la dinastia borbonica. Poi mi adopererei per rivedere, aggiustare ed evitare gli errori del passato. La Sicilia è il più antico regno del vecchio mondo ed è stata, con Federico II, una monarchia illuminata ante litteram; i territori del Sud Italia (geografico) costituivano la Sicilia continentale; alla corte palermitana si poetava ancor prima del “Dolce Stilnovo” toscano. Nei secoli successivi i musicisti siciliani hanno tracciato le linee caratterizzanti l’evoluzione dell’arte musicale europea (mi riferisco allo sviluppo della polifonia con Pietro Vinci e tanti altri musicisti operanti alla corte dei Moncada a Mazzarino;  alla “forma-sonata” di Domenico Scarlatti e alle opere del figlio Alessandro fino a giungere al più noto Vincenzo Bellini). Eppure, questi artisti sono stati censiti come italiani, ma non lo erano. Lo stesso vale per tutti gli artisti: pittori, scultori, stuccatori ecc., vedasi Antonello da Messina, i Gagini, il Serpotta… si potrebbe continuare per le lunghe!

La storia millenaria della Sicilia è storia certa e ciò ha contribuito all’evoluzione di una forte identità di popolo fatta di lingua, cultura e tradizioni, ma la damnatio memoriae  unitaria ha cancellato tutto, riducendoci a colonia arretrata e a cittadini di serie B. Ha proprio ragione il poeta bagherese Ignazio Buttitta: “Un populu mittitulu a catina, spugghiatulu, attuppatici a vucca, è ancora libiru … Un populu, diventa poviru e servu quannu ci arribbanu a lingua addutata di patri:

è persu pi sempri!”. Occorre lavorare per il recupero urgente dell’identità storico-linguistico-letteraria e, quindi, politica dei siciliani. Solo un’identità vigorosa può autodeterminarsi!».

D) La tua adesione con il MIS quando nasce e perché? Un percorso che rifaresti?

R) «Nei miei primi anni di docenza, entrando in classe lessi sulla lavagna una frase, scritta dall’insegnante di geografia, “La Sicilia è una regione a Statuto speciale”. Un alunno mi chiese: “Prof. che cosa è lo Statuto speciale?”. Cercai di dare una risposta dicendo che la Sicilia ha un suo parlamento, ma in effetti mi rendevo conto che non conoscevo i contenuti dello Statuto. All’insistenza del ragazzo, promisi di procurarmi una copia dello Statuto e di commentarlo in classe. In quell’epoca non c’era il web, quindi, mi recai alla Biblioteca Zelantea di Acireale e chiesi la fotocopia della Gazzetta Ufficiale contenete lo Statuto, che mi diedero subito. Cominciai a leggerlo per strada… appena 43 articoli e mentre leggevo le prerogative assegnate alla Sicilia, non riuscivo a capacitarmi sulla nostra arretratezza politico-economica. Interrogai subito un mio amico, l’avv. Stefano Massimino (oggi al mondo dei più), docente di Diritto Costituzionale e Regionale, ed egli mi spiegò che molti articoli, 36, 37 e 38 i più significativi dal punto di vista economico, erano (e lo sono ancora oggi) inapplicati poiché mancati delle norme attuative, ovvero del disposto autorizzativo/applicativo del governo centrale. Mi spiegò, inoltre, che lo Statuto di Autonomia Speciale, promulgato il 15 maggio 1946 da Umberto II di Savoia, era stato la soluzione per bloccare il separatismo, guidato da Andrea Finocchiaro Aprile leader del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, che all’indomani dello sbarco alleato del luglio 1943, chiedeva l’affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano e che, nel 1945, aveva avuto anche un’organizzazione paramilitare, l’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia (EVIS) guidato dal prof. Antonio Canepa. Apprendevo fatti storici di cui non vi era traccia sui manuali di storia dei licei. Compresi che lo Statuto Speciale aveva un’origine “pattizia” ed era scaturito da un accordo fra lo Stato Italiano e la Sicilia (in armi), formulato dalla Consulta Regionale Siciliana, costituita nel 1945, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell’isola; e che se fosse integralmente renderebbe la Sicilia un “quasi” Stato federato con l’Italia (infatti, trattasi di un ordinamento giuridico ben diverso e più rilevante, rispetto agli altri Statuti concessi alla Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia). La Consulta Regionale, il 23 dicembre approvò, finalmente, il testo elaborato dalla Commissione e lo trasmise alla Consulta Nazionale, competente a pronunciarsi nella forma e nel merito. In quella sede, Pietro Nenni, Leone Cattani, Luigi Gasparotto si mostrarono nettamente contrari al testo in esame e Luigi Einaudi arrivò a parlare della creazione di “uno Stato nello Stato”, cercando con ogni mezzo di eliminare l’art. 38 in quanto avrebbe potuto consentire alla Sicilia di “battere moneta”. Ma la minaccia separatista travolse le ultime resistenze costringendo ad abbreviare i tempi per l’approvazione. Nonostante l’opposizione di alcuni partiti, soprattutto delle sinistre, lo Statuto ottenne, il 7 maggio 1946, parere favorevole alla sua promulgazione con valore di testo costituzionale da coordinare con la futura nuova Costituzione italiana, monarchica o repubblicana, e il relativo decreto venne pubblicato sulla G. U. del Regno savoiardo, il 10 giugno 1946 n. 133-3.

