Memorial fratelli Negro – serata all’insegna del ricordo e per la passione per il pallone

E’ stato tutto davvero troppo bello, gli abbracci, le risate, gli sfottò,  classici di quelle storia di “spogliatoio”

Memorial fratelli Negro – serata all’insegna del ricordo e per la passione per il pallone

E’ stato tutto davvero troppo bello, gli abbracci, le risate, gli sfottò,  classici di quelle storia di “spogliatoio”

C’è poco da fare, bisogna dare ragione a Liberato, quando canta :  ‘O core nun tene padrone, e ieri sulla brillante struttura del campo sportivo di TDL, a Marcianise, è stato proprio il cuore, in sinergia con la passione, a creare quella magia, che si è propagata per l’intera serata, coinvolgendo parenti, amici e presenti all’evento dedicato ai due ex calciatori della US Marcianise, Salvatore e Franco Negro.

Momenti di alta commozione, per la perdita dei nostri due compagni di calcio, mi metto immodestamente tra i presenti, per avere vissuto con molti di loro, questi momenti indelebili che poi forgiano l’uomo che da adulti poi siamo diventati.

Commoventi gli interventi dei figli e nipoti di Salvatore e Franco, un grande bravo a loro e a quelli che li hanno affiancati per questo Memorial.

I “ragazzi”, che fecero parte di quella magnifica nidiata di giocatori di pallone, oggi quasi tutti sessantenni, erano in gran parte presenti, in pantaloncini e magliette, tranne quelli come me, presenti si, ma costretti per questioni di salute e rinunciare alla “partita più bella del mondo”, tutti sotto l’egida paterna del Mister, il Maestro Peppe Letizia,  ed è sembrato a un dato momento che il tempo si fosse fermato, non erano passati oltre quaranta anni, ma solo una settimana dall’ultimo allenamento al Progreditur, tutti attorno a lui, come allora, quasi come in un sogno, a seguire i sui dettami, le sue direttive, personalmente è stato tutto molto emozionate.

Sui nostri corpi, però, che un tempo erano forti e scattanti, gli anni hanno lasciato il segno: pance, alopecia e capelli bianchi di noi tutti ci hanno riportato poi con i piedi per terra.

Malgrado ciò, è stato tutto davvero troppo bello, gli abbracci, le risate, gli sfottò,  classici di quelle storia di “spogliatoio” che solo chi ha avuto la fortuna di frequentare può comprendere, quanta magia, quanta poesia c’è in momenti simili.

Quelli con cui all’epoca avevo legato di più c’erano quasi tutti, il portiere Peppe Scialla, il funambolico Delli Paoli, il “morbido” Delle Curti, il bomber Peppe Tartaglione, il mio compagno di reparto Giovanni Raucci, all’epoca ribattezzato “Mozzini” per via di una sua chioma e una struttura fisica simili al difensore centrale del Torino di Gigi Radice, e il più ammirato di tutti, allora come oggi, Tittò Madonna, e poi loro due, inscindibili come allora anche oggi Roberto e Gerardo Trombetta, capitani coraggiosi di una squadra bellissima e credo irripetibile.

E tanti altri ex compagni dei cari Salvatore e Franco.

Sono serate come quelle di ieri che alla fine ci dimostrano che i valori del nostro mondo sono ancora saldi, vivi, infrangibili.

Noi ragazzi degli anni 60 continueremo all’infinito a cantare : ‘O core nun tene padrone, Quièt nun se fira ‘e stà.