MICHAEL SCHUMACHER, UNA DELLE ‘LEGGENDE’ DELLA FORMULA UNO, ANEDDOTTI, MONDIALI DEL’KAISER’

Michael Schumacher nato a  Hurt in data 3 gennaio è un ex pilota automobilistico di automobilismo di F1 il tedesco, il più vincente campione della Formula 1 e uno dei più grandi automobilisti sportivi di tutti i tempi.  Ha conquistato 7 titoli mondiali: i primi due con la Benetton negli anni 1994/1995 e successivamente cinque consecutivi con la  Ferrari 2000, 2001, 2002, 2003,2004.

Soprannominato Kaiser, Schumacher detiene gran parte dei record della Formula 1 avendo conseguito, oltre ai titoli iridati, anche il maggior numero di Gran Premi  vinti, di giri veloci in gara e di hat trick— ovvero pole position , vittoria e giro più veloce nella stessa gara. Fino al 13 ottobre 2013 Schumacher ha detenuto anche il record assoluto di punti in carriera , superato in quell’occasione da Fernando Alonso. In seguito altri quattro piloti hanno sorpassato tale record. È stato anche primatista di pole position (68) dal 2006 al 2017, quando è stato sorpassato da L. Hamilton.  Dotato anche di grandi doti da collaudatore in grado di far crescere le proprie vetture, Schumacher è stato anche il primo tedesco a laurearsi campione del mondo di Formula 1 ed è stato l’icona più popolare nella Formula 1 fino all’ anno 2006, secondo un sondaggio della FIA

Il 12 ottobre 2003, vincendo il suo sesto mondiale, è diventato il più titolato pilota di Formula 1, superando il record di J. M.Fangio, e nel 2004 ha marcato un ulteriore record vincendo il quinto titolo iridato consecutivo, il settimo in totale. Ritiratosi una prima volta alla fine del 2006, ha deciso di tornare a correre nella stagione 2010, a 41 anni, con la Mercedes, per poi ritirarsi definitivamente alla fine della stagione 2012.

Il 29 dicembre 2013 rimane gravemente ferito in un incidente sugli sci, a seguito del quale resta in coma farmacologico per diversi mesi.

Al 2016 il suo patrimonio ammonta a 800 milioni di dollari.

Considerato da moltissimi il miglior pilota di Formula 1 di sempre, detiene il record assoluto di vittorie nei gran premi, davanti a nomi illustri quali Alain Prost, Ayrton Senna, Niki Lauda, Manuel Fangio.

Michael Schumacher nasce ad Huerth-Hermuehlheim, in Germania, il 3 gennaio 1969 da una famiglia di modeste condizioni sociali ed economiche. Il padre Rolf, appassionato meccanico e proprietario di un circuito di go-kart, trasmette ai figli Michael e Ralf  Schumacher la passione per le corse e le auto. Al termine degli studi scolastici presso l’istituto tecnico, Michael approfondisce i suoi interessi per le competizioni sportive.

Partecipa ai campionati di kart ottenendo una serie di brillanti vittorie sino ad approdare alla Formula 3 nazionale. Il suo talento non fa fatica ad emergere e conquista il titolo nel 1990.

Debutta in Formula 1 nel 1991, nel team Jordan, su una monoposto con motore FORD in occasione del Gran Premio del Belgio. Il circuito di Spa-Francorschamps esalta le qualità di Michael Schumacher che in qualifica stacca un formidabile settimo tempo. Eddie Jordan ha scoperto un vero e proprio talento: Michael suscita l’interesse dei Team Manager più lungimiranti. FLAVIO BRIATORE  lo strappa a Eddie Jordan mettendolo sotto contratto per il team BENETTON, a sostituzione del deludente Roberto Moreno. Nel Gran Premio seguente, a Monza, Michael Schumacher arriva quinto.

Il suo talento si dimostra sempre più strepitoso nella stagione 1992: a fine campionato otterrà il terzo posto nel mondiale piloti. Si vengono delineando progressivamente alcune delle sue oggi note virtù: determinazione, coraggio ,professionalità.FLAVIO BRIATORE è consapevole non solo delle qualità del suo “pupillo” ma anche dei suoi ampi margini di miglioramento e conferma la sua totale fiducia nel tedesco.

Schumi si conferma nel 1993 vincendo all’Estoril(Portogallo) e arrivando quarto nella classifica conclusiva. La Benetton muta radicalmente mentalità e strategie scommettendo tutto sul giovane tedesco, che con i suoi risultati mette in ombra piloti del calibro di Nelson Piquet, Martin Brundle e Riccardo Patrese. Si arriva così al 1994, anno che segna la definitiva conferma di Michael Schumacher, consacrato come un campione e non più solo come promessa dell’automobilismo mondiale. Michael domina la stagione soggiogando i propri avversari: la drammatica tragedia di Imola in cui Senna perde la vita, elimina l’unico reale rivale di Michael; nel corso dell’anno il ruolo di contendente è assunto da Damon Hill, divenuto prima guida della ottima Williams-Renault.

Il britannico soccombe nei confronti del tedesco: sarà però aiutato da due gare di squalifica a Schumi e dall’annullamento della vittoria di Michael in Belgio per l’usura eccessiva dello scalino di legno. Si giunge pertanto alla fase conclusiva del mondiale in una situazione di assoluta incertezza: nonostante gli 8 successi del pilota Benetton contro i 6 del britannico, all’ultima gara ad Adelaide i due sono divisi da un solo punto. La sfida in gara è infuocata, Damon e Michael lottano assiduamente per il primo posto, ma un errore inopportuno quanto banale di Schumi sembra spianare la strada a Damon Hill, verso il titolo mondiale. Il pilota della Williams tenta un sorpasso interno, Michael chiude; il contatto è inevitabile e deleterio per entrambi. Schumacher è subito fuori, Hill lo sarà qualche giro dopo a causa del braccetto della sospensione piegato.

Alla Benetton si festeggia il primo alloro mondiale del 25enne Michael Schumacher.

Il rafforzamento tecnico della scuderia anglo-trevigiana eleva ulteriormente le possibilità del neo-campione di bissare il titolo nel 1995: il secondo trionfo mondiale firmato Michael Schumacher è una cavalcata vincente e inesorabile verso un titolo mai messo in discussione da un confusionario quanto enigmatico Damon Hill, in grado di alternare vittorie schiaccianti (Argentina e San Marino) ad errori sconvolgenti (Brasile, Germania , Europa). Michael arriva ad ottenere 9 vittorie, 4 pole position e complessivamente 102 punti contro i 69 del rivale Hill. E’ il più giovane pilota a vincere due mondiali consecutivi.

Nel 1996 Michael passa alla Ferrari . La casa di Maranello ha fame di vittorie. L’ultimo mondiale piloti vinto risale addirittura al 1979 (con il sudafricano Jody Scheckter). Trionfa subito al Gran Premio d’Italia a Monza e fa sognare i tanti tifosi ferraristi che vedono nel campione tedesco la panacea di tutti i mali. Nelle edizioni 1997 e 1998 ingaggia sfide all’ultimo giro con Jacques Villeneuve prima e Mika Hakkinen poi. Ma arriva sempre secondo.

L’epilogo del mondiale 1997 è reso ancora più amaro dall’incidente tra Jacques e Michael, evidente responsabile, che a causa della sua azione poco sportiva vede l’annullamento del suo secondo posto mondiale. Lo stesso Michael definirà l’accaduto come “l’errore più grande della mia vita“.

Il 1996 è anche l’anno che vede il fratello minore Ralf Schumacher entrare a far parte del magico mondo della F1: le polemiche, i commenti maligni e i paragoni con il fratello campione del mondo saranno inizialmente inevitabili; sebbene non raggiungerà mai la classe e i risultati di Michael, Ralf saprà tuttavia nel tempo far valere il suo talento e guadagnarsi i favori dell’opinione pubblica.

Nel luglio del 1999 un incidente a Silverstone tiene Michael lontano dalle corse, impedendogli così di contendere il titolo al rivale finlandese Hakkinen, alla fine vincitore del suo secondo mondiale. Schumacher è accusato anche di non aver favorito il suo compagno di scuderia Eddie Irvine, ad un certo momento della stagione lanciatissimo verso il titolo.

