VIAGGIO NELLE CARCERI ITALIANE | Tra carenze di personale, suicidi e sovraffollamento

Viaggio all’interno delle carceri italiane. Un compendio che mette a nudo la verità del sistema carcerario italiano. Tra carenze di personale, sovraffollamenti e suicidi di detenuti e di personale della Polizia Penitenziaria, tra cui, purtroppo, secondo statistiche, mediamente ogni anno si suicidano sette poliziotti penitenziari.

LA SITUAZIONE DELLE CARCERI ITALIANE

In Italia, l’esecuzione penale è organizzata secondo i principi stabiliti dall’art. 27 della Costituzione:

La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte.

Tutta la normativa discendente dall’art. 27 della Costituzione è contenuta nell’Ordinamento Penitenziario, Legge n. 354 del 1975 e successive modifiche ed integrazioni.

Essenzialmente le carceri in Italia sono suddivise in Case Circondariali (Istituti di custodia cautelare), per i detenuti in attesa di giudizio, e Case di Reclusione (Istituti per l’esecuzione delle pene), per i detenuti condannati definitivamente.

A queste due tipologie vanno aggiunte le Case di Lavoro e le Colonie Agricole (Istituti per l’esecuzione delle misure di sicurezza) dove vengono rinchiusi gli internati sottoposti, appunto, ad una misura di sicurezza. Esiste, poi, un ulteriore circuito penitenziario per il regime 41 bis al quale sono sottoposti i detenuti per reati di mafia, di terrorismo o comunque di riconosciuto allarme sociale. Per questo regime, sono state istituite 11 sezioni ad altissima sorveglianza all’interno di altrettanti istituti penitenziari.

Della custodia, della sorveglianza e delle traduzioni dei detenuti in regime di 41 bis si occupa il personale del Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria.

CARCERI ITALIANE: IL PROBLEMA DEL SOVRAFFOLLAMENTO

Il più grave problema dell’esecuzione penale italiana è, senza ombra di dubbio, il sovraffollamento. Nelle carceri italiane sono rinchiusi più di diecimila detenuti oltre la capienza regolamentare. Eppure, negli ultimi cinquantanni, sono stati adottati più di trenta provvedimenti di clemenza (amnistia e/o indulto). Gli ultimi due provvedimenti (indulto) risalgono al 2006 (uscirono più di venticinquemila detenuti) e al 2013 (ne uscirono altri diecimila).

A marzo 2019, su 46.904 posti disponibili nei 191 istituti di pena, erano presenti 60.512 detenuti, ossia 13.608 in più rispetto alla capienza regolamentare, con un sovraffollamento del 129 per cento. Tuttavia, il sovraffollamento degli istituti penitenziari non è omogeneo su tutto il territorio nazionale. Al momento la regione più affollata è la Puglia, con un tasso del 161%, seguita dalla Lombardia con il 137%. Se poi si guarda ai singoli istituti, in molti (Taranto, Brescia, Como) è stata raggiunta o superata la soglia del 200%.

CARCERI ITALIANE: LA CARENZA DI PERSONALE

Oltretutto, ad una situazione del genere si aggiunge un altro grave problema: la carenza di personale di polizia e degli altri ruoli dell’amministrazione penitenziaria. La Polizia Penitenziaria, nel 2016, ha subito un taglio lineare del proprio organico da 45000 a 41000 unità. Ciò nondimeno, il personale di polizia attualmente in servizio è inferiore di cinquemila uomini anche rispetto al nuovo organico previsto (36000 su 41000). Lo stesso dicasi per il personale dei ruoli socio-pedagogici, dei ruoli amministrativi e di tutti gli altri profili dell’amministrazione penitenziaria. Per non parlare, poi, del personale medico e paramedico. Negli istituti c’è in media un educatore ogni 80 detenuti ed un agente di polizia penitenziaria ogni 1,8 detenuti. Ma in alcune realtà si arriva a 3,8 detenuti per ogni agente (Reggio Calabria) o a 206 detenuti per ogni educatore (Taranto).

Indubbiamente, una situazione del genere non aiuta a mantenere tranquilla la situazione delle carceri in Italia. Il contesto stressogeno che già contraddistingue la condizione carceraria, viene amplificato dalla condizione di sovraffollamento esistente in quasi tutte le prigioni in Italia.

CARCERI IN ITALIA: I SUICIDI

In questa drammatico stato di cose, si inserisce un altro tragico fenomeno: quello dei suicidi. Nelle carceri in Italia avvengono, purtroppo, una media di quattro/cinque suicidi al mese. Senza tener conto di quelli sventati dalla Polizia Penitenziaria quando riesce ad intervenire in tempo.

Nel 2018 ci sono stati 64 casi di suicidio, in crescita rispetto all’anno precedente, quando erano stati 50, e sono stati quasi mille i tentativi di suicidio sventati dai poliziotti, cioè, per ogni suicidio messo in atto, ce ne sono almeno 25 tentati. Dal 2000 a oggi, i suicidi nelle prigioni italiane sono stati più di mille, mentre i morti in totale sono stati quasi tremila.

Purtroppo, i suicidi avvengono anche tra il personale che lavora in carcere. Negli ultimi mesi, cinque poliziotti e un dirigente penitenziario. Nella Polizia Penitenziaria, in particolare, il fenomeno dei suicidi fa registrare percentuali preoccupanti: nella società civile 0,06 ogni mille abitanti, nelle forze dell’ordine 0,10 ogni mille poliziotti, nella polizia penitenziaria 0,13 ogni mille poliziotti penitenziari. Purtroppo, mediamente ogni anno si suicidano sette poliziotti penitenziari.