” Affettività e carcere: un binomino (im) possibile?”, lezione itinerante presso il carcere femminile di Pozzuoli

I relatori dell’incontro sono: Filomena Capasso, Magistrato di sorveglianza del Tribunale di S. Maria C. V. ; Gaetano Eboli, Magistrato di sorveglianza del Tribunale di Napoli, Camillo Irace, Avvocato del Foro di S. Maria C. V., Francesco Rubino, Professore di Diritto Costituzionale dell’Università di Porto Alegre (Brasile) e Amalia De Simone, giornalista del Corriere della Sera. Lo “sfondo” fotografico sul tema è affidato a Giovanni Izzo. Introduce i lavori la dottoressa Carlotta Giaquinto, direttrice del Carcere.

Nella mattinata di martedì 21 maggio 2019, presso la Casa Circondariale di POZZUOLI, alle ore 11.00, si terrà la lezione “itinerante” sul tema:”Affettività e carcere: un binomino (im) possibile?”, prevista nell’ambito dello Stage di Diritto penitenziario e Giurisdizione di sorveglianza (prof. Mariano Menna) del Dipartimento di Giurisprudenza della Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, coorganizzato con il Garante delle persone private della libertà personale della Regione Campania e con il patrocinio della Rivista on line Giurisprudenza penale.

I relatori dell’incontro sono: Filomena Capasso, Magistrato di sorveglianza del Tribunale di S. Maria C. V. ; Gaetano Eboli, Magistrato di sorveglianza del Tribunale di Napoli, Camillo Irace, Avvocato del Foro di S. Maria C. V., Francesco Rubino, Professore di Diritto Costituzionale dell’Università di Porto Alegre (Brasile) e Amalia De Simone, giornalista del Corriere della Sera. Lo “sfondo” fotografico sul tema è affidato a Giovanni Izzo. Introduce i lavori la dottoressa Carlotta Giaquinto, direttrice del Carcere.

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Il Garante Samuele Ciambriello ha dichiarato: «Questo evento è funzionale anche per presentare il volume monotematico “Affettività e carcere: un binomino (im) possibile?, edito dalla rivista giuridica online Giurisprudenza Penale con il patrocinio di Antigone, in cui vengono trattati tutti gli aspetti del “problema” che lo Statuto Costituzionale dell’esecuzione penitenziaria, ha ben espresso dalle norme di cui agli artt. 2, 3, 25, 27, co. 3 Cost.: esso impone che al centro del rapporto detenuto-Stato si collochi l’individuo. Non solo. Che la dimensione affettiva sia parte integrante del rispetto della dignità della persona detenuta è inoltre evidenziato anche dallo stesso ordinamento penitenziario, il quale, in numerose disposizioni, richiama la centralità della sfera affettiva del detenuto e chiarisce come il mantenimento dei rapporti con la famiglia all’esterno possa rappresentare un elemento positivo di valutazione all’interno del percorso trattamentale: i legami familiari, infatti, sono un parametro su cui modellare il processo di individualizzazione (a prescindere, peraltro, da ogni valutazione di tipo premiale). Dunque “dignità e persona coincidono: eliminare o comprimere la dignità di un soggetto significa togliere o attenuare la sua qualità di persona. Ciò non è consentito a nessuno e per nessun motivo.

Rivolgo i miei complimenti alla Responsabile del progetto “Guardami Oltre” Mena Minafra e all’avv. Veronica Manca per l’ idea di presentare il volume in altre strutture penitenziarie della Regione Campania come Poggioreale, Secondigliano e S. Maria C. V.

Il prof. Mariano Menna, Professore di Diritto processuale penale e titolare dello Stage, ha ribadito:Tradizionalmente relegata a un ruolo marginale nella dinamica della giustizia penale, la fase dell’esecuzione sembra assumere oggi un rilievo decisivo, rappresentando una prospettiva privilegiata da cui osservare il fenomeno dell’accertamento penale nel suo complesso. Il senso della pena, le alternative alla detenzione, il rispetto dei diritti delle persone recluse: tutte questioni che sono al centro di un vivace dibattito, il quale impone un attento studio dei profili giuridici in senso stretto per adeguatamente apprezzare l’interesse di vasti settori dell’opinione pubblica per questa materia, considerata la delicatezza e l’antinomia dei valori in gioco. Queste lezioni itineranti, dunque, “servono” affinchè vi possa essere una interazione “concreta” tra “diversamente liberi” dei vari Istituti penitenziari coinvolti nel progetto e gli studenti che hanno interesse a conoscere la “reale” portata del diritto penitenziario e della giurisdizione di sorveglianza. Le attività collaterali allo Stage, curate dalla dottoressa Mena Minafra, si concluderanno il 23 maggio con uno spettacolo teatrale nel carcere di Aversa che vedrà protagonisti 16 detenuti.