Finalmente nel 2000 e nel 2001 arrivano i trionfi tanto attesi dai tifosi della Ferrari – Michael Schumacher trova in Rubens Barrichello il perfetto gregario capace di lavorare per la squadra…e per lui. Nel 2001 il trionfo arriva addirittura con quattro gare di anticipo. Il 19 agosto Schumi vince a Budapest il suo cinquantunesimo Gran Premio eguagliando il record di Prost. Il 2 settembre lo supera vincendo anche a Spa, in Belgio. Alla fine, con la vittoria di Suzuka (Giappone), arriva a quota 53. Nella sola stagione 2001 conta 9 vittorie e 123 punti. Schumacher è già una leggenda della Formula UNO. Con quattro mondiali vinti il tedesco della Ferrari ha davanti soltanto un altro traguardo da raggiungere: i cinque titoli iridati di Fangio, un obiettivo che con una Ferrari  così competitiva pare presto raggiungibile. E così avviene: nel 2002 rinnova la sua supremazia concludendo il mondiale con 144 punti.

E’ il 2003 l’anno in cui Michael è riuscito nell’impresa di superare FANGIO, conquistando la sua sesta corona iridata dopo una lotta serrata durata fino a Suzuka. L’ottavo posto del GP del Giappone gli ha permesso di entrare ancor di più nella leggenda dello sport automobilistico. E non sembra fermarsi mai. Anche il 2004 si colora di rosso prima con il titolo “Costruttori” e poi con il suo pilota fuoriclasse che viene incoronato

per la settima volta a Spa (è il GP numero 700 per la Ferrari) con 4 gare di anticipo rispetto alla fine del campionato, in una grande giornata di sport, il 29 agosto, nel giorno in cui qualche migliaio di chilometri più a sud si conludevano ad Atene i XXVIII Giochi Olimpici.

Michael Schumacher ha consentito alla Scuderia  Ferrari di raggiungere un livello di supremazia mai visto in passato. E’ un campione straordinario che ha vinto tutto cio’ che c’era da vincere e sebbene sia alle soglie del suo ritiro non sembra ancora pronto per la pensione. Fuori pista viene descritto come uomo arrogante ed orgoglioso; per altri è semplicemente un uomo felice che ama la sua famiglia (la moglie Corinna ed i figli Gina Maria e Michael jr.); per il popolo dei suoi tifosi è semplicemente una leggenda vivente.

Il 10 settembre 2006 dopo la vittoria del gran premio di Monza ha annunciato che alla fine della stagione si sarebbe ritirato dalle corse. Concluderà la sua ultima gara in quarta posizione (22 ottobre, in Brasile, titolo Mondiale a F. ALONSO), nonostante il guaio sfortunato di una foratura, dimostrando comunque un talento da numero uno.

Torna inaspettatamente alla guida della monoposto di Maranello nell’agosto del 2009, chiamato in via eccezionale a sostituire il pilota titolare Felipe Massa, rimasto ferito a un occhio durante il mese precedente. Un dolore al collo lo fa però desistere dal continuare le prove. A sorpresa torna in sella a una monoposto F1 nel 2010, ma non con la Ferrari: firma un contratto con la scuderia Mercedes GP Petronas. Conclude per la seconda volta la sua carriera di pilota nel 2012, senza di fatto ottenere nessun risultato brillante.

Alla fine del 2013 è vittima di un terribile incidente occorso mentre scia: durante un fuoripista cade battendo la testa su una roccia che rompe il casco, e gli procura diffusi danni cerebrali mandandolo in coma. L’intero mondo dello sport si stringe attorno al campione tedesco con messaggi di solidarietà. Negli anni successivi si ritira in Svizzera dove la moglie e la famiglia mantengono uno stretto riserbo mediatico sulle notizie circa il suo stato di salute.

Ecco un breve stalcio della sua carriera fonte WIKIPEDIA

Il debutto con la Jordan (1991)

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1991.

Schumacher testa la Jordan nel 1991

Schumacher debuttò in Formula 1 nel 1991 al volante della Jordan. La squadra irlandese, rivelazione della stagione, ebbe necessità di sostituire nel Gran Premio del Belgio, a Spa Francochamps, in stato di arresto a Londra. La Mercedes lo girò quindi al team di Eddie Jordan per 150 000 dollari.Il manager di Michael, Willi Weber, affinché la Jordan approvasse tale candidatura, assicurò che il pilota conosceva già il difficile tracciato belga, anche se in realtà, come rivelato dallo stesso manager in occasione dell’anniversario dei 20 anni di Formula 1 di Schumacher, non vi aveva mai girato prima.

Nonostante il tedesco affrontasse per la prima volta il difficile circuito, stupì gli addetti ai lavori, qualificandosi al settimo posto durante le qualifiche, ma sfortunatamente, non riuscì a ripetersi in gara visto il ritiro dopo poche centinaia di metri, a causa della rottura della frizione. La prestazione in Belgio attirò l’attenzione di Flavio Briatore, direttore della Benetton, che gli offrì subito un contratto, che portò Schumacher ad affiancare Nelson Piquet. La questione contrattuale con il team Jordan venne chiusa con il trasferimento alla squadra irlandese della seconda guida della Benetton, Roberto Moreno.

Il passaggio in Benetton (1991-1993)

1991

Nella successiva gara a Monza Schumacher andò subito a punti davanti al suo compagno di squadra. Nelle rimanenti gare della stagione andò altre due volte a punti, imponendosi come futura promessa dell’automobilismo.

1992
Magnifying glass icon mgx2.svg : Campionato mondiale di Formula 1 1992.

Schumacher festeggia sul podio del GranPremio d’Italia1992, chiuso al terzo posto; alle sue spalle il vincitore Ayrton Senna , con cui il tedesco si ritrovò più volte in conflitto agli esordi

Al termine della stagione, Piqut lasciò la Formula 1 e venne sostituito alla Benetton da Martin Brundle. Durante la stagione 1992 Schumacher cominciò ad inserirsi stabilmente nelle posizioni di testa, ottenendo alcuni podi, fino alla prima vittoria nel Gran Premio del Belgio. A tre gare dal termine, con il mondiale già assegnato a Nigel Mansell, l’attenzione si spostò sulla lotta per la seconda posizione in classifica che vedeva coinvolti Schumacher, che precedeva Senna e Patrese distanti solo una lunghezza. Alla fine la spuntò il padovano con Schumacher terzo in classifica mondiale, davanti a Senna, tradito in diverse occasioni da una McLaren spesso inaffidabile.

La rivalità tra il fuoriclasse brasiliano e l’emergente pilota tedesco cominciò a delinearsi[35] in Brasile già durante i primi gran premi dell’anno: Schumacher accusò pubblicamente Senna di averlo ostacolato in gara con comportamenti poco corretti, mentre in realtà era stata l’elettronica della McLaren la causa dei suoi improvvisi rallentamenti.[36] In Francia, il tedesco tamponò il brasiliano al primo giro: dopo l’interruzione della gara per la pioggia, Senna, dismessa già la tuta da gara, discusse animatamente con Schumacher tenendo a distanza le telecamere, rimproverandolo per il suo comportamento in Brasile, quando il tedesco lo aveva accusato di rallentarlo volutamente e chiedendogli spiegazioni sull’accaduto.[37] La rivalità proseguì a Hockenheim, in Germania, durante una sessione di test in cui i due si sfiorarono più volte con le ruote e ai box arrivarono quasi alle mani.[35]

1993
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Nella stagione 1993 la Benetton ottenne una fornitura esclusiva di motori Ford, superiori a quelli versione clienti forniti alla McLaren, che invece ne beneficiò dal Gran Premio di Gran Bretagna. I nuovi sistemi di controllo della trazione (introdotti però solo a metà stagione)[39] e di sterzata sulle quattro ruote contribuirono a rendere competitiva la vettura del pilota tedesco. La Benetton sostituì Brundle con Riccardo Patrese che nella stagione precedente aveva fatto la seconda guida alla Williams. Nel corso della stagione, segnata sempre dal dominio della casa inglese (questa volta con Prost tornato alle corse, al posto di Mansell), il tedesco ottenne diversi podi e un’ulteriore vittoria in Portogallo. A inizio settembre, inoltre, ufficializzò il rinnovo del contratto con la Benetton anche per la stagione seguente, rivelando di aver fatto inserire una clausola in cui stabiliva di non voler come compagno di squadra né Senna né Mansell, onde evitare episodi di competizione interna. A fine stagione, con il titolo mondiale assegnato a Prost, arrivò quarto in classifica. La continuità dei risultati che ebbe la Benetton durante questa stagione, spesso sul podio, fece ben sperare per una futura competitività della vettura in modo tale da inserirsi tra i pretendenti per il titolo.

