CARDITELLO: IL FUTURO È GIÀ PRESENTE
I recenti eventi che hanno visto la formalizzazione degli interessi dello Stato per Carditello lasciano ben sperare, nonostante i molti dubbi emersi nel durevole silenzio delle Istituzioni che hanno sottoscritto l’Accordo di Valorizzazione del 3 agosto.
Ancora nulla si conosce della costituenda Fondazione, né è stato presentato “il piano strategico di sviluppo turistico-culturale e di valorizzazione, anche paesaggistica” del Real Sito. Toccano a MIBACT, Comune di s. Tammaro, Regione Campania e Prefettura di Caserta le prime mosse, che, mi auguro, saranno fatte quanto prima. Nel frattempo procedono i lavori di restauro della struttura settecentesca.
È giusto, intanto, richiamare alcuni temi che hanno ispirato le lotte di moltissime persone w Associazioni perché Carditello divenisse un Bene Pubblico.
Intanto il significato di Bene Pubblico per Carditello è strettamente connesso a quello di Patrimonio Culturale, cioè all’insieme di valori di diversa tipologia presenti, occorre ricordarlo, nel Real Sito. Sono evidenti già nel solo fabbricato valori estetici come la bellezza e l’armonia; innegabili sono i valori di carattere storico, da intendersi non fissi nel passato, ma giunti fino a noi in una continuità più o meno ininterrotta; decisamente rilevanti sono i valori legati al sociale che contribuiscono a fornire identità ai luoghi, soprattutto per quanti hanno avuto rapporti con Carditello nella sua lunga storia; ai nostri giorni il Sito Reale assume, inoltre, un valore altamente simbolico, data la vicinanza delle note discariche. Per molti Carditello costituisce anche un valore spirituale che assume forme diverse secondo le esigenze di gruppi e persone; infine, proprio per le battaglie civili sostenute, esso prende un valore simbolico che travalica il territorio casertano.
Faccio notare che i valori appena elencati non esprimono una componente economica, ma intorno ad essi si sono aggregate mille e mille voci, che legittimano la necessità di ridare vita a Carditello; l’aggregazione che si è avuta chiede per quello spazio, ormai pubblico una rifunzionalizzazione che non sia solo fisica o semplicemente architettonica: quello spazio è stato riscoperto con studi e ricerche, mediante iniziative autorizzate dal Tribunale negli spazi interni. È stato reso noto on line al mondo intero, unendo migliaia di persone.
Per tutto questo è necessario che abbia nuova vita, che racconti la sua esistenza in modo completo e sia ai nostri giorni anche segnale al malaffare e alla speculazione.
Carditello non può che segnare un percorso collettivo, punta di diamante per la trasformazione del territorio, ad indicare la grandezza del passato e l’occasione di rilancio per una terra martoriata. Ciò è possibile anche grazie alle capacità mostrate da gruppi e singoli e alle tecnologie dei nostri giorni. Si può, addirittura, produrre innovazione eliminando anche la marginalità oggettiva della collocazione territoriale. Le aperture al pubblico hanno dimostrato che si può capovolgere la pessima considerazione che di Carditello si ha per lo stoccaggio di ecoballe nelle immediate vicinanze, e dunque da abbandonare definitivamente per la pluralità dei cittadini, insieme, purtroppo, alla cultura che promana. All’inverso si può incentivare il flusso dei visitatori, l’apporto di idee, la costituzione di rapporti con Università, Associazioni, Enti, Istituti di ricerca ecc. alla luce, però, della responsabilità sociale, vero fattore innovativo.
Ecco il motivo per cui la “Fondazione per Carditello” deve essere una casa di vetro, uno spazio fruibile multifunzionale per visite guidate, laboratori di ricerca, presenza di aziende che costituiscono marchi per il territorio, un luogo finalizzato a incontri, creazione e sviluppo di progetti, aperto al territorio e alle sue vocazioni, addirittura erogatore di servizi, disponibile ad ospitare eventi. Carditello potrebbe essere un contenitore dalle potenzialità straordinarie.
In questo modo la comunità da utente disinteressato può divenire proprietario cosciente, partner attivo di iniziative e progettualità, che difenda i valori fondanti del luogo allo scopo di evitare logiche commerciali, in modo da sentirsi, la comunità, destinataria e non consumatrice dei progetti.
In tempi in cui sono scarsi se non nulli i fondi pubblici occorre risvegliare la capacità di collaborazione e non di competizione, trasformando, soprattutto per i giovani, il lavoro volontario che molti prestano in attività regolarmente retribuita.
Occorre evitare da subito la musealizzazione come tutela del Real Sito in quanto, quasi sempre, spersonalizza i luoghi, omologandoli in negativo. Carditello deve riappropriarsi della sua identità, e, tanto per cominciare, i suoi arredi devono riprendere vita nelle sale per cui furono prodotti. Deve riprendersi una quotidianità interrotta da lungo tempo con la presenza di laboratori d’arte e artigianato in grado di tramandare i saperi che il Territorio detiene da secoli.
Ben vengano, dunque tutte le iniziative che tendono a ricostruire l’identità del luogo, va bene anche ripristinare, ad esempio, il Museo della civiltà contadina. Ben vengano fantasia e immaginazione, che, coniugate alla bellezza dei luoghi, sono il vero capitale costituito da natura e paesaggio.
Curino le Istituzioni a non calare dall’alto progetti messi in campo solo per spendere denaro: si faccia attenzione ai bisogni della comunità, in modo che ogni iniziativa lieviti all’interno di essa.
Altrimenti Carditello sarà solo un nuovo carrozzone destinato a perire ignobilmente.
Aniello D’Iorio