Di Tommaso Lella
CASERTA – Colpo di scena nel processo per l’omicidio di Marco Mongillo, il pizzaiolo che morì per un ‘gioco’ il 6 Luglio 2016.
La Corte D’Appello trasforma la sentenza emessa nel processo di primo grado. Non si tratta di omicidio volontario ma di omicidio colposo.
Riportiamo cosa successe quel giorno:
La mattina del 6 Luglio 2016 Marco Mongillo si trovava, in compagnia di alcuni amici oltre che del fratello, a casa dei Zampella, nel Rione Santa Rosalia. E’ proprio qui che Marco perse la vita. Un colpo alla testa fu fatale per il giovanissimo pizzaiolo casertano. A colpirlo fu Antonio Zampella, che come dichiarò all’epoca, stava mostrando l’arma al Mongillo, e che non era sua intenzione uccidere l’amico.
Accusato di Omicidio Volontario, la sentenza emessa il 31 Marzo 2o17, al processo di primo grado, il Zampella fu condannato alla reclusione di 19 anni e 8 mesi. Ricorso immediato in Corte D’Appello da parte del collegio difensivo.
E’ proprio la Corte D’Appello a ribaltare la sentenza emessa in primo Grado. Non si tratterebbe quindi di Omicidio Volontario bensì di Omicidio Colposo. Questo colpo di scena cambia, e non di poco, la pena di Antonio Zampella. Infatti dai 19 anni e 4 mesi, il periodo di reclusione diminuisce a 3 anni e 4 mesi. Confermato invece il reato di detenzione illegale d’arma da fuoco. Sconto significativo della pena, che da 19 anni a 4 mesi diventa di 8 anni e 4 mesi.
Ricordiamo che successivamente all’episodio del Luglio 2016, un altro tragico evento sconvolse la famiglia Mongillo. Il fratello di Marco, Vincenzo Mongillo, si tolse la vita impiccandosi con il guinzaglio del suo cane.
Il collegio difensivo del Zampella è composto dagli Avvocati Giuseppe Foglia, Michele Di Fraia e Marco Mangazzo.