I primi titoli mondiali (1994-1995)

1994
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1994.

La Benetton B194 utilizzata da Schumacher nel 1994

In vista della stagione 1994 il presidente della FIA Max Mosley promosse una decisa riforma del regolamento tecnico della Formula 1: vennero vietati gran parte degli ausili elettronici liberamente impiegati fino ad allora (ivi compresi sospensioni attive, controllo di trazione e meccanismi di partenza automatici) e vennero autorizzati i rifornimenti di carburante in gara. La speranza della Federazione era quella di ridurre le prestazioni delle monoposto e di aumentare lo spettacolo e la competizione, dopo due annate dominate da un solo team.

La Benetton si presentò come una delle squadre candidate alla lotta per il titolo mondiale, nonostante il pronostico fosse tutto dalla parte della Williams, che oltre a essere dotata del Motore V10 Renault (più performante del V8 Ford della Benetton) aveva ingaggiato Ayrton Senna al posto del ritirato Alain Prost.

Le prime due gare del campionato furono vinte da Schumacher, la cui competitività alla guida della B194 risultò a tratti sorprendente: per contro il campione brasiliano patì due ritiri, a causa di un suo errore in Brasile e tamponato da Mika Häkkinen alla partenza nel Gran Premio del Pacifico.

Il successivo fine settimana di Imola ebbe esiti tragici, con il ferimento di Rubens Barrichello durante le prove libere, la morte di Roland Ratzenberger durante le qualifiche e quella di Ayrton Senna durante la gara, a cui si sommarono i gravi incidenti in partenza e corsia box che coinvolsero anche spettatori e meccanici; i rovesci segnarono un punto di svolta per la Formula 1, che procedette a una riforma profonda. La FIA introdusse una serie di misure correttive per migliorare la sicurezza, in successivi interventi regolamentari. Nel frattempo Schumacher, dopo aver vinto le prime tre gare, continuò con ottime prestazioni cogliendo vittorie a Monaco, Canada e Francia, oltre a un secondo posto in Spagna conquistato con il cambio bloccato in quinta marcia. Al termine del Gran Premio di Francia, il vantaggio del tedesco sul suo immediato inseguitore, Damon Hill, era di trentasette punti (66 punti contro i 29 del pilota inglese).

Alessandro Benetton  e Schumacher

Le settimane successive videro accadere più cose nelle aule dei tribunali che in pista: a Silverstone infatti Schumacher superò Hill nel giro di ricognizione e non scontò (su consiglio del muretto del suo team) la penalità comminatagli, venendo infine squalificato. La scuderia tentò di giustificare l’accaduto adducendo un errore di comunicazione tra i commissari di gara e la squadra ma i giudici sportivi, ravvisando il dolo, comminarono al tedesco ulteriori due gare di squalifica. La Benetton fece appello per permettere al pilota di correre almeno la gara di casa (ove dovette comunque ritirarsi) e il Gran Premio del Belgio (che il pilota tedesco vinse, ma si vide revocare per l’eccessivo consumo del fondo in legno della monoposto, complice un testacoda su un cordolo in gara). Schumacher quindi saltò i due gran premi successivi: quando tornò in pista il suo vantaggio su Damon Hill si era ridotto a un solo punto. A Jerez de la Frontera Schumacher vinse, ma Hill lo precedette ancora in Giappone, ove si corse in condizioni di bagnato intenso. Fu così che i due rivali si presentarono alla gara finale divisi da un solo punto.

Schumacher dominò la prima parte del Gran Premio d’Australia: al 35º giro tuttavia uscì di pista e andò a sbattere contro un muretto, danneggiando irrimediabilmente la sospensione destra della Benetton. Nello stesso momento sopraggiungeva proprio Hill, che tentò di superarlo già alla curva successiva: il tedesco tuttavia non diede spazio e anzi tagliò la strada alla Williams, causando un contatto. L’inglese tentò di proseguire, ma anche la sua vettura n’era uscita danneggiata: dopo un infruttuoso tentativo di ripararla ai box, dovette a sua volta ritirarsi.

La manovra fu molto contestata e il pubblico si divise. Una parte degli appassionati sosteneva che la mossa del tedesco fosse stata volontaria,[44] mentre un’altra non ravvisò alcuna predeterminazione da parte del tedesco.[45] La collisione venne valutata come un normale incidente di gara e Schumacher non venne sanzionato. Il titolo di campione del mondo andò per la prima volta al pilota tedesco, che divenne il primo campione mondiale della sua nazione.

A fine anno Schumacher eseguì dei test alcuni con la Ligier motorizzata Renault, gli stessi propulsori che sarebbero poi stati utilizzati l’anno seguente dalla sua Benetton. Questo avvenimento fu dovuto al fatto che, dopo che la casa anglo-italiana aveva rescisso unilateralmente il contratto con la Ford, i motoristi americani non fornirono più alcun motore alla Benetton in via immediata. Visto che la Ligier era da poco stata acquisita da Flavio Briatore, team manager della stessa Benetton, in attesa della nuova Benetton B195 il tedesco provò alcuni giorni alla guida della monoposto francese.[46]

1995
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1995.

Nella stagione 1995 la Benetton montò lo stesso motore Renault V10 utilizzato dalla Williams e Schumacher fu affiancato da Johnny Herbert. La prima fase del mondiale fu controversa: in Brasile il tedesco vinse la gara, grazie anche al ritiro di Hill, ma la vittoria fu inizialmente annullata per non conformità del carburante utilizzato; la decisione finale della FIA fu però quella di confermare il piazzamento dei piloti e di sottrarre i punti alle squadre per il campionato costruttori. Dopo un brutto incidente a Imola, Schumacher tornò alla vittoria nel Gran Premio di Spagna.

A Silverstone (così come accadrà successivamente a Monza) venne tamponato da Hill mentre erano in lotta per il primo posto. Dopo 8 gare Schumacher era in testa alla classifica con undici punti di vantaggio sul rivale inglese. Schumacher diede l’allungo decisivo in classifica a Spa-Francorchamps in una gara rocambolesca: vinse partendo dal sedicesimo posto e duellando per diversi giri su pista bagnata con gomme d’asciutto contro Hill, munito invece di pneumatici da pioggia.[47] A fine settembre, rimase coinvolto in un incidente sull’autostrada per Colonia senza conseguenze.[48] Dopo un secondo posto e una vittoria nel Gran Premio d’Europa, il tedesco conquistò il suo secondo titolo con due gare di anticipo, sul Circuito di Aida nel Gran Premio del Pacifico. Con la successiva gara in Giappone, la squadra conquistò il titolo costruttori, sfuggitole l’anno precedente. Fu l’ultima stagione di Schumacher con la Benetton; difatti, già a campionato inoltrato, Schumacher aveva preso la decisione di accettare l’offerta della Ferrari, impegnata nella propria ricostruzione per tornare a vincere dopo circa 17 anni di digiuno, e in estate firmò un contratto biennale per il team di Maranello.

L’approdo in Ferrari (1996-1999)

1996
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1996.

Schumacher impegnato al Gran Premio di Germania 1996

Nel 1996, Schumacher passò alla Ferrari, scuderia con la quale sarebbe divenuto il pilota più titolato della storia della Formula 1. Ricopriva il ruolo di prima guida al fianco di Eddie Irvine. L’esordio fu difficile: la squadra non vinceva un titolo mondiale piloti dal 1979 e un titolo costruttori dal 1983, il clima non era ottimale e il divario tecnico con le scuderie inglesi sembrava incolmabile. La stagione fu dominata dalle WilliamsRenault di Damon Hill e Jacques Villeneuve. Dopo cinque gare, con una vettura inaffidabile e di scarsa competitività, conquistò 3 podi, ma il distacco in classifica dal leader Hill era già di 26 punti.

