Dall’Agropirateria alla “Terra di Lavoro”: se mancano le regole, il territorio va in pezzi

di Salvatore Schiavone
Citando il “Purgatorio dantesco” (Onde convenne legge per fren porre), l’articolo di Caselli e Masini su La Stampa conclude che la riforma contro gli illeciti agroalimentari era un atto ineludibile. In un’epoca in cui l’agroalimentare è un fattore strategico per la sicurezza nazionale — e per la nostra economia campana — la legge serve a proteggere il “patto fiduciario” tra produttore e consumatore, garantendo che il mercato non sia dominato da chi imbroglia.
Oggi, 1° maggio, festa di chi lavora la nostra terra con fatica e onestà, la richiesta di trasparenza totale “from Farm to Fork” (dal campo alla tavola) non è più solo uno slogan, ma un’esigenza vitale per territori come il nostro. Ma la trasparenza, senza un sistema di regole certo, resta una scenografia vuota.
William Shakespeare lo aveva capito secoli fa, e le sue parole risuonano oggi con una forza incredibile: “Togliete l’ordine, e ogni cosa andrà in pezzi”. Nel suo Troilo e Cressida, Ulisse ci avverte che senza ordine e gerarchia, la società precipita nel caos e l’avidità diventa un “lupo universale” che finisce per divorare se stesso. È la metafora perfetta per la pirateria alimentare che per anni ha ferito il nostro patrimonio, spacciando prodotti esteri per eccellenze locali e mandando in frantumi la fiducia di chi sceglie il Made in Italy.
Ma se il teatro ci avverte, il cinema d’azione moderno ci indica la via del “codice d’onore”. Pensiamo alla saga di John Wick. Il leggendario sicario torna in azione quando il criminale Iosef Tarasov viola ogni regola, rubandogli l’auto e uccidendo il suo cane. Persino in un mondo di assassini, esiste un confine invalicabile: “Senza regole, non siamo diversi dagli animali”, dice Winston nel film (al minuto 01:14:45). È il richiamo alla necessità di norme che distinguano la professione dalla pura brutalità.
Senza il limite imposto dalla legge sull’agropirateria, la nostra “Terra di Lavoro” rischierebbe di diventare una giungla dove chi imbroglia divora chi produce eccellenza con onestà. Questa riforma è il “regista” che rimette ordine sul palcoscenico, assicurando che la trasparenza richiesta questo 1° maggio sia un atto di giustizia concreto. Solo ripristinando il “freno” dantesco, le nostre eccellenze campane potranno tornare a recitare l’unica parte che meritano: quella della qualità autentica e protetta.