Articolo di Francesco Orlando
Una delle novità di questa 46esima edizione di Settembre al Borgo è la sezione Scritture. Infatti, per la prima volta al festival ci sarà una serie di incontri letterari con alcuni dei più importanti scrittori del panorama locale ed internazionale. Qui, sulle pagine di Belvederenews, abbiamo intervistato il suo curatore, il giornalista Luigi Ferraiuolo.
Com’è nata l’idea di Scritture e di conseguenza la vostra collaborazione con il direttore artistico, di questa 46esima edizione, Enzo Avitabile?
È nata per caso. L’amministrazione comunale voleva fare qualcosa di nuovo ed Enzo Avitabile voleva arricchire il Settembre al Borgo di nuovi spunti di riflessione, secondo la sua tradizione intellettuale; io a Caserta ho animato negli ultimi anni alcune delle iniziative più amate dalla città. A partire da nove anni fa, dalla notte bianca Paolina a cui partecipò lo stesso Avitabile all’eremo di San Vitaliano; per poi arrivare alla Maratona Dantesca e infine a Festbook lo scorso anno. È stato quindi naturale l’incrocio delle esperienze. A dire la verità, abbiamo avuto pochissimo tempo per organizzare il tutto, visto che contemporaneamente a Settembre al Borgo c’è la più grande manifestazione letteraria italiana ed europea, il festival della letteratura di Mantova. Avevamo pochissime persone a cui poterci rivolgere, tutti impegnati altrove, quindi abbiamo dovuto supplire con la ricerca di un tema capace di coinvolgere l’essenza stessa delle nostre terre e tutti i cittadini meridionali.
Scritture si caratterizza per la notevole quantità di intellettuali e artisti che parteciperanno durante questi sei incontri. Penso a De Giovanni, a Pino Aprile, alla scrittrice Elisa Ruotolo, il matematico Giuseppe Mingione, la storica Barbara Frale, la giornalista Nadia Verdile e tanti altri ancora. Come siete riusciti a coinvolgere queste forze in campo per la vostra rassegna?
Grazie al progetto. Sono le idee, il contenuto di una manifestazione, di una riflessione che permettono di mettere insieme le persone che partecipano al ciclo di incontri tutte senza compensi . È da diverso tempo che mi impegno ad organizzare iniziative del genere un po’ ovunque e ho scoperto- e ogni volta riscopro- che, se gli proponi dei buoni progetti, gli intellettuali rispondono sempre positivamente.
Ogni anno, vuoi o non vuoi, Settembre al Borgo, già solo per la cornice di Casertavecchia, diventa un po’ la manifestazione della riscoperta delle “origini”. Anche quest’anno, le finalità di questi seminari/dibattiti, sembrano seguire quest’idea di fondo. Infatti, l’obiettivo della manifestazione, come da lei spiegato, è quello di “aprire il dibattito sul Sud, tentare di costruire una nuova rappresentazione di quella che era la concreta e fattiva Magna Grecia degli antichi ed oggi è il nostro Sud. È questa la falsariga scelta d’intesa con il direttore artistico del Settembre al Borgo – per viaggiare alla scoperta del nostro Mezzogiorno e porre le basi per una nuova etica civica”. Questa scelta di puntare di nuovo il dibattito sul mezzogiorno e sulla riscoperta delle sue origini è una scelta “obbligata”, cioè dovuta al tipo di manifestazione oppure “necessaria”, perché alla luce dei tempi attuali è davvero necessario creare una nuova etica che parta da valori, quelli meridionali, che ormai con tutte le volte che vengono richiamati dovrebbero essere assodati?
Né obbligata, né necessaria. Nessuno mi ha suggerito la strada da percorrere, un po’ da callimacheo ho ritenuto naturale parlare di questi temi a Settembre al Borgo. Anche perché è vero che c’era la camera a sud nelle ultime edizioni del festival, ma era concentrata sul mondo dello spettacolo. L’anno scorso invece, se non sbaglio, era tutta su Fausto Mesolella. L’ idea è stata che avendo per la prima volta una riflessione culturale letteraria all’interno del festival, si cercasse di utilizzare gli strumenti della letteratura per scandagliare da dove veniamo, miscelando letteratura e spettacolo. Per esempio, non è un caso che c’è un recital commentario in lingua originale da fonti greche e latine il 5 settembre.