A Montecarlo, sotto pressione e costretto alla rimonta in classifica, vanificò un possibile successo. Partito dalla pole position, fu subito sorpassato da Hill e successivamente già nel corso del primo giro, fu costretto al ritiro, dopo essere scivolato su un cordolo bagnato che lo catapultò contro le barriere dalla parte opposta. La prima vittoria arrivò durante la gara successiva al Gran Premio di Spagna sotto il diluvio: dopo essere partito male facendo pattinare le gomme sulla pista allagata, fu protagonista di una incredibile rimonta guadagnando fino a 5 secondi al giro sui piloti di testa, superandoli e arrivando al traguardo con un minuto scarso di vantaggio sul secondo in classifica finale Jean Alesi.

Schumacher esultante sul podio di Monza

A questo successo seguirono cinque gare con tre punti conquistati sempre a causa della scarsa affidabilità della F310: in Canada si staccò un semiasse all’uscita da un pit stop, mentre in Francia al tedesco si ruppe il motore addirittura nel giro di ricognizione, unitamente a vari problemi al cambio. Schumacher tornò alla vittoria al Gran Premio del Belgio grazie anche alle condizioni meteo mutevoli. Il divario tecnico tra la Ferrari e la Williams, seppur ancora notevole, si stava lievemente assottigliando; ciò fu in parte confermato dai buoni risultati ottenuti nella parte finale della stagione con la vittoria a Monza, nella gara più attesa davanti al proprio pubblico, e ai podi conquistati nelle ultime due gare della stagione. La prima stagione del pilota alla Ferrari si concluse con tre vittorie, cinque piazzamenti a podio e una serie di ritiri soprattutto per problemi meccanici. Il tedesco concluse comunque il mondiale al terzo posto dietro ai piloti Williams.

1997
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1997.

Durante il 1997, il divario tecnico con la Williams, seppur sempre elevato, si ridusse grazie anche alla nuova vettura, la F310B, che risultò molto affidabile e all’arrivo di altri tecnici come Ross Brawn e Rory Byrne, che già avevano lavorato con Schumacher negli anni precedenti. Nonostante ciò, a inizio stagione la Williams si dimostrò, come da pronostico, più veloce vincendo in Brasile e Argentina con Villeneuve e a Imola con Frentzen. Dopo 4 gare il distacco in classifica era di 6 punti. Il tedesco iniziò la sua rimonta a partire dal Gran Premio di Monaco, andando così a comandare la classifica. Durante la stagione il distacco fu sempre costante tra i due piloti, difatti non superò mai i 14 punti (situazione che si ebbe al termine del Gran Premio di Francia in favore del tedesco).

Schumacher durante il Gran Premio di Germania 1997

A cinque gare dal termine con la vittoria ottenuta a Spa-Francorchamps Schumacher portò a undici le lunghezze di vantaggio sul rivale canadese, ma dal Gran Premio d’Italia, anche a grazie a episodi favorevoli come l’errore di Schumacher in Austria, che non si accorse di aver sorpassato Heinz-Harald Frentzen in regime di bandiere gialle, e di altri piloti, come al Gran Premio del Lussemburgo, quando il tedesco venne tamponato dal fratello Ralf poco dopo il via, ridusse progressivamente il suo svantaggio fino a portarsi in testa alla graduatoria. Nel penultimo appuntamento a Suzuka Villeneuve avrebbe potuto laurearsi già campione del mondo, ma a causa della sua squalifica dopo la gara (recidivo al sorpasso in presenza di bandiere gialle durante le prove), e alla vittoria di Schumacher, si riaprirono i giochi. Si giunse quindi alla gara decisiva per l’assegnazione del titolo mondiale a Jerez de la Frontera con Schumacher in testa alla classifica con 1 punto di vantaggio sul rivale. In qualifica Villeneuve, Schumacher e Frentzen ottennero lo stesso identico tempo, 1’21″072, ma dalla pole position partì il canadese perché l’aveva ottenuto per primo.

Dopo essere scattato meglio e aver condotto la maggior parte della gara in testa, Schumacher accusò problemi sulla sua Ferrari e venne così raggiunto da Villeneuve che all’uscita dai box dopo il cambio gomme recuperò nettamente il distacco accumulato e lo attaccò alla curva “Dry Sec” nel corso del 48º giro; Schumacher, sorpreso dall’attacco, tentò di difendersi frenando al centro della pista ma venne ugualmente affiancato dalla Williams dell’avversario. In questa manovra di difesa, in un ultimo disperato tentativo di resistenza, tentò di stringerlo sul cordolo interno colpendo la vettura del rivale sulla fiancata sinistra; Villeneuve ebbe la meglio, il tedesco lo colpì a sorpasso quasi completato danneggiando la sospensione anteriore destra della F310B e uscendo conseguentemente di pista, pregiudicando ogni possibilità di vittoria. L’episodio, giudicato volontario e di conseguenza scorretto, gli costò anche il secondo posto in classifica finale, in quanto la FIA,  l’11 novembre 1997  lo escluse dalla classifica piloti,  Riconoscendogli però, nello specifico, i risultati ottenuti durante la stagione che difatti non vennero cancellati dal suo ruolino personale. In questa occasione la manovra di Schumacher venne condannata anche dai media italiani e tedeschi.

Durante la stagione il pilota effettuò anche alcuni test con la Sauber in virtù della partnership tra la Ferrari e la scuderia svizzera, che portò a quest’ultima i propulsori italiani.

1998
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1998.

Nel 1998 la Williams affrontò un periodo di transizione dovuto all’addio dei propulsori Renault. Fu così la McLaren a rivelarsi il team da battere con una macchina altamente competitiva progettata da Adrian Newey. Durante i primi 2 gran premi il dominio delle McLaren fu incontrastabile. Häkkinen e Coulthard furono protagonisti di due doppiette, nella prima addirittura arrivarono a doppiare tutti gli altri piloti. Tale superiorità fu rivelata in parte dall’utilizzo di un terzo pedale che permetteva di variare la forza frenante fra lato destro e sinistro. Questo fu dichiarato illegale dalla FIA.

Gli uomini di Woking introdussero nel Gran Premio del Brasile successivo lo stesso dispositivo ma questa volta veniva azionato, come si vedeva nella camera-car dei piloti, tramite un pulsante verde sul volante. Per la Ferrari la stagione iniziò male, il divario tecnico con la McLaren parve incolmabile, ma il ferrarista fu protagonista di una rimonta che partì dal Gran Premio del Canada fino all’ultima gara. Dopo una rimonta durata tutta l’estate, a Schumacher sfuggì il clamoroso sorpasso in classifica ai danni di Häkkinen quando mancavano 3 gare alla fine: a Spa-Francorchamps non approfittò del ritiro del pilota finlandese, a causa del tamponamento occorso con David Coulthard. A primo impatto sembrò un errore di Schumacher quello di andare a sbattere contro Coulthard, ma non fu così: lo stesso pilota scozzese anni dopo, quando ormai correva per la Red Bull, ammise di aver rallentato volontariamente in un tratto con poca visibilità (viste le condizioni meteo).

Da sinistra: Michael Schumacher si complimenta con il fratello Ralf sul podio di Monza

La Ferrari era dietro al compagno di Häkkinen già al tornantino della “Source” ma la McLaren, prossima al doppiaggio, non dava strada nonostante lo sventolio delle bandiere blu da parte dei commissari di gara. Arrivati a metà circuito Coulthard in un tratto di accelerazione non apri il gas e Schumacher che era subito dietro non vide la macchina dello scozzese davanti a sé rallentare. L’incidente fu inevitabile. Dopo la collisione che lasciò la macchina di Schumacher su tre ruote, il tedesco andò a cercare Coulthard nel box McLaren e venne sfiorata la rissa.[54] E il 13 settembre a Monza ci fu la pace tra i due. Nel circuito brianzolo il tedesco vinse davanti al suo compagno di squadra Eddie Irvine e ci fu la terza volta doppietta Ferrari (come quella di Gerhard Berger e Michele Alboreto nel 1988). Si arrivò il 1º novembre a Suzuka, ultima gara del campionato, con il finlandese in vantaggio di 4 punti sul rivale. Schumacher conquistò la pole position, ma alla partenza della gara gli si spense il motore e fu costretto a prendere il via dall’ultima posizione. Dopo una lunga rimonta che lo aveva portato fino al terzo posto fu infine costretto al ritiro per lo scoppio di una gomma.[55][56] Häkkinen vinse la gara agevolmente e diventò campione del mondo eguagliando le 8 vittorie conquistate da Ayrton Senna con lo stesso team britannico nel 1988.

