Anche per il nostro Popolo giustizia e ricordo per il Giorno della Memoria.

Anche per il nostro Popolo giustizia e ricordo per il Giorno della Memoria.

Di Fiore Marro

Caserta 29 gennaio 2019

Ci sono sempre delle polemiche aspre, talvolta frondiste, che spingono il popolo duosiciliano a alzare la voce in questi giorni del “Ricordo”, più che una voce un lamento antico, perché in questi giorni cade la giornata del massacro degli ebrei da parte dei nazisti, pagina vergognosa della storia dell’essere umano, sia chiaro il concetto per tutti noi, ma la protesta vibrante dei “borbonici” è dettata dal fatto che ancora prima di tutto ciò, proprio agli italiani del sud accade per mano dei “fratelli” del nord un’onta simile, subito dopo la fine della guerra tra i savoia e i Borbone di Napoli, con tanto di campi di concentramento, deportazioni, violenze inaudite, e quindi da lì la protesta napoletana che chiede giustizia per quei fatti e se non proprio giustizia almeno il riconoscimento dei fatti accaduti e della violenza subita.

Tra l’altro quando qualcuno di noi prova a reclamare tutto questo, accade ciò che riporta Ferdinando Russo, giornalista del Mattino, quando ci racconta che spesso dovette difendersi nei tribunali per accusa di vilipendio delle istituzioni, perché i suoi personaggi criticavano il nuovo stato italiano e reclamavano giustizia. Era un uomo coraggioso, contro corrente, un po’ come noi che cerchiamo di farlo qui oggi.

E’ giusto dar voce in ogni occasione possibile al Soldato di Gaeta, per ricordarci chi siamo e come eravamo, così come è giusto che le bandiere gigliate sventolino a imperitura memoria sui luoghi della nostra resistenza, a Gaeta, a Civitella, a Capua, a Messina, a Fenestrelle. E’ nostro compito ridare voce a Don Ugo Catalano, all’Alfiere Pino Lancia, al soldato Marturano che vaga ancora tra i ruderi della Cittadella di Messina, al sergente De Federicis prigioniero nelle carceri di Fenestrelle, al colonnello Campanelli che resiste ancora a Capua e ai tanti, molti, dimenticati piccoli grandi eroi della resistenza borbonica.

Mi sono chiesto spesso, riguardo al soldato di Gaeta, Michele Migliaccio, che cosa sarebbe stato di lui se non fosse rimasto offeso a un braccio? Quasi sicuramente avrebbe continuato la resistenza come molti nelle nostre terre hanno fatto. Sarebbe diventato uno di quelli che il risorgimento ha bollato col marchio del briganti.

Proprio per questo vi invito a fare una considerazione sull’importanza delle parole che scegliamo quando parliamo dei nostri eroi. Brigante è una parola che ci viene appioppata in senso dispregiativo per descrivere la nostra causa come illegale, sbagliata, violenta, pericolosa. Secondo voi soldati come il Sergente Romano o Cosimo Giordano, sentendosi chiamare da noi briganti, cosa devono pensare? Secondo voi i movimenti indipendentisti irlandesi vengono chiamati terroristi dai loro simpatizzanti? Sarebbe un controsenso.

Per questo vorrei invitare tutti, in nome del ricordo di chi eravamo e in nome del ricordo di chi ha lottato per difendere il nostro mondo, di smettere di usare nomi impostici dai savoiardi o dal governo italiano per queste persone che sono stati eroi e patrioti, ma sicuramente non criminali. Per questo anche noi e non certo per invadere spazi altrui o mettersi in concorrenza con altri popoli massacrati, reclamiamo la nostra giornata del Martirio dei Popoli delle Due Sicilie.

Quando avverrà tutto questa sarà comunque sempre troppo tardi.

Forza e onore.

Due Sicilie vivat!