Medjugorje ferita dall’odio: sfregiate le statue della Madonna e incendiato l’altare

Un gesto inquietante che colpisce uno dei santuari mariani più frequentati al mondo. Le indagini sono in corso, ma resta l'auspicio che si tratti dell'azione isolata di un fanatico e non del segnale di una deriva più pericolosa.

C’è un confine che separa il dissenso dalla violenza. A Medjugorje, nella notte, quel confine è stato oltrepassato. Le statue della Madonna sono state imbrattate con vernice nera, deturpandone il volto e le vesti; ai loro piedi sono comparse scritte offensive, tra cui l’ingiuria in inglese “Devil in a skirt” (“Diavolo in gonna”) e la parola “Evil” (“Male”). A essere colpita è stata anche la Croce Blu, luogo caro alla devozione dei pellegrini, mentre l’altare esterno della parrocchia di San Giacomo è stato dato alle fiamme, riportando danni significativi. Come se non bastasse, accanto all’altare è stato lasciato uno striscione in lingua polacca con pesanti accuse rivolte ai sei veggenti delle presunte apparizioni del 1981, definiti “impostori” e accompagnati dalla frase: “Ho le prove”. Un’affermazione che, fino a quando non sarà dimostrata con fatti verificabili, resta soltanto una dichiarazione priva di riscontro. Le autorità della Bosnia-Erzegovina hanno fermato un uomo sospettato di essere l’autore degli atti vandalici. La sua identità non è stata resa nota e gli investigatori stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, il movente e l’eventuale collegamento tra tutti gli episodi avvenuti nella stessa notte. La comunità parrocchiale ha reagito con compostezza, avviando immediatamente le operazioni di pulizia e di ripristino dei luoghi di preghiera. Una risposta silenziosa ma eloquente, che richiama lo spirito di pace che da sempre caratterizza Medjugorje. Al di là delle opinioni personali sulle vicende legate alle presunte apparizioni, nessuna critica può trasformarsi in odio, né tantomeno in devastazione. Profanare un luogo di culto significa ferire la sensibilità di milioni di persone che vi si recano per pregare, cercare conforto e ritrovare speranza. L’augurio è che quanto accaduto resti un episodio isolato, frutto dell’estremismo di un singolo individuo. Se invece dovesse emergere l’ombra di un’organizzazione o di una setta animata dall’intolleranza religiosa, il significato di questa vicenda assumerebbe contorni ben più gravi. Sarebbe un campanello d’allarme che nessuna società civile dovrebbe permettersi di ignorare.