1999
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1999.

Il 1999 partì con buone prospettive. La nuova F399 non era al livello della McLaren in termini di prestazioni, ma si dimostrò molto più affidabile e il gap con la scuderia inglese venne colmato nel corso della stagione sfruttando la galleria del vento per migliorare la vettura.  Schumacher dopo le prime cinque gare era in testa alla classifica mondiale, ma a causa di un errore al Gran Premio del Canada, in cui perse il controllo della vettura, andando a sbattere nell’ultima curva prima del traguardo (nel cosiddetto “Muro dei Campioni”) mentre era al comando, Häkkinen riprese il comando della classifica.

Schumacher alla guida della sua F399 durante il Gran Premio del Canada 1999

L’11 luglio 1999, nel Gran Premio di Gran Bretagna, a Silverstone, Schumacher fu vittima di quello che si rivelò il più grave incidente della sua carriera, attribuito dai tecnici di Maranello a un problema allo spurgo di un freno, in cui si procurò la frattura della gamba destra e dovette rinunciare a gareggiare, sostituito dal finlandese Mika Salo, fino al penultimo Gran Premio, quello della Malesia, dove conquistò la pole position, e dopo essere stato tutta la gara in testa alla corsa, lasciò la vittoria a pochi giri dalla fine al compagno di scuderia Eddie Irvine, in lotta per il titolo mondiale. Nell’ultima gara, invece, il tedesco, scattato dalla prima posizione, terminò la gara al secondo posto alle spalle di Häkkinen che riuscì così a vincere il mondiale. Schumacher concluse il campionato quinto con 44 punti. Ogni situazione venutasi a creare è comunque sempre stata contraddistinta da stima e rispetto tra il finlandese, vincitore del titolo, e il tedesco infortunato; qualche anno più tardi Schumacher avrebbe dichiarato di considerare Häkkinen il rivale che più rispettò durante la carriera in Formula 1 .

Irvine, intanto, che era stato finora l’unico compagno avuto da Schumacher in Ferrari, nel corso della stagione aveva reclamato il ruolo di prima guida all’interno del team, dopo la situazione seguita all’incidente del tedesco. Già prima dell’autunno vi fu così la rottura tra la Ferrari e l’irlandese: Irvine trovò un sedile alla Jaguar (che aveva rilevato la Stewart) mentre a fianco di Schumacher sarebbe arrivato il promettente brasiliano di origini italiane Rubens Barrichello proveniente proprio dalla Stewart. La Ferrari tornò a vincere il titolo Mondiale Costruttori.

Il dominio mondiale (2000-2004)

2000
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 2000.

Schumacher ai box al  Gran Premio d’Italia

La stagione iniziò con una lunga serie di vittorie: la F1-2000 fu estremamente competitiva e affidabile riuscendo quasi a colmare il gap dalla McLaren, tanto che Schumacher, dopo 5 vittorie in 8 gare, si ritrovò ad avere al Gran Premio del Canada 58 punti contro i 32 del campione in carica Mika Häkkinen. La lotta per il titolo si era, però, già ristretta come nella stagione 1998, tra il ferrarista e il duo McLaren. A partire dal Gran Premio di Francia, il tedesco non riuscì a terminare le tre gare successive, consentendo così il recupero in classifica dei rivali, grazie a due doppiette e a un piazzamento a podio da parte di entrambi i piloti. Häkkinen, vittorioso anche nel Gran Premio d’Ungheria, riuscì a superare Schumacher in classifica piloti (64 punti contro i 62 del tedesco), mentre Coulthard si portò subito dietro a 58 punti.

Il vantaggio di Häkkinen toccò l’apice nel Gran Premio del Belgio, dove il finlandese conquistò un’altra vittoria mettendo sei punti di distacco tra lui e Schumacher. Ma già dal Gran Premio d’Italia, il ferrarista cominciò a rimontare e vinse due gare di fila riportandosi così nuovamente in testa in classifica e tagliando definitivamente fuori dalla lotta per il titolo Coulthard. Il campionato si decise, con una gara di anticipo, a Suzuka: Schumacher dopo una gara in rimonta sul rivale Häkkinen, che al via era andato in testa, vinse la gara, conquistando così il suo terzo campionato mondiale a distanza di cinque anni dal precedente e riportando il titolo piloti a Maranello dopo 21 anni di attesa: l’ultimo a vincerlo era stato il sudafricano Jody Scheckter nel 1979. In Malesia, ultima gara dell’anno, grazie alla nona vittoria stagionale e al terzo posto di Barrichello, Schumacher assicurò alla Ferrari anche il titolo costruttori, bissando la vittoria dell’anno precedente.

2001
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 2001.

Schumacher durante il Gran Premio del Canada 2001

Nel 2001 la Ferrari F2001 si dimostrò, sin dai primi Gran Premi, più competitiva sia della McLaren che della Williams. Nei primi quattro appuntamenti del calendario, la lotta fra Schumacher e David Coulthard fu serrata, difatti i due piloti si trovavano appaiati in testa alla classifica con 26 punti; dopodiché il tedesco mise a segno 8 podi consecutivi prendendo le distanze dal resto del gruppo, mentre la McLaren dovette fare i conti con numerosi problemi di affidabilità e competitività. Da segnalare la stagione negativa di Häkkinen, ormai sull’onda del ritiro che avverrà a fine anno. Schumacher vinse agevolmente il suo quarto titolo in Ungheria con 4 gare d’anticipo, raggiungendo il record di vittorie nella storia della Formula 1 detenuto da Alain Prost e battendone alcuni, come quello di Nigel Mansell riguardante i punti conquistati in una stagione (123 contro i 112 dell’inglese). Inoltre, per la prima volta, due fratelli (Michael e Ralf Schumacher) conclusero ai primi due posti di un Gran Premio, in quello del Canada. In classifica Coulthard arrivò secondo a ben 58 punti di distanza da Schumacher, mentre l’altro ferrarista Rubens Barrichello concluse terzo.

2002
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 2002.

L’arrivo del Gran Premio di Austria anno 2002

Si giunse così al 2002. Già dalla prima gara, come nelle due stagioni precedenti, la Ferrari dominò il campionato; l’unica scuderia che provò a opporsi fu la Williams, con Ralf Schumacher e Juan Pablo Montoya. La McLaren ebbe un inizio difficile, così come Barrichello. Fino al Gran Premio di Monaco, le scuderie rivali si mantennero vicine alla Ferrari solo nel campionato costruttori. Ma dopo di esso, grazie all’apporto di un ritrovato Barrichello, si mise la parola fine anche a questa competizione.

Il tedesco vinse quindi il suo quinto titolo mondiale con 144 punti, dominando l’intero campionato. Vinse infatti 11 gare su 17, e finì sempre sul podio (il peggior risultato della stagione fu il terzo posto in Malesia), confermandosi campione già il 21 luglio al Gran Premio di Francia con 6 gare d’anticipo, ed eguagliando dopo 45 anni il record di Fangio rimasto fino a quel momento inavvicinabile per chiunque. Secondo fu Barrichello con 77 punti, mentre Montoya terminò la stagione terzo a 27 lunghezze dal brasiliano.

In questa stagione avvenne anche un contestato episodio al Gran Premio d’Austria, nel quale Barrichello, a pochi metri dall’arrivo, cedette la vittoria al tedesco per ordini di scuderia. Sul podio Schumacher, turbato dai fischi con cui il pubblico aveva accolto i piloti alla premiazione, cedette il gradino più alto del podio, e il trofeo del vincitore, al compagno di squadra e lo fece anche sedere nella postazione del vincitore in occasione della conferenza stampa.[64] In seguito a questi fatti, la FIA multò il team di Maranello con un milione di dollari, per aver violato le norme di comportamento sul podio e in conferenza stampa, e varò una norma che vietava gli ordini di scuderia.[65][66]

2003
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 2003.

