La Fondazione Mario Diana, in relazione alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto il proprio Presidente e Vice Presidente, conferma piena fiducia nella Magistratura e nel corso della giustizia ed esprime solidarietà e vicinanza alle famiglie di Antonio e Nicola Diana.
La Fondazione confida nel celere accertamento della verità e conferma il proprio impegno nel sostenere e proseguire le attività e le iniziative programmate nell’ambito della formazione dei giovani e della sostenibilità e tutela ambientale a beneficio della comunità in cui opera.
Ringraziamo enti, associazioni e persone semplici che, attraverso i loro messaggi e la loro vicinanza, hanno espresso fiducia e stima nell’operato della Fondazione.
Assieme a loro vogliamo continuare ad essere un segno di speranza per il nostro territorio.
Fondazione Mario Diana onlus
Questa la risposta della Fondazione Mario Diana Onlus della quale nella giornata di ieri , 15 gennaio 2019, sono stati arrestati tre componenti, ovvero il Presidente e il VIce Presidente, Armando Diana di 77 anni, , e i nipoti Antonio e Nicola Diana, fratelli gemelli, ,parenti di Mario Diana, ucciso dalla camorra nel 1985 a Caserta.
Si tratta di un gruppo di imprenditori che erano diventati simbolo dell’anticamorra fino a diventare una Onlus.
L’accusa con cui sono stati arrestati parla di un “patto criminale” tra il clan dei Casalesi e questo gruppo di imprenditori che erano diventati simbolo dell’anticamorra fino a fondare una Onlus.In suo ricordo, nel 2013 avevano dato vita a una Fondazione impegnata nella promozione della sostenibilita’ e a favore delle classi deboli e degli studenti disagiati.
L ‘accusa parte da intercettazioni della questura di Caserta, su delega della Dda di Napoli. Sono accusati di concorso esterno in associazione mafiosa e sono attualmente ai domiciliari. I tre sono noti imprenditori del casertano che attualmente operano nell’ambito del riciclaggio di plastiche. Non sono considerati organici alla fazione Zagaria del clan dei Casalesi ma “collusi” e “compiacenti” rispetto alle attivita’ del clan, sostiene la procura di Napoli.
I Diana avrebbero versato al clan una somma di denaro ma, sostengono gli inquirenti, non perche’ vittime di estorsione quanto piuttosto per ricevere protezioni e assicurazioni dal clan. Inoltre, avrebbero svolto alcune attivita’ come il cambio assegni sempre in accordo con i Casalesi.