La Repubblica negli occhi dei bambini: a Grazzanise una pagina di scuola che commuove e resta nel cuore

Ci sono eventi che non si limitano a concludere un progetto. Ci sono momenti che entrano nel cuore di una comunità, che fanno abbassare la voce, brillare gli occhi, stringere le mani. È ciò che è accaduto nell’Aula Magna della Scuola Secondaria di I grado “F. Gravante” dell’Istituto Comprensivo di Grazzanise, dove si è svolta la manifestazione conclusiva del progetto “Ottant’anni di Repubblica – desideri di libertà che abitano il mondo”, realizzato nell’ambito dei progetti PON – Piano Estate e dedicato agli alunni delle classi quarte della scuola primaria “Don Milani”.
È stata una giornata di quelle che una scuola non dimentica. Una giornata in cui la storia non è rimasta chiusa nei libri, ma ha preso voce, volto, respiro. Una giornata in cui i bambini hanno raccontato la Repubblica con la purezza dei loro occhi e con la forza disarmante delle loro parole, restituendo agli adulti il senso più profondo della libertà.
La partecipazione è stata grande, intensa, sentita. Numerosi i genitori presenti, emozionati nel vedere i propri figli protagonisti di un percorso così importante. In sala non c’era soltanto un pubblico: c’era una comunità intera, riunita attorno alla scuola, alla memoria, ai valori che tengono insieme un Paese.
A testimoniare la vicinanza delle istituzioni al mondo scolastico sono intervenuti l’assessore del Comune di Grazzanise Benito Palazzo, da sempre attento e vicino alle iniziative della scuola, il sindaco di Santa Maria la Fossa Nicolino Federico e l’assessore Angelo Mirra. La loro presenza ha dato ulteriore valore a un appuntamento che ha saputo unire scuola, famiglie, territorio e istituzioni in un unico abbraccio civile.
Al centro di questa pagina luminosa c’è il lavoro della dirigente scolastica, dott.ssa Roberta Di Iorio. Un lavoro che merita parole di profonda gratitudine, perché dietro un evento così riuscito non c’è mai il caso: c’è una visione, c’è una scelta educativa, c’è il coraggio di credere che la scuola possa ancora cambiare il destino delle persone.
Fin dal suo insediamento, la dott.ssa Di Iorio ha mostrato una sensibilità rara verso i temi civici, storici e costituzionali. Non li ha trattati come argomenti da celebrare una volta all’anno, ma come semi da piantare ogni giorno nella coscienza degli alunni. La sua idea di scuola è quella di una casa aperta, capace di custodire il passato e di preparare il futuro; una scuola che non si accontenta di istruire, ma vuole educare alla libertà, alla responsabilità, alla pace, alla dignità.
In questa manifestazione si è vista chiaramente la sua impronta: sobria, forte, appassionata. La dirigente ha saputo dare fiducia, spazio e valore a un progetto che ha trasformato i bambini in piccoli narratori della Repubblica. Ha creduto nella forza della memoria e nella necessità di consegnarla alle nuove generazioni non come peso, ma come luce. E quando una dirigente riesce a fare questo, la scuola smette di essere soltanto edificio e diventa comunità educante, luogo dell’anima, promessa di futuro.
Accanto alla dirigente, fondamentale è stato il lavoro delle insegnanti Rossella Abbate, Annamaria Caliendo, Grazia Rotondo e Antonietta Buonanno. A loro va riconosciuto un merito enorme, perché hanno costruito con pazienza, amore e competenza un percorso capace di parlare al cuore dei bambini e degli adulti.
Le insegnanti hanno accompagnato gli alunni passo dopo passo, con quella dedizione silenziosa che spesso resta dietro le quinte, ma che è il vero motore della scuola. Hanno spiegato, ascoltato, incoraggiato. Hanno trasformato una pagina complessa della storia italiana in un racconto accessibile, vivo, emozionante. Hanno saputo far sentire ogni bambino importante, necessario, parte di qualcosa di grande.
