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Aversa/ Gli studenti del liceo “D. Cirillo” celebrano la giornata mondiale della filosofia

La giornata mondiale della filosofia, indetta dall’UNESCO,risale al 2002 ed è celebrata ogni anno il terzo giovedì del mese di novembre, con lo scopo di evidenziare l’importanza di questa disciplina per la formazione dei giovani, perché incoraggia lo sviluppo di un pensiero critico ed indipendente, contribuisce a una migliore comprensione del mondo, richiama valori quali libertà, eguaglianza, democrazia, pace.

Per celebrare questa giornata, gli allievi della III E del liceo classico “Domenico Cirillo” di Aversa (DS Luigi Izzo) hanno redatto un testo sulle origini della filosofia, perché ritornare all’antico significa riscoprire le ragioni che rendono il pensiero filosofico patrimonio dell’umanità.

“Nell’immaginario collettivo il filosofo appare un individuo atarassico (sereno, pacato), brillante nelle sue risposte, equilibrato, capace di resistere al cattivo gioco della sorte. Quest’immagine, forse, non è del tutto lontana dal vero, se consideriamo che chi filosofa è ,come la natura dell’ Eros del Simposio di Platone, a metà strada tra l’ignoranza che è la molla di ogni meraviglia e la saggezza che rende saldi “come torre che non crolla”.

Il termine filosofia deriva dal greco philìa “amore” e sophìa “sapienza”, ossia “amore per il sapere”, ma ad attirare la nostra attenzione è stato il termine“amore” su cui abbiamo azzardato qualche suggestiva paraetimologia. Ci piace pensare che “amore” possa significare “andare contro la morte”, da α privativo + mors, mortis (morte) o “andare contro le abitudini” da da α + mos, moris (abitudine). Filosofare, dunque, significa mettersi sulla strada della conoscenza, rinascendo a nuova vita e andando contro, come faceva Socrate, le abitudini precostituite. In verità, la parola amore deriva dal greco “mao” da cui il latino “amor” e significa desiderare. Il prof. G. Girgenti suggerisce, inoltre, che in greco “eros” può essere collegato eroe, a orasis (visione) e a rome (forza)

Dal IX al V sec. a.C. nessun autore, secondo le fonti, si definisce tecnicamente filosofo, è soltanto con Platone, nel IV sec., che si definisce l’ambito preciso della filosofia. Nel dialogo La Repubblica, afferma che la filosofia è la ricerca della verità, ovvero ciò che riamane stabile (i filosofi sono coloro che amano contemplare la verita-toús tés philotheamonas alethés). Questa disciplina è frutto del pensiero occidentale, anche se si può ammettere come possibile o anche verosimile che il popolo greco abbia desunto dai popoli orientali (negato da Diogene Laerzio), con i quali intratteneva da secoli rapporti e scambi commerciali, nozioni e ritrovati che quei popoli conservavano nella loro tradizione religiosa o avevano scoperto per le necessità della vita. Ma ciò non toglie che la filosofia, e in generale la ricerca scientifica, presso i Greci si manifesta con caratteri originali, che ne fanno un fenomeno unico nel mondo antico e l’antecedente storico della civiltà occidentale di cui essa costituisce ancora una delle componenti fondamentali. Ogni uomo, secondo i greci, può filosofare perché ogni uomo è un animale ragionevole in grado di cercare in modo autonomo la verità.

Aristotele, poi, nel libro primo della Metafisica, piega il pensiero dei pensatori arcaici (come li definisce Umberto Curi nel suo manuale “Il coraggio del pensare”, Loescher 2018) alla sua idea di sapienza come conoscenza delle cause (aitíai) e dei principi primi (archái). In questo senso, Aristotele allude agli arcaici con il termine “fisici”, intendendo gli esploratori della natura in senso fisico, nonostante il termine physis rinvii anche al verbo phyomai con cui si indica, più generalmente, un processo di generazione (per cui gli arcaici si sarebbero interrogati sul processo di generazione di tutte le cose).