Quale sarà il sud di cui si parlerà all’interno degli incontri della rassegna. Incontri che si caratterizzano per la loro notevole varietà, non solo di intellettuali, artisti e autori, ma anche di temi e generi dato che si andrà da un sud raccontato tramite delle “fotografie” (Un pallido sole che scotta) alla quotidianità della loro realtà raccontata dai giovani scrittori casertani.
Non lo so! Bisognerà ascoltare, anzi, partecipare a questi viaggi. Ogni incontro è un viaggio in uno spaccato del diamante mezzogiorno, in una delle tante facce di questo caleidoscopio brillante. Gli intellettuali che partecipano sono tanti, variegati proprio perché la meta non è definita: la meta si scopre durante il viaggio. Credo che sia la cosa più importante da fare durante una riflessione a tema per poterla realizzare in maniera compiuta: affidare cioè ai naviganti la rotta che si raggiungerà, altrimenti sarebbe tutto precostituito alla base.
Come mai avete deciso di riservare uno spazio alla matematica, nell’incontro del 6 settembre con Giuseppe Mingione. La matematica in un incontro di letteratura è un po’ un’antitesi…
La matematica è un aspetto fondamentale della vita e storicamente va sempre di pari passo con la filosofia, con la più alta speculazione, con la riflessione su alcune delle vette del nostro sapere e anche della nostra essenza. Ritengo, almeno per me, che in qualsiasi movimento artistico, in qualsiasi manifestazione culturale ci debba essere sempre uno spazio dedicato alla matematica, che è la regina delle scienze e anche la stessa scienza, in realtà. Quindi ho insistito molto per cercare di avere tra noi Giuseppe Mingione che è una delle menti più brillanti del nostro paese.
Un altro incontro che suscita qualche curiosità è l’incontro del 7 settembre dedicato ai cavalieri, alla cavalleria, e a Ludovico Ariosto, di cui ricorre il 485esimo anniversario di morte. Come mai avete scelto di raccontare cavalieri e cavalleria con gli occhi di un autore che con la sua opera “L’Orlando furioso” ne ha fatte divertenti caricature?
Più che alle caricature, Ariosto badava all’ironia. Tramite l’ironia, Ariosto, ha raccontato un mondo che finiva e uno che cominciava. I suoi versi sono un grande affresco. È sempre stato un po’ misconosciuto il suo Orlando e, essendo il festival all’interno di una cittadella medievale perfettamente conservata, ho immaginato che la coincidenza dell’anniversario della morte di Ludovico Ariosto e il luogo non potessero che essere provvidenzialmente destinati a ospitare una rievocazione che parlasse dell’opera e nello stesso tempo della cavalleria. Una cavalleria che a Casertavecchia è stata fortemente presente, anche se noi ne abbiamo perso in qualche modo tutte le tracce.
La cosa più interessante della rassegna letteraria, oltre ai grandi i nomi, è lo spazio in questi incontri riservato ai giovani autori casertani. Infatti, è stato loro riservato non solo un incontro, ma addirittura la chiusura della rassegna. Uno spazio tale che difficilmente, di solito viene lasciato ai giovani autori in queste importanti rassegne nazionali. Come mai questa scelta, che potrebbe sembrare scontata dato il leitmotiv del “largo ai giovani”, ma che poi in fin dei conti scontata non è, dato che non si tratta di nomi tali da poter costituire un richiamo forte per le persone. In parole povere, perché avete deciso di rischiare sui giovani?
Perché quasi sempre, come ha detto lei, si dice ma non si fa. Invece io, vivendo a Roma e tornando spesso però a Caserta, ho scoperto che nel ventre della città ci sono tantissimi movimenti che si agitano. Gli stessi movimenti nascosti che hanno dato vita a esperienze di grande valore culturale e da cui sono nati gli artisti, gli scrittori e i musicisti che conosciamo e che si sono fatti apprezzare al livello nazionale. Ecco, io mi sono chiesto da dove nascevano da dove nascono questi personaggi, e penso che nascano da questo ventre molle in cui questi giovani che ho selezionato si muovono tantissimo, fanno tante cose creando tantissime iniziative. Quindi farli parlare, metterli in mostra, cristallizzare anzi formalizzare la loro esperienza è un modo anche per dare non solo spazio a loro, ma anche permettere alla città di capire che produce tante intelligenze. Proprio questa intelligenza deve costruire il motivo, forse banale ma importante, per cui bisogna sempre dare spazio a queste esperienze.
