Articolo di Salvatore Schiavone
Esiste una potenza trasformatrice nel cibo, nell’arte e nel rapporto ancestrale con la terra che va ben oltre il semplice consumo. È la lezione immortale di Karen Blixen (nota anche con lo pseudonimo di Isak Dinesen), figura che ha vissuto sulla propria pelle il legame tra destino e sacrificio. Le sue Colline “Ngong”, in Kenya, rese immortali dal capolavoro “La mia Africa”, rappresentano un luogo iconico di bellezza paesaggistica e nostalgia coloniale. Nel suo libro, la Blixen descrive il paesaggio con ammirazione, citando le vette come luogo di sepoltura ideale del suo compagno, Denys Finch Hatton: figura dandy ed esteta, capace di trasformare l’esistenza in opera d’arte. Proprio a questa sensibilità dobbiamo uno dei racconti più profondi sul senso del convivio: “Il pranzo di Babette” (o La cucina di Babette), dove l’atto del cucinare si eleva a sacrificio rituale e dono totale.
Questa connessione profonda con una natura selvaggia e nobile richiama l’epica de “L’ultimo dei Mohicani”. Come nel film di Michael Mann, dove il protagonista Hawkeye incarna la dignità di chi appartiene alla terra e ne difende l’essenza contro la corruzione del mondo moderno, così l’agrifood d’eccellenza e l’ippica rappresentano l’ultima frontiera di una “aristocrazia del suolo”. È la resistenza della bellezza contro la standardizzazione.
Passiamo all’Italia libera e bella e immaginiamo il filo invisibile che lega le colline Ngong alle piste di Firenze. Sabato 25 aprile, all’Ippodromo del Visarno, durante la 199ª Corsa dell’Arno, è sembrato di veder prendere vita un quadro di Botticelli. Se la sua Venere rappresenta l’armonia che sorge dalla spuma del mare, i purosangue al galoppo nel cuore delle Cascine hanno incarnato la “Venere del Visarno”: l’armonia di un territorio che ritrova il suo Temenos, un recinto sacro dove l’eccellenza rurale e l’identità nazionale si ritrovano intorno a un unico, nobile convivio. Questa scena simbolica, coincidente con la Festa della Liberazione, ha unito sport ed eleganza, legando il sacrificio estetico di Babette alla rinascita dell’ippica italiana.
L’Ippodromo come Temenos e la Gens Valeria
Nella Grecia antica, il Temenos era lo spazio “ritagliato” per il divino, separato dal profano. Nell’antica Roma, questo spazio era il Tarentum nel Campo Marzio. Il collegamento risiede nella leggenda della Gens Valeria, che interpretava l’area sacra come unione tra salute pubblica e libertà civile. Qui si correvano gli Equirria (corse di cavalli): il cavallo simboleggiava l’energia vitale che, se domata nell’ippodromo (lo spazio della disciplina), conduce alla vittoria e alla stabilità sociale.
L’evento equestre di Firenze ha restituito all’ippica questa dimensione rituale. La vittoria del purosangue “De Bisognosi”(montato da Andrea Mezzatesta e allenato da Pierantonio Convertino) è stata la celebrazione di un confine protetto dove la nobiltà del cavallo e l’eccellenza della terra si sono fuse, alla presenza del Sottosegretario di Stato Patrizio La Pietra, nobilitando i valori umani dell’evento.
Dal Modello ANACT alla “Rettifica” del Mondo
Questa visione si scontra con la “crisi del mondo” moderna di René Guénon. La guarigione parte da una “rettifica”: ritrovare il recinto che separi il sacro dal quotidiano. In questo contesto, l’ANACT (Associazione Nazionale Allevatori del Cavallo Trottatore) rappresenta l’istituzionalizzazione di questo legame. Sebbene focalizzata sul Trotto, l’ANACT dimostra come la tutela della tradizione crei valore. Gestendo la “misura” dell’andatura, l’associazione indica la strada: l’ippica non è mero commercio, ma una forma di rettifica culturale che cura la bellezza e la salute dell’animale come riflesso di una guarigione collettiva.
Firenze chiama Napoli: l’attesa per il GP Lotteria
Ma il viaggio del nostro Convivio 4 Stagioni non si ferma. Il testimone passa ora agli Ippodromi Partenopei. Il 3 maggio, Napoli diventerà il nuovo centro di gravità con il 77° Gran Premio Lotteria.
Qui, l’esperienza del “Temenos” si farà esclusiva: presso il Roof Garden Partenope, il convivio diventerà realtà tangibile. Un servizio ristorante su prenotazione permetterà agli ospiti di assistere alle corse conservando il proprio tavolo per tutto il pomeriggio, tra eccellenze enogastronomiche e la vista mozzafiato sulle piste. È la sintesi perfetta: coniugare l’innovazione alla sacralità della tavola.
Conclusione: Il rito continua
Firenze ci ha insegnato che l’agrifood italiano vince quando torna a essere “convivio”. Napoli si appresta a confermarlo. Perché, come dimostra ogni purosangue che taglia il traguardo, solo nel rito e nella qualità estrema — la stessa dignità fiera che scorgiamo negli occhi dell’”Ultimo dei Moicani” — riscopriamo chi siamo veramente.
Focus: La lezione di Babette per l’impresa moderna
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Pilastro |
Azione Strategica |
Obiettivo |
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Qualità Estrema |
Selezione maniacale della materia prima (il sacrificio di Babette). |
Uscire dalla guerra dei prezzi e posizionarsi nell’eccellenza. |
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Il Potere del Rito |
Trasformare la sala in un “Temenos” (es. Roof Garden Agnano). |
Aumentare il valore percepito dell’esperienza. |
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Valorizzazione Allevatoriale |
Comunicare l’origine e la selezione (modello ANACT). |
Dare profondità culturale e “genealogica” al prodotto. |
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Identità e Bellezza |
Curare l’estetica come riflesso di un ordine interiore (Venere di Botticelli). |
Nobilitare il settore: da “merce” a “bene culturale”. |