Caro Fiore, pensa che lo Statuto Speciale prevedeva (e ancora continua a prevedere) un’Alta Corte per la Sicilia (artt. 24 e 25); essa venne costituita il 31 maggio 1948 e durante la sua attività (1948-56) sono state emesse ben 91 sentenze. L’Alta Corte ha assolto, dunque, egregiamente i compiti previsti  dallo Statuto, fino a quando è stato reso impossibile il suo ulteriore funzionamento per la mancata integrazione dei suoi componenti. A tal fine il 4 aprile 1957 avrebbe dovuto tenersi una riunione della Camera e del Senato, in seduta comune, per l’elezione d’un membro effettivo e di uno supplente. Sennonché, con un messaggio in data 3 aprile, l’allora Presidente della Repubblica on. Giovanni Gronchi consigliò un rinvio sine die della seduta. Successivamente la Corte Costituzionale, con propria sentenza n. 38 del 9 marzo 1957, giudicò la competenza dell’Alta Corte “travolta”, sostituendosi a essa in modo arbitrario. Ed ancora: l’art. 31 conferisce al Presidente della Regione la competenza di provvedere al mantenimento dell’ordine pubblico a mezzo della Polizia dello Stato, “la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal Governo Regionale”. Il Presidente della Regione può chiedere allo Stato l’impiego delle Forze Armate. Può, altresì, proporre con richiesta motivata al Governo Centrale la rimozione o il trasferimento fuori dall’Isola dei funzionari di Polizia.

Acquisivo, così, notizie storiche e nozioni giuridiche mai sentite!

La mia curiosità divenne tale, che iniziai a cercare libri che parlassero dell’argomento. Lessi tutto ciò che era stato pubblicato fino a quel momento: sia testi accademici che denigravano il Separatismo, sia “memorie” di persone che avevano vissuto e pagato sulla loro pelle l’impegno profuso per la “causa siciliana”, iniziai ricerche presso gli archivi storici, tanto da diventare studioso e cultore della materia, scrivendo nuovi testi sulla storia contemporanea della Sicilia, su Portella della Ginestra e Salvatore Giuliano; soprattutto m’innamorai della mia terra e, riscoprendomi orgogliosamente siciliano, mi sentii chiamato a far qualcosa per essa. Conobbi i figli e/o i familiari di tanti “attori” protagonisti del periodo separatista, ovvero degli “Anni della rabbia” come definiti dal giornalista e storico Sandro Attanasio. Scoprii che il MIS non era stato un movimento extraparlamentare, ma aveva eletto quattro deputati alla Costituente – Andrea Finocchiaro Aprile, Attilio Castrogiovanni, Concetto Gallo, Antonino Varvaro – e aveva ottenuto nove seggi nelle prime elezioni regionali, svoltesi il 20 aprile 1947. Addirittura, nel 1948, aveva partecipato alle prime elezioni nazionali e per evitare gli sbarramenti previsti dalla legge elettorale, Andrea Finocchiaro Aprile aveva stipulato un’alleanza strategica con la Sud Tirole Wolke Partei, presentando un unico contrassegno elettorale costituito dai simboli abbinati della Trinacria e dell’Edelweiss, con la denominazione “Unione Movimenti Federalisti”. Successe così che, grazie al Mis, il Partito Tirolese ottenne una rappresentanza parlamentare (3 deputati e 2 senatori). Infine, scoprii che il MIS malgrado la diaspora del 1951, non era scomparso, manteneva la Segreteria Generale a Catania con la presidenza di Rosario Fasanaro. Per meritoria opera di quest’ultimo il movimento storico ha continuato a testimoniare gli ideali indipendentisti, battendosi sempre per il riconoscimento dei diritti del popolo siciliano, derivanti dallo Statuto Speciale di Autonomia. Nel 1996 partecipai all’esperienza della “Federazione Noi Siciliani”, eleggemmo un deputato all’Ars, Antonino Scalici, che pesò subito di cambiare casacca!