L’uscita della curva 2 dopo lo scatto del Gran Premio degli Stati Uniti d’America 2003

Il mondiale 2003 iniziò con alcune modifiche apportate al regolamento volte a contenere lo strapotere della Ferrari, inerenti in particolar modo le qualifiche e l’assegnazione dei punteggi, dove lo scarto tra il primo e il secondo classificato venne assottigliato a due soli punti. La scuderia di Maranello iniziò l’annata in maniera conservativa, schierando ancora la macchina dell’anno precedente, ma per Michael l’avvio di stagione fu negativo: David Coulthard si aggiudicò il primo Gran Premio in Australia, mentre Schumacher si dovette accontentare del 4º posto, a causa di un suo errore che portò alla rottura di un deflettore.[67] Nelle due gare seguenti, in Malesia e in Brasile, i risultati non furono migliori (un sesto posto e un ritiro) e il tedesco si trovò distanziato dal leader del mondiale, Kimi Räikkönen, di ben 16 punti.

Dal quarto appuntamento stagionale, l’introduzione della nuova e più competitiva F2003GA permise a Schumacher di tornare a vincere per tre volte di fila. A questo punto, Räikkönen (che aveva realizzato una serie di podi corredati anche da una vittoria in Malesia) si trovava ancora in vantaggio di due punti rispetto al ferrarista, ma dopo il Gran Premio del Canada Schumacher prevalse (54 punti, contro i 51 del finlandese). La Ferrari si dimostrò in seguito poco competitiva sia in Germania che in Ungheria (l’8º posto del tedesco all’Hungaroring permise a Räikkönen di portarsi a 1 punto dalla testa della classifica). La causa di questo improvviso calo di prestazioni era dovuta alle gomme Bridgestone, che con le alte temperature non riuscivano a essere competitive e, in parte, per l’aerodinamica troppo rigida. Anche Juan Pablo Montoya si riavvicinò al tedesco, con una serie di sette podi di fila.

A partire dal Gran Premio d’Italia, dove i tre piloti arrivarono racchiusi in due punti, il tedesco ritornò alla vittoria, ripetendosi anche negli Stati Uniti. Si giunse quindi a Suzuka con una situazione molto tesa: 92 punti per Schumacher, Räikkönen con 83 e a seguire Montoya con 82, che però non poteva più aggiudicarsi il titolo in quanto aveva vinto soltanto due Gran Premi contro i sei di Schumacher. Vinse Rubens Barrichello seguito da Räikkönen e Coulthard. Al tedesco bastò un ottavo posto per essere ancora campione del mondo. Schumacher con la conquista del sesto titolo mondiale batté il record di Fangio che resisteva da 46 anni.

2004
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 2004.

Tabellone della Ferrari in onore della settima vittoria mondiale di Michael Schumacher

Nel 2004, la Ferrari ripeté il copione del 2002, vincendo il primo appuntamento stagionale in Australia. Schumacher vinse anche le quattro gare seguenti. Gli attesi Montoya e Räikkönen, a dispetto dei pronostici, non ripeterono l’exploit della stagione precedente, cedendo il passo al ritrovato Barrichello e al pilota della BAR Jenson Button. Dopo le prime otto gare, Schumacher conduceva con sette vittorie ed era in testa con 70 punti, seguito dal suo compagno di squadra e da Button. La serie di successi del tedesco venne interrotta solamente a Monaco, quando venne tamponato da Montoya in regime di safety-car, in una gara molto concitata vinta da Jarno Trulli. Dopodiché, Schumacher vinse altri sette Gran Premi, laureandosi per la settima volta campione del mondo a Spa-Francorchamps, a quattro gare dal termine della stagione.

Anche questa fu una stagione carica di successi: il tedesco ottenne 13 vittorie su 18 gare e batté vari record: vittorie, podi, giri veloci, punti e chilometri al comando delle gare. A fine stagione Schumacher, con 148 punti, staccò nettamente il compagno di squadra Rubens Barrichello e Button, rispettivamente secondo e terzo. In classifica costruttori la Ferrari vinse agevolmente, mentre le rivali McLaren e Williams non riuscirono a ottenere risultati simili agli anni precedenti e arrivarono rispettivamente al quinto e al quarto posto, tanto che a seguire la Ferrari furono la rivelazione BAR motorizzata Honda, anche se distaccata di ben 143 punti, più del doppio, e la Renault, che divenne campione l’anno successivo.

Gli ultimi anni in Ferrari e il primo ritiro (2005-2006)

2005
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 2005.

La stagione 2005 iniziò alquanto male per Schumacher, a causa della scarsa competitività della Ferrari: dopo un ritiro al Gran Premio d’Australia per i danni riportati nel contatto con Heidfeld, non gli riuscì la rimonta nei confronti delle più competitive Renault e McLaren che presero velocemente il largo.

L’unica vittoria avvenne a metà stagione, al Gran Premio degli Stati Uniti di Indianapolis, in una gara piuttosto insolita: durante le qualifiche il fratello Ralf ebbe un terribile incidente sulla sopraelevata, dovuto all’inaffidabilità delle gomme Michelin su quel tracciato. Le proposte di inserire una chicane furono vane: la FIA non accettò modifiche al percorso o l’invalidamento dei punti ottenuti in gara, per cui i piloti con gomme Michelin percorsero solamente il giro di ricognizione prima di rientrare nei box. Alla partenza, si schierarono quindi solo sei vetture: le Minardi, le Jordan e le Ferrari. La vittoria andò quindi a Schumacher, seguito da Barrichello e da Tiago Monteiro. Oltre a questo controverso successo, il tedesco ottenne come migliori risultati solo quattro podi, frutto di tre secondi (San Marino, Canada e Ungheria) e un terzo posto (Francia).

Al termine della stagione Schumacher si classificò al terzo posto, mentre il campionato piloti fu vinto facilmente da Fernando Alonso grazie alla sorprendente competitività e affidabilità della Renault che si aggiudicò anche il titolo costruttori. Ugualmente deludente fu il risultato della classifica costruttori: la Ferrari fu terza alle spalle di Renault e McLaren, risultando l’annata più negativa per Schumacher e la squadra di Maranello per quanto riguarda le ultime 9 stagioni.

2006
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 2006.

Si giunse così alla stagione 2006, l’ultima per Schumacher (prima del ritorno targato 2010). Barrichello, stanco di fare la seconda guida, decise di rompere il contratto con la Ferrari per cercare nuove glorie con il nuovo team Honda.[71] Al suo posto arrivò Felipe Massa (già collaudatore della casa di Maranello nel 2003). Il Gran Premio inaugurale vide un buon 2º posto di Schumacher, partito dalla pole position, ma beffato da Alonso con la strategia dei pit stop, mentre Massa arrivò nono dopo un testacoda. Proprio in questa gara il tedesco eguagliò il record di pole fino ad allora appartenuto ad Ayrton Senna.[72] La Ferrari, però, presentava ancora problemi, difatti dopo 3 gare Schumacher era distanziato dal leader Alonso di ben 17 punti. Il tedesco vinse la quarta gara del mondiale, il Gran Premio di Imola, dando così un’ottima impressione della vettura e riuscì a battere il record di pole di Senna.

Schumacher durante il Gran Premio del Canada 2006

Seguirono un’altra vittoria del tedesco e quattro di Alonso, tra cui quella a Montecarlo, dove Schumacher venne retrocesso in fondo allo schieramento dopo le qualifiche per il discusso parcheggio alla curva della “Rascasse” negli ultimi minuti delle prove ufficiali. Il tedesco dopo una lunga rimonta concluse la gara al 5º posto.[73] Dopo 9 gare Alonso era al comando della classifica con 84 punti, mentre Schumacher inseguiva a 59.

