Caserta. Maxi speculazione immobiliare in area ex Saint Gobain. La Procura ordina il sequestro e partono le indagini contro Salvatore Capacchione

Bufera in casa Capacchione. Il fratello di Rosaria, senatrice Pd e membro della Commissione Antimafia, Salvatore Capacchione, è sotto inchiesta per una maxi speculazione immobiliare nell’area industriale di Caserta, quell’area ex Saint Gobain da sempre nel mirino dei mattonari di Terra di Lavoro e non solo.

La procura di Santa Maria Capua Vetere guidata da Maria Antonietta Troncone ha infatti appena messo sotto sequestro l’area, puntando i riflettori su un piccolo impero di società made in Capacchione, già al centro non pochi affari negli anni scorsi e di svariate inchieste della magistratura napoletana, romana e perugina.

Tra gli indagati per i reati di abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva anche l’ex sindaco di Caserta Pio Del  Gaudio, il dirigente del Comune di Caserta, Carmine Sorbo, all’epoca (primavera 2015) dirigente dell’area generale di coordinamento territoriale, ambientale e attività produttive del Comune di Caserta (ora responsabile della Polizia municipale), e Amato Folco, direttore dei lavori.

Ma vediamo più da vicino il business Saint Gobain, l’iter procedurale “particolarmente farraginoso e inconsueto come evidenziato anche dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, dalla cui segnalazione sono scaturite le attività investigative”; nonché la fitta rete di sigle griffate Capacchione.

Partiamo da progetti e fondi regionali. Ed eccoci ad un bando di 11 anni fa per quella che una volta si chiamava edilizia popolare e oggi, con un elegante lifting anglosassone, viene definito “social housing”.
Un nutrito gruppo di sigle guidate da Salvatore ottiene fondi regionali per 14 milioni di euro: si tratta di realizzare circa 300 alloggi in provincia di Napoli, per la precisione ad Afragola, oggi al centro di grandi lavori per la stazione ad Alta velocità e la realizzazione di una delle più colossali cattedrali nel deserto, visto che saranno pochi – secondo le ultime previsioni – a sbarcare in quel desolato hinterland e poi raggiungere con un Camel Trophy in appena un paio d’ore il miraggio di Napoli.

Ma torniamo ad altri grandi progetti, quelli partoriti dal vulcanico Capacchione e dalle sue sigle tuttofare. Ecco il pokerissimo di società: Reno ,  Arno ,  San Ciro ,  Parmense e Irec 812, tanto per rinverdire i fasti inaugurati da papà Francesco. Ogni sigla dovrà realizzare 60 alloggi.

Anni fa venne approvato un finanziamento del progetto di 14 milioni per social housing nel comune di Afragola. La cooperativa fa associazione temporanea d’impresa con altre cooperative di Caserta cercando successivamente di spostare i soldi nel capoluogo per realizzare appartamenti. Era al governo la giunta Caldoro. Con l’arrivo di De Luca il tutto venne bloccato e il presidente della Regione apre un’indagine interna per capire come avevano fatto a spostare i fondi. Ecco, però, l’inversione a U, decisa un anno e mezzo fa, nel corso del 2015. Quelle realizzazioni edilizie cambiano provincia e magicamente si spostano da Afragola a Caserta, nell’area Saint Gobain. E tanto viene comunicato agli uffici regionali, che però sentono puzza di bruciato e a gennaio 2016, con decreto dirigenziale numero 10, decidono di revocare quei finanziamenti pubblici. Ecco cosa recita, infatti, il decreto redatto dal dipartimento regionale delle politiche territoriali, sottotitolato “decadenza dal finanziamento nei confronti della Planta Global srl”, perchè nel frattempo così aveva deciso di cambiar pelle Reno, capofila del drappello societario.

Dal decreto emerge che sempre nel frattempo Irec, Reno & C. avevano chiesto un “permesso a costruire” proprio al Comune di Caserta, ottenuto il 28 maggio 2015, numero di registro 46 “per la realizzazione dell’intervento di recupero edilizio nell’area Saint Gobain, in cui è espressamente previsto che i lavori dovranno essere completati entro dodici mesi dal rilascio dello stesso permesso”.

Insomma, un bel ginepraio. Ravvisando svariate irregolarità nelle modalità e nei tempi, quindi, la Regione mostra il cartellino rosso: quei fondi non arriveranno più nelle casse di Reno & consorelle.

In tempo quasi reale (il decreto è del 28 gennaio) ai primi di marzo due consiglieri regionali cercano di lanciare un salvagente a Capacchione & C., ma senza successo. Ecco come commenta un sito: “Fallisce il tentativo della strana coppia Oliviero-Grimaldi per salvare un finanziamento al fratello di Rosaria Capacchione. Purtroppo i due consiglieri regionali, Gennaro Oliviero del Nuovo Partito Socialista Italiano e Massimo Grimaldi del Pd, hanno visto bocciato il sub emendamento a loro firma dal direttore Pietro Angelino della direzione generale del territorio”, lo stesso che aveva firmato un mese prima il decreto.