Nel 1998, fui eletto Consigliere Indipendentista (Fns) al Comune di Santa Venerina, ricoprendo la carica di Vice Presidente e di Presidente del Consiglio Comunale. In tale veste, interpretando la Legge Bassanini sulle Autonomie Locali, in data 30 marzo 1999 – 717° Anniversario del Vespro – proposi e sollecitai l’approvazione della Delibera Consiliare n. 25/99 per l’esposizione del vessillo giallo-rosso della Regione Siciliana sotto forma di bandiera, davanti alle sedi istituzionali del Comune. L’atto deliberativo, inviato al Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, on. Nicola Cristaldi, fu uno dei principali input che portarono alla stesura ed approvazione della Legge 4 gennaio 2000 n. 1: “Adozione della bandiera della Regione Siciliana”.

Morto Fasanaro, nel 2004, un gruppo di indipendentisti, tra cui il sottoscritto, ha rivitalizzato il Movimento riportandolo alla politica attiva e guadagnando presenze istituzionali (Consiglieri Comunali, Sindaci, Vice Sindaci ed Assessori) in diversi Comuni siciliani. Nel 2009 ne ho assunto la presidenza. Abbiamo collaborato con il Presidente della Regione Raffaele Lombardo, sollecitando l’approvazione della legge n. 9/2011 “Norme sulla promozione, valorizzazione ed insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole” (ma la stragrande maggioranza delle scuole siciliane la disattendono).

Il Mis del terzo millennio è un movimento indipendentista, sicilianista e confederalista, democratico e trasversale alle principali ideologie universali non violente e non razziste; sostiene il processo pacifico di decolonizzazione culturale, economica e politica per condurre il  Popolo Siciliano alla piena percezione della millenaria dimensione nazionale della propria identità. S’adopera per il rispetto dell’inalienabile diritto di  autodeterminazione dei popoli, che porti all’esercizio diretto e pieno della sovranità dei Siciliani. In realtà, basterebbe che i Siciliani e/o i partiti fossero autonomisti, a prescindere dal loro credo ideologico. Mi chiedevi: rifaresti lo stesso percorso? Certamente si, anzi con maggiore coscienza e conoscenza!».

D) L’impatto con il mondo borbonico la ritieni una esperienza positiva o deludente?

R) «Occupandomi di ricerche storiche, ho subito compreso che i conti, dal punto storico, non tornavo. Iniziai ad interrogarmi sul risorgimento, sull’epopea garibaldina in Sicilia, sul brigantaggio … scoprii, così, una vasta letteratura storica, non allineata alla storiografia ufficiale ed etichettata come neoborbonica, opera di autorevoli ricercatori come Gennaro De Crescenzo, Francesco Maurizio Di Giovine, Edoardo Spagnuolo, Fulvio Izzo, Fiore Marro, ma anche di autori settentrionali: Lorenzo Del Boca, Gilberto Oneto … È stato un approccio positivo ed interessante, tanto da spingermi a partecipare ad alcuni seminari storico-commemorativi di Gaeta. Mi resi conto, purtroppo, che il cosiddetto mondo borbonico è una galassia tanto quanto il mondo indipendentista siciliano. Pochi i gruppi seri, nell’una e nell’altra, al servizio della “causa”. Nella maggioranza serpeggia, invece, il terribile demone dell’ascarismo che alimenta il divide et impera, tanto caro ed utile alle forze politiche dominanti. Ritengo necessari il dialogo e la convergenza tra i gruppi sani (borbonici ed indipendentisti) per dare vita ad una coalizione capace di dare voce alle istanze politiche dei popoli meridionali e insulari (Sicilia e Sardegna)».

D) I tuoi rapporti con Nello Musumeci?