Il risultato è stato evidente negli occhi degli alunni: occhi attenti, emozionati, fieri. Quei bambini non stavano semplicemente ripetendo una lezione. Stavano raccontando ciò che avevano compreso. Stavano dicendo agli adulti che la libertà non è una parola lontana, che la pace non è un sogno ingenuo, che il lavoro non può mai diventare sfruttamento, che la Repubblica vive davvero solo quando ciascuno si sente responsabile dell’altro.
Uno dei momenti più intensi è stato il video realizzato dai bambini, nel quale gli alunni hanno illustrato il loro lavoro sulla nascita della Repubblica sotto forma fiabesca. Una scelta delicata e potentissima. Attraverso il linguaggio della fiaba, i piccoli protagonisti hanno saputo raccontare il referendum, il voto, la democrazia, ma anche temi attuali e dolorosi come la pace e lo sfruttamento del lavoro.
In quel video c’era tutta la forza della scuola migliore: quella che non semplifica per svuotare, ma semplifica per far capire; quella che non impone la memoria, ma la rende viva; quella che mette i bambini davanti alla storia e li aiuta a riconoscere il proprio posto nel mondo.
Particolarmente sentito e istruttivo è stato l’intervento del prof. Giovanni Matteo Centore, Ph.D. in Diritto Costituzionale, che ha saputo offrire una riflessione profonda e coinvolgente sul valore del voto, della Costituzione e della Repubblica. Le sue parole hanno dato spessore all’incontro, ricordando che la democrazia non è un dono scontato, ma una conquista fragile, preziosa, da difendere ogni giorno con consapevolezza e partecipazione.
Poi è arrivato uno dei momenti più commoventi: l’intervista dei bambini alla signora testimone del voto del 2 giugno 1946. Lì la sala ha respirato piano. La storia, all’improvviso, non era più una data. Era una voce. Era un ricordo. Era una donna che portava dentro di sé il peso e la bellezza di un giorno decisivo per l’Italia.
Le domande dei bambini, semplici e profonde, hanno costruito un ponte tra generazioni. Da una parte chi aveva vissuto la nascita della Repubblica; dall’altra chi oggi ne raccoglie l’eredità. In mezzo, l’emozione di tutti. È stato un passaggio capace di toccare corde profonde, perché ha ricordato che la libertà di cui godiamo oggi è nata anche dal coraggio, dalla speranza e dalla partecipazione di chi ci ha preceduto.
A guidare l’incontro con grande equilibrio è stato il moderatore, prof. Raffaele Raimondo, che ha saputo tenere viva l’attenzione del pubblico con garbo, cultura e sensibilità. I suoi interventi hanno collegato i grandi eventi nazionali ai fatti vissuti in quei giorni anche a Grazzanise, rendendo la storia ancora più vicina, concreta, familiare. Grazie alla sua conduzione, l’evento ha assunto il respiro di un racconto collettivo, nel quale la memoria nazionale si è intrecciata con quella del territorio.
Canti, parole, testimonianze, immagini e silenzi hanno composto una manifestazione di rara intensità. Non è stata soltanto una celebrazione degli ottant’anni della Repubblica. È stata una lezione di vita. Una di quelle lezioni che non si misurano con un voto, ma con l’emozione che lasciano, con le domande che accendono, con la speranza che seminano.
Il merito va a una dirigente che ha saputo indicare una strada, a insegnanti che l’hanno percorsa con cuore e competenza, a bambini che hanno avuto il coraggio e la grazia di raccontare la storia con la loro voce. E forse proprio da quella voce è arrivato il messaggio più bello: la Repubblica non appartiene solo ai libri, alle istituzioni, alle celebrazioni ufficiali. La Repubblica vive negli occhi dei bambini, nelle mani di chi insegna, nella memoria di chi ricorda, nella responsabilità di chi sceglie ogni giorno di costruire un Paese più giusto.
A Grazzanise, per un pomeriggio, la scuola ha fatto questo: ha preso la storia e l’ha trasformata in emozione. Ha preso la memoria e l’ha consegnata al futuro. Ha preso la Repubblica e l’ha fatta parlare con la voce più pura di tutte: quella dei bambini.