Tre maddalonesi hanno conquistato Faenza: Peppe Farina, Michele Costantino e Giordano Simeone, con i colori dei Road Runners Maddaloni sono partiti alle 15 di sabato 23 maggio 2026 da Firenze con un solo obiettivo, arrivare fino in fondo, affrontando cento chilometri sotto oltre trenta gradi tra fatica, silenzi, paura e una sfida che supera la dimensione sportiva.
L’età è davvero solo un numero quando hai nel cuore a passione, nelle gambe l’energia, nella mente la tenacia e la voglia di farcela. Questi tre atleti sono la prova vivente che non esistono limiti alla volontà. e all’impegno e che i sogni si possono tramutare in realtà. Per loro non è stato il primo Passatore, ma è stato il primo insieme, con la stessa maglia e la stessa determinazione e con l’impegno di spronarsi a vicenda tra il buio e le curve, per arrivare al traguardo, stanchi ma felici. E così è andata.
Il Passatore non comincia allo start ma molto prima, quando nasce il desiderio di provarci, quando l’allenamento diventa routine, quando il sacrificio entra nella quotidianità e la mente inizia a chiedere “Ce la farò?”. La gara è un viaggio durissimo in cui il corpo soffre e la testa non smette di parlare, chiedendosi se si stia andando troppo piano o troppo forte, se si avrà la forza di resistere, perché ogni chilometro è una battaglia e ogni passo una prova. Poi arriva Faenza, arriva il traguardo, e in quell’istante tutto cambia: la fatica si mescola alla gioia, le paure si sciolgono nell’emozione e si capisce che ne è valsa la pena. Attraversare Toscana ed Emilia-Romagna sotto un sole pesante e non mollare significa completare non solo una gara ma un pezzo di vita che resterà dentro per sempre. Il senso di tutto lo si comprende davvero nei giorni successivi, quando il dolore accompagna e i complimenti degli amici fanno rivivere ogni momento, rivelando di aver partecipato a qualcosa di epico, perché certe imprese non si spiegano, si vivono, e il Passatore è una di quelle, dove pochi corrono ma molti partecipano.
Questa mattina Peppe Farina ha scritto sul suo profilo social: “Sono passate poche ore dalla 100 km del passatore. Nello zaino non avevo messo solo scarpe e indumenti: avevo messo, come tutti gli altri atleti, anche la paura, l’ansia, i dubbi… e un sogno enorme. Il Passatore faceva paura, sì. Ma è proprio da lì che nasce il coraggio. E alla fine, dentro questo traguardo, c’è molto più di una gara: c’è la prova che non ho mollato.”
Un pensiero che racchiude in sé lo spirito sportivo e l’aspetto umano che formano l’atleta.
E adesso, giusto il tempo di riprendere fiato, e si riprende a lavorare per l’Ecomaratona. Il 14 giugno si avvicina e servono le energie giuste per correre tra natura e storia, tra passato e futuro, in un presente che li vedrà di nuovo insieme!