Un click di scienza/ Cronistoria dei virus, l’epatite B

A cura del Dott. Gianluca Serlenga

Aversa, pub chiamo il numero di marzo della rubrica “Un click di scienza” a cura del dott. Gianluca Serlenga e diretta dal Prof. Pasquale Vitale 

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Il virus dell’epatite B (HBV), detto anche particella di Dane, dal nome dello scopritore (Dane e coll, 1970), appartenente alla famiglia Hepadnaviridae è un virus che presenta un genoma a DNA a doppio filamento circolare. Ancora oggi è uno dei virus più infettivi che ci sono al mondo, la cui trasmissione avviene attraverso l’esposizione a sangue infetto o a fluidi corporei come sperma e liquidi vaginali.

La replicazione del virus avviene di solito nel fegato dove viene diffuso dal sangue della persone infetta, le cui proteine possono essere trovate tramite anticorpi specifici per identificare l’infezione.

La peculiarità di questo virus anche se è in grado di sopravvivere fino a 7 giorni nell’ambiente, non può essere trasmesso attraverso il contatto casuale delle mani, la condivisione di posate o bicchieri, l’allattamento, tosse o starnuti.

Figura 1 Struttura virus Epatite B (http://it.123rf.com)

L’infezione acuta da virus dell’epatite B provoca un’epatite virale acuta, si presenta inizialmente con segni e molteplici sintomi, come:

1) perdita di appetito

2) nausea,

3) vomito,

4) dolori muscolari,

5) febbre lieve

6) urine scure,

dopo lo sviluppo dell’ ittero (colorazione giallastra della cute), questi sintomi durano in genere alcune settimane per poi, nella maggior parte delle persone colpite, migliorare gradualmente. Alcuni pazienti possono, invece, sviluppare una forma più grave di epatite che può portare ad una insufficienza epatica fulminante con il conseguente rischio di decesso. Tuttavia, l’infezione può essere del tutto asintomatica e non essere individuata.

Possiamo definirla in 4 fasi:

1. Completa guarigione con l’immunizzazione dall’infezione (circa il 90% dei casi)
2. Epatite fulminante con mortalità del 90%; può richiedere il trapianto di fegato
3. Infezione cronica (5-10% dei casi), ossia persistenza del virus nell’organismo con danno epatico; in questo caso la malattia ha un andamento cronico e può compromettere la funzionalità epatica nel giro di 10-30 anni con l’eventuale insorgenza di cirrosi epatica o di carcinoma epatocellulare primitivo (di solito dopo che è già presente la cirrosi)
4. Stato di portatore inattivo: il virus persiste nel fegato ma non provoca danno epatico; può rimanere in questo stato anche tutta la vita, senza arrecare danni nemmeno a lungo termine.

È anche poco contagioso per gli altri.

Ulteriormente l’epatite B può essere trasmessa dalla madre infetta al neonato, evento possibile per varie cause (alla nascita, dalla madre infetta anche se asintomatica; per contatto con tagli o ferite aperte di adulti o altri bambini infetti, ecc.), lo sviluppo di condizioni croniche avviene con una frequenza variabile tra l’80 e il 90% dei casi (in caso di infezione nel primo anno di vita) e nel 50-60% (nel caso di infezione prima dei 6 anni).

Figura 2 Sezioni del fegato viste al microscopio prima e dopo.

Il vaccino antiepatite B è considerato sicuro e dal 1991, in Italia, è obbligatorio per tutti i nuovi nati.

Gli effetti collaterali, come per gli altri vaccini, sono rari e particolarmente blandi (arrossamento della pelle nel punto dell’iniezione, febbre leggera di breve durata); nonostante molteplici studi, non sono mai stati riscontarti ulteriori episodi.

Archivio dei numeri pubblicati fin ora 

Un click di scienza/ La cronistoria dei virus: la legionella

 

 

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