La prima giornata premia il ritorno de “Il Diavolo Veste Prada

ll film più atteso della stagione conquista già il botteghino

CINEMA- Vent’anni. Tanto ci è voluto per rivedere Miranda Priestly alzare un sopracciglio e spedire un’assistente nel panico totale. Il Diavolo Veste Prada 2 è nelle sale italiane dal 29 aprile 2026, e l’attesa si è fatta perdonare.

Il film originale del 2006, diretto da David Frankel e tratto dal romanzo bestseller di Lauren Weisberger, aveva conquistato generazioni di spettatori ben oltre il pubblico della moda, diventando un cult trasversale che ha resistito al tempo.

Frankel torna alla regia del sequel con un cast che unisce il nucleo storico a volti nuovi e di assoluto peso. Meryl Streep e Anne Hathaway riprendono i ruoli che hanno reso il film indimenticabile, affiancate da Emily Blunt e Stanley Tucci. Ad arricchire il quadro arrivano Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lucy Liu e Patrick Brammall: una squadra che promette dinamiche inedite e più di qualche colpo di scena.

Il film non si accontenta della nostalgia e allarga lo sguardo oltre le redazioni patinate di Runway, abbracciando temi più scomodi e attuali: il declino della carta stampata, le trasformazioni continue del mondo del lavoro e dell’editoria, vendite, accorpamenti e chiusure aziendali che non sono mai solo numeri su un bilancio ma storie di persone e carriere spezzate. Il mondo della moda diventa metafora di qualcosa di più grande e riconoscibile. Giusto anche per il primo ponte in sala, quello della Festa dei lavoratori, e i temi che da sempre porta con sè.

L’estetica, però, non tradisce: questa volta le location ci portano a Milano, tra le passerelle dell’alta moda e i suoi retroscena visionari. E Meryl Streep resta la Diva di sempre, in una classe senza tempo.

I numeri parlano chiaro: già alla prima giornata di programmazione il film sfiora i tre milioni di incassi, segnale inequivocabile di quanto il brand emotivo costruito dal primo capitolo sia rimasto intatto nell’immaginario collettivo. Non mancano i cliché e qualche momento sdolcinato, ingredienti inevitabili di una commedia leggera che ha il compito di far sognare. Ma quando le passerelle milanesi ci riescono già da sole, il margine di perdono si allarga volentieri.

In definitiva: chi ha amato il primo non può permettersi di perdere il sequel!