Dal Gran Premio degli Stati Uniti, il ferrarista mise a segno una serie di vittorie consecutive che gli consentirono di riaprire la pratica mondiale, che sembrava già chiusa. In Ungheria Schumacher fu invece protagonista di un weekend complicato: difatti nelle prove libere del sabato mattina, durante il rientro ai box, superò Alonso e Kubica dopo l’esposizione della bandiera rossa, causata dalla rottura del motore di Jenson Button, e dovette partire dalla dodicesima piazza a causa della penalità di 2 secondi per ogni giro di qualifica compiuto. La gara inizò male per lui tantoché il rivale Alonso, in testa alla gara, riuscì anche a doppiarlo. Lo spagnolo però sarà costretto al ritiro al 53º giro, dopo che due giri prima al suo pitstop una gomma era stata avvitata male. Il tedesco si involò verso un secondo posto inaspettato, grazie alla strategia Ferrari azzeccata basata su 2 soste anziché 3 come gli avversari. Ma fu proprio al suo secondo pit stop che la gara precipitò: Schumacher infatti decise di non sostituire le gomme intermedie, ma la scelta si rivelò sbagliata, dato che la pista si era ormai asciugata; nei giri successivi subì quindi il ritorno della McLaren di de la Rosa, al quale resistette solo per alcuni giri. Poi venne attaccato anche da Heidfeld e, nel tentativo di resistergli, ruppe il braccetto dello sterzo dovendo così rientrare ai box, per ritirarsi a soli 2 giri dalla fine. Venne comunque classificato 8° prendendo così un punto. Dopo il vittorioso Gran Premio di Monza, gara nella quale il rivale spagnolo ruppe il motore quando si trovava in terza posizione con il tedesco al comando, Schumacher aveva solo due punti di svantaggio da recuperare, e la Ferrari era in testa al campionato costruttori quando mancavano 3 gare alla fine. Dopo la vittoria in quest’ultima gara, il 10 settembre 2006 annunciò ufficialmente il suo primo ritiro dalle competizioni al termine della stagione, anche se la notizia era già nell’aria da qualche mese

Schumacher sorpassa Kimi Räikkönen in quarta posizione a tre giri dalla fine nell’ultima gara in Ferrari a Interlagos

Il 1º ottobre 2006 in Cina, dopo la pole position di Alonso, Schumacher, penalizzato nella prima parte di gara dalle performance delle gomme Bridgestone sotto la pioggia battente, rimontò con il cessare di questa e il conseguente progressivo asciugamento della pista e vinse la gara, passando al primo posto in classifica piloti per il maggior numero di Gran Premi vinti, essendo a pari punti con il rivale spagnolo. Con ancora due eventi stagionali da disputare, il pilota tedesco aveva la concreta possibilità di vincere il mondiale, mentre la Renault era per un punto in testa alla classifica costruttori.

Al Gran Premio del Giappone, a Suzuka, le Ferrari partirono in prima fila mentre le Renault in terza. Schumacher, al comando sin dai primi giri con Alonso secondo, subì la rottura del motore al 37º giro e fu costretto al ritiro, regalando così la vittoria al rivale. Visto il distacco accumulatosi nei confronti dello spagnolo, Schumacher dichiarò che la Ferrari avrebbe puntato al titolo costruttori, visto che ormai quello piloti era perso infatti per vincere l’ottavo titolo mondiale sarebbe servita una vittoria nell’ultimo Gran Premio in Brasile e un ritiro o un arrivo fuori dai punti di Alonso. Disputò l’ultima gara prima del ritiro il 22 ottobre 2006, sul Circuito di Interlagos. Prima della gara, durante la cerimonia, l’ex calciatore brasiliano Pelé gli donò un trofeo alla carriera. Inoltre la BMW-Sauber, come tributo nei suoi confronti, presentò sull’alettone posteriore la scritta “Thanks Michael” (“Grazie Michael”) in omaggio al pilota tedesco.

L’alettone della BMW Sauber omaggia Schumacher in occasione del Gran Premio del Brasile 2006

Il fine settimana, però, non fu molto fortunato per il tedesco che arrivò quarto dopo una gara in rimonta: partito decimo, a causa della rottura della pompa della benzina avvenuta il giorno precedente,[77] rimontò subito quattro posizioni, e dopo aver sorpassato Fisichella sul rettilineo del traguardo, per un contatto con lo stesso, forò uno pneumatico e fu costretto a percorrere quasi un giro intero, molto lentamente, prima di raggiungere la corsia dei box.[78] Dopo la sosta, Schumacher si trovava all’ultimo posto a circa 38″ dal penultimo, e prossimo al doppiaggio, difatti era poco davanti al leader della corsa Massa. Il tedesco, però, riuscì a rimontare abbassando più volte il tempo sul giro, compiendo 13 sorpassi in poco più di 40 giri rimasti. Dopo una rimonta incredibile terminò la sua gara al quarto posto (distanziato di meno di 5″ dal terzo e meno di 6″ dal secondo) con un distacco di 24″ dal vincitore.

A pochi giri dalla fine, compì il suo ultimo sorpasso ai danni di Räikkönen, suo successore in Ferrari l’anno successivo. Il mondiale così terminò con la seconda vittoria consecutiva di Alonso, seguito al secondo posto da Schumacher a 13 punti di distanza. Il titolo costruttori andò di nuovo alla Renault, che superò la casa di Maranello di soli 5 punti.

Il triennio da consulente e collaudatore (2007-2009)

2007

Schumacher non abbandonò definitivamente la Ferrari, prendendo parte ad alcune gare del campionato 2007 come superconsulente, notizia anticipata a gennaio dal quotidiano tedesco Die Welt.[79] Il tedesco fece la sua prima uscita in tale veste al Gran Premio di Spagna, riproponendosi in quello di Monaco e dopo ancora in quello del Canada, come assistente di Jean Todt. Annunciò poi che dal Gran Premio d’Ungheria in avanti, non sarebbe più stato presente al muretto Ferrari fino alla fine della stagione, volendosi dedicare maggiormente alla sua famiglia.

Schumacher in una giornata celebrativa a bordo della F2007 a Fiorano

Schumacher ha anche presentato la cerimonia per la vittoria del team tedesco nell’A1 Grand Prix, venendo acclamato dal pubblico presente.[80] Il 13 novembre 2007 tornò in pista a Barcellona in veste di collaudatore, effettuando 64 giri con una Ferrari F2007 senza dispositivi elettronici e segnando il miglior tempo delle due giornate di test; successivamente partecipò ai test tenutisi a Jerez de la Frontera il 6 e 7 dicembre 2007 realizzando anche ottimi tempi su giro, pur confermando di non voler prendere parte a nessun campionato automobilistico.

2008

A gennaio 2008 il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo confermò l’impiego di Schumacher come terzo pilota della scuderia e come addetto allo sviluppo della vettura.Sempre nel 2008, partecipò al campionato tedesco di Superbike, ma senza mai andare a punti. Nonostante ciò il tedesco affermò di non voler intraprendere una seconda carriera sportiva.[85] Successivamente divenne membro per la Germania della Commission for Global Road Safety della FIA e delle Nazioni Unite. L’11 febbraio 2009 Schumacher, durante un allenamento privato sul circuito di Cartagena, perse il controllo della sua Honda CBR 1000 e cadde malamente: subito soccorso, rimase qualche minuto privo di conoscenza. Trasportato in ospedale venne subito dichiarato fuori pericolo.

2009

Il 29 luglio 2009, in seguito all’infortunio di Massa durante le qualificazioni del Gran Premio d’Ungheria, la Ferrari annunciò il ritorno alle corse in Formula 1 di Schumacher. Sarebbe stato il tedesco a correre per le restanti gare della stagione 2009, a partire dal Gran Premio d’Europa a Valencia, al fianco di Räikkönen. L’11 agosto 2009, tuttavia, Schumacher, dopo alcuni test effettuati in pista, comunicò di dover rinunciare all’incarico a causa di alcuni problemi al collo risalenti all’incidente avvenuto sei mesi prima.

A fine stagione si susseguirono una serie di voci circa un incontro tra lo stesso Schumacher e Ross Brawn, in quel momento proprietario della Brawn GP, team neo-campione del mondo, che avevano vissuto insieme le esperienze in Benetton e Ferrari; i due avrebbero parlato di un possibile ritorno in Formula 1 del sette volte campione del mondo, al volante della Mercedes, a sua volta rientrante nella massima serie dopo ben 55 anni di assenza. Difatti la Mercedes era in procinto di rilevare le quote di maggioranza del team di Ross Brawn, che sarebbe rimasto nelle vesti di direttore sportivo. Dopo più di un mese venne dato l’annuncio ufficiale del ritorno alle corse di Michael Schumacher.

Il ritorno alle corse con la Mercedes e il secondo ritiro (2010-2012)

2010
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Schumacher al volante durante il Gran Premio del Canada 2010

Il 23 dicembre 2009 la scuderia Mercedes, appena costituitasi con l’acquisto da parte della casa tedesca del team neo-campione del mondo Brawn GP, ufficializzò l’ingaggio, per le tre stagioni successive, del pilota tedesco, che avrebbe affiancato il suo connazionale Nico Rosberg.[89] Nonostante le aspettative nel precampionato fossero piuttosto elevate, i risultati delle prime gare furono piuttosto deludenti per il team di Brackley: Schumacher colse un sesto posto al suo esordio in Bahrain e due decimi posti nei successivi tre gran premi. Nel Gran Premio di Spagna come nel Gran Premio di Turchia arrivò quarto.