Il filosofo di Stagira individua l’origine della filosofia in Talete (VII-VI sec a.C.) che, per primo, si è occupato del problema dell’origine del mondo. Tuttavia, nel testo “La filosofia non nasce con Talete e nemmeno con Socrate” (2015) Livio Rossetti ci invita a riesaminare il luogo comune, precedentemente citato, secondo cui la storia della filosofia comincerebbe con Talete e troverebbe la sua massima espressione in Socrate, poiché Talete non era consapevole di star filosofando, il suo fine ultimo era quello di soddisfare dubbi scientifici.

A partire da Hegel e poi con Zeller ha avuto poi origine l’espressione «filosofia presocratica», che è stata canonizzata da Diels-Kranz nel 1903. È evidente, però, che l’impiego del termine «presocratico» assume implicitamente una posizione (quella di Socrate) come canone di interpretazione privilegiato, in rapporto alla quale vengono definite e valutate le posizioni di altri autori, quando in realtà Socrate stesso non ha lasciato nulla di scritto. In generale, l’uso del «pre-» o del «post-» sposta oggettivamente il centro di gravità dagli autori che si vorrebbero analizzare verso un autore assunto come superiore rispetto agli altri; sarebbe possibile definire (per la presenza effettiva degli scritti platonici) i pensatori arcaici come “preplatonici”, ma, anche quest’espressione introdotta da Nietzsche finisce con l’interpretare in chiave platonica l’altrui pensiero.

Per questo motivo, la ricerca intellettuale di questo periodo è più giustamente descritta da Umberto Curi mediante l’ espressione «pensiero arcaico», che cancella insieme un sostantivo (filosofia) e un aggettivo (presocratica) entrambi portatori di equivoci.

Di tutti i testi scritti, in versi o in prosa, fra il VII e il V secolo a.C. non ci è rimasto altro che un numero di frammenti (fonti dirette) estremamente esiguo rispetto a quello che, presumibilmente, doveva essere il materiale originario.

Diventa allora inevitabile attingere ad altre fonti che raccontano, in forme più o meno estese e attendibili, la vita, le opere e il pensiero degli autori arcaici (fonti indirette). Secondo una terminologia ormai consolidata, parte di queste ultime fonti corrisponde alla cosiddetta letteratura dossografica, che offre un resoconto delle dòxai dei primi pensatori greci. Furono molti i dossografi che si occuparono di compilare opere in cui descrivere il pensiero degli arcaici, tra questi, è necessario citare Teofrasto (371-287 a.C. circa), autore di “Opinioni dei fisici” e Diogene Laerzio (180-240 d.C. circa), autore di “Vita e opinioni dei filosofi”. La finalità perseguita dai dossografi è quella di riferire, in maniera quanto più possibile obiettiva, il pensiero dei loro predecessori, tuttavia, si può facilmente notare di come Teofrasto sia stato, a sua volta, fortemente influenzato dal pensiero del maestro Aristotele, che ci ricorda come la filosofia, tra tutte le scienze, sia la più nobile, perché non  asservita a niente e a nessuno”

III E, Liceo Classico “Domenico Cirillo”, Aversa

Fonti:

Aristotele, Metafisica, a cura di Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2000

Platone, La Repubblica, a cura di G. Lozza, Mondadori, Milano 2018

Letteratura secondaria:

Abbagnano-G. Fornero, Con-filosofare, Paravia, Milano 2016

U.Curi, Il coraggio di pensare, Loescher editore, Torino 2019

Giraldi, Storia della filosofia vol. 1, Trevisini . Milano 1984

Moravia, Filosofia, storia e testi, Monnier, Mondadori Milano 1985

Rossetti, La filosofia non nasce con Talete e nemmeno con Socrate, Diogene Bologna 2015

             Mattia Preti, Platone e Diogene