R) «Con Nello Musumeci ci conosciamo da sempre, essendo ambedue catanesi! Tra di noi vi è una grande stima ed amicizia, che prescinde dalle posizioni politiche. Nello Musumeci è un politico di spessore; nel 2005, ha avuto un leggero afflato autonomista fondando Alleanza Siciliana, per poi tornare sulle sue posizioni unitariste. Musumeci, comunque, conosce bene lo Statuto Speciale della Sicilia, probabilmente, rimane condizionato dagli equilibri della politica romano-centrica. Al suo fianco ha, tra l’altro, l’avv. Gaetano Armao (Vicepresidente della Regione), che conosce bene la “causa siciliana” e la valenza dell’Autonomia speciale. Volendo, potrebbero fare di più!».

D) Il tuo progetto come siciliano cosa prevede la Macroregione, l’autonomia, l’indipendenza?

R) «L’indipendenza è il sogno mai sopito dei siciliani (quelli veri). Io credo, guardando anche alla recente esperienza catalana, che bisognerebbe ripensare l’assetto costituzionale italiano in chiave federale (ovvero, una Repubblica Federale) e vi sono tanti esempi anche in Europa; si potrebbero creare delle Regioni dotate di vera autonomia legislativa e con diritto di tribuna sia nel parlamento federale che in quello europeo. Si dovrebbe passare dall’unitarismo all’unionismo solidale, promuovendo il livellamento economico tra regioni del nord e regioni del sud. Non vedo altre strade, almeno per il momento. Certamente si potrebbe pensare alla confederazione degli Stati Duosiciliani, ma essendo ormai nel “sistema Italia” non è facile uscirne. Però, un serio ripensamento costituzionale non è una chimera! Certamente a proporlo dovrebbero essere forze politiche territoriali. Pertanto, risulta urgente dar vita ad una coalizione meridionalista ovvero duosiciliana».

D) Oggi il mondo meridionalista si sta affidando a uomini come Pino Aprile, che è espressione di chiara matrice progressista. Una tua idea in merito?

R) «Pino Aprile nelle prime dieci pagine del suo Terroni, nel 2010, scrive una serie di: “Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto … Io non credevo che … Io non pensavo …”, eppure, molti storici etichettati (per discredito) neoborbonici, tutti i suoi “non sapevo” li avevano documentati diversi decenni prima. Pino Aprile, in fondo, ha scoperto “l’acqua calda” Sic! Ha solo avuto la fortuna che i suoi volumi sono diventati bestseller, ma non ha dimostrato di aver appreso la lezione!».

D) Esiste una tua idea di cosa sono le Due Sicilie?

R) «Se consideriamo che il Regno di Sicilia aveva i suoi territori nel continente, non possiamo negare che c’è stato e continua ad esserci un forte legame storico, in parte linguistico e di sangue. Si tratta di popoli fratelli, con usi, costumi, religiosità e tradizioni per lo più uguali o molto simili. Insomma, ci comprendiamo al volo, anche senza parlare. Tutto ciò, probabilmente, avrà indotto Casa Borbone a denominare l’unione delle due corone: Regno delle Due Sicilie. I popoli del sud sono accoglienti, solari, capaci, furbi (e questo a volte diventa difetto), intelligenti. Allo stesso tempo, purtroppo, sono i peggiori nemici delle loro terre!».

D) Una tua congiunzione tra musica e identità?

R) «Avendo maturato competenze storiche, ma ancor prima quelle musicali, il connubio è stato semplice e naturale. Sono sempre stato attratto, sin da giovane, dalla cosiddetta musica popolare. Ho avuto il piacere di collaborare con l’antropologo Antonino Uccello, al recupero di nenie, canti di lotta, di lavoro e d’amore, della tradizione orale siciliana e di tramandarli alle nuove generazioni attraverso una piacevole attività musico-corale. Ho pubblicato: Era Sicilia, ‘A Nuvena di Natali, Cantiamo la nostra Terra e tanti altri lavori in forma di musical. Certamente l’identità culturale siciliana passa attraverso tutte le arti e, quindi, non può mancare la musica!».

D) Il futuro di Salvatore Musumeci, quali intenti, quali aspettative?

R) «Ti confesso che a volte vorrei mollare tutto, ma poi non riesco a farlo. Mi auguro di poter contribuire alla nascita di una grande coalizione politica pro Sicilia utile anche al sud. Tutto ciò può avvenire solo attraverso il dialogo con altre forze sane, ma molto spesso si perde tempo con il demone dell’ascarismo, di cui ho già parlato. E allora? Con un po’ di romantico sentimentalismo, guardando la bandiera siciliana e quella borbonica presenti nel mio studio, non abiurando al mio sentire repubblicano, ti saluto fraternamente: Forza e Onore, Viva ‘O Re!».