Franco Baresi, l’ultimo capitano

L’editoriale di Al
Franco Baresi se n’è andato ieri sera. Con lui non muore soltanto un campione: si spegne l’ultimo custode di un calcio che aveva ancora un’etica, una misura, una verità. Baresi non è stato un simbolo del Milan: è stato un simbolo del calcio. Un uomo che ha incarnato la lealtà, la disciplina, la sobrietà, l’appartenenza. Tutto ciò che oggi questo sport ha smarrito.
In un’epoca in cui il calcio è diventato prodotto, business, algoritmo, tournée, sponsor, fondi d’investimento, Baresi rappresentava l’antitesi perfetta. Una carriera intera con una sola maglia. Una leadership silenziosa, mai costruita davanti alle telecamere. Una coerenza che non ha mai ceduto alla tentazione della sovraesposizione. Una dignità che lo ha portato a restare lontano da un mondo che non riconosceva più.
La sua morte arriva mentre il calcio corre verso un modello che lui non avrebbe mai accettato: calendari impossibili, Mondiali venduti ai privati, club trasformati in asset, giocatori trattati come prodotti. Baresi era l’opposto: un uomo che non si comprava e non si vendeva. Un capitano che non aveva bisogno di slogan. Un difensore che non aveva bisogno di marketing. Un campione che non aveva bisogno di essere celebrato per essere riconosciuto.
Oggi il calcio perde la sua coscienza. Se ne va l’ultimo capitano.