Nel prosieguo della stagione Schumacher continuò a deludere le aspettative, anche per via della scarsa competitività della vettura rispetto alle monoposto di vertice; nella parte centrale del campionato il pilota tedesco ottenne solo qualche piazzamento a punti. Nel Gran Premio d’Ungheria, chiuso in undicesima posizione, Schumacher venne penalizzato dai commissari per una manovra ai limiti del regolamento nei confronti di Rubens Barrichello, con il quale era in lotta per il decimo posto, venendo arretrato di dieci posizioni in griglia nel successivo Gran Premio del Belgio. Qui il pilota tedesco fu protagonista di una buona rimonta, chiudendo al settimo posto dopo aver preso il via dalla ventunesima posizione. Nel Gran Premio del Giappone, a Suzuka, Schumacher giunse al traguardo al sesto posto, mentre nell’inedito Gran Premio di Corea ripeté il miglior risultato stagionale, conquistando il quarto posto finale in una gara disputata sul bagnato. Dopo aver ottenuto un settimo posto e un ritiro per incidente nelle ultime due gare della stagione, Schumacher chiuse il campionato in nona posizione assoluta con 72 punti. Per la prima volta in carriera il pilota tedesco non ottenne né vittorie né podi in una stagione completa.

2011
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Schumacher durante il Gran Premio del Canada 2011

Tra le novità regolamentari più importanti introdotte in questa stagione figurarono il ritorno del Kers (il dispositivo in realtà non era mai stato bandito dal 2009 ma per la stagione 2010 le squadre si erano accordate per non usarlo) e della regola del 107%; venne inoltre introdotto, per la prima volta in Formula 1, il dispositivo dell’ala posteriore mobile per agevolare i sorpassi (Drag Reduction System o DRS). Cambiò anche il fornitore unico delle gomme: Pirelli e non più Bridgestone. La Mercedes iniziò la stagione con l’obiettivo di riscattare un deludente 2010 e inserirsi definitivamente tra i top team.

Nonostante i risultati deludenti della stagione precedente e continue voci su un nuovo possibile ritiro, Schumacher confermò il proprio impegno con la scuderia tedesca anche per le stagioni 2011 e 2012. In seguito si diffuse l’indiscrezione, poi confermata prima dalla scuderia e in seguito anche dallo stesso Schumacher, di un suo problema nell’affrontare le sessioni al simulatore per anticipare l’assetto delle corse.[90]

Nella gara inaugurale della stagione, il Gran Premio d’Australia, Schumacher non si qualificò tra i primi dieci e si dovette poi ritirare per i danni riportati dalla vettura in seguito a un tamponamento subito dopo la partenza. Escluso nuovamente dalla top ten nel successivo Gran Premio della Malesia, chiuse la gara in nona posizione, portando i primi punti stagionali alla Mercedes. Dopo aver ottenuto altri due piazzamenti a punti in Cina e in Spagna, nel rocambolesco Gran Premio del Canada Schumacher lottò a lungo per una posizione sul podio, dovendo cedere nel finale a Jenson Button e Mark Webber, alla guida di vetture più competitive, e chiudendo la gara in quarta posizione. Nelle quattro gare successive Schumacher non ottenne risultati di rilievo.

Nel Gran Premio di Germania sul circuito del Nürburgring, diventò il primo pilota a gareggiare su un circuito nel quale gli è stata dedicata una curva, la “S Schumacher” collocata tra la “Shell Curve” e la “Dunlop Curve” (curve 9 e 10 del circuito).[91] Nel Gran Premio d’Ungheria tornò brevemente in testa a un Gran Premio per la prima volta in quattro anni. Nel successivo Gran Premio del Belgio il pilota tedesco celebrò i 20 anni dal suo esordio ufficiale in Formula 1, avvenuto sullo stesso circuito[92] Partito ultimo sulla griglia a causa di un incidente nelle prime fasi della qualifica, Schumacher compì una rimonta che lo portò al traguardo al quinto posto, risultato che ripeté nel successivo weekend di Monza, in una gara caratterizzata da un lungo duello con Lewis Hamilton.

Nelle ultime sei gare della stagione Schumacher ottenne altri tre piazzamenti a punti, che gli consentirono di migliorare il suo totale rispetto all’anno precedente. Il pilota tedesco conquistò l’ottava posizione nella classifica finale, per la seconda volta consecutiva in carriera con la Mercedes dal suo ritorno nel 2010, chiudendo la stagione senza ottenere vittorie o podi, né pole o giri veloci. In questa stessa stagione Schumacher ottenne un nuovo primato, ovvero quello del maggior numero di sorpassi (116) in una sola stagione.[93]

2012
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Schumacher impegnato nelle qualifiche del Gran Premio di Monaco 2012

Nelle prime tre gare della stagione 2012 Schumacher ottenne delle buone prestazioni in qualifica, piazzandosi sempre nelle prime due file. Tuttavia, in Australia e in Malesia il pilota tedesco non riuscì a confermare i buoni risultati la domenica, per problemi di consumo degli pneumatici nella prima occasione e per un incidente con Romain Grosjean nella seconda. In Cina, invece, fu costretto al ritiro a causa di un bullone non fissato alla ruota anteriore destra mentre era in seconda posizione alle spalle del compagno di squadra Nico Rosberg. Nel Gran Premio di Spagna Schumacher tamponò Bruno Senna, mettendo fuori gara se stesso e il brasiliano della Williams. L’incidente gli costò cinque posizioni di penalità sulla griglia di partenza nel successivo Gran Premio di Monaco, nel quale il pilota tedesco fece segnare il miglior tempo in qualifica, dovendo però scattare dal sesto posto.

In gara Schumacher si ritirò per problemi tecnici. Dopo un altro ritiro, sempre per problemi tecnici, nel Gran Premio del Canada, a Valencia il pilota tedesco, partito dalla dodicesima posizione, riuscì a conquistare il terzo posto, giungendo per la prima volta sul podio dopo il rientro in Formula 1.[94] In Gran Bretagna Schumacher ottenne la terza posizione nelle qualifiche, svoltesi sul bagnato, mentre in gara scivolò al settimo posto, risultato che ripeté nel seguente Gran premio di Germania; in questa occasione il tedesco fece segnare anche il giro più veloce, il primo dal suo ritorno in Formula 1. Nell’appuntamento successivo in Ungheria spense il motore durante la procedura di partenza, retrocedendo così all’ultimo posto e, dopo aver subito una penalità per aver superato il limite di velocità in corsia box, interruppe la sua corsa per problemi meccanici.

Al rientro dalla sosta estiva, durante l’evento disputato in Belgio, il pilota tedesco, 21 anni esatti dopo il suo esordio in Formula 1, festeggiò i suoi 300 gran premi in carriera (secondo pilota più presente di sempre dietro a Rubens Barrichello) con un casco celebrativo; chiuse la corsa al settimo posto. Dopo aver conquistato un sesto posto nel Gran Premio d’Italia, a Singapore Schumacher registrò un nuovo ritiro, dopo aver sbagliato una frenata e tamponato il francese Vergne, provocandone al contempo il ritiro. La manovra gli costò una penalizzazione di 10 posizioni in griglia nel successivo Gran Premio del Giappone. Il 4 ottobre 2012, a seguito dell’ingaggio di Lewis Hamilton da parte della Mercedes per la stagione 2013, annunciò ufficialmente il secondo ritiro dalle competizioni al termine della stagione 2012[.

Nelle gare successive all’annuncio Schumacher non ottenne risultati degni di nota, classificandosi sempre fuori dalla zona punti anche per via della scarsa competitività della vettura. Nel Gran Premio degli Stati Uniti il pilota tedesco ottenne il sesto tempo in qualifica, ma in gara non fu in grado di confermarsi, chiudendo sedicesimo. In quell’occasione il pilota tedesco divenne il pilota con più chilometri percorsi nei Gran Premi di Formula 1, battendo un record che apparteneva a Rubens Barrichello. Nel Gran Premio del Brasile, ultima gara della carriera, Schumacher ritornò a punti tagliando il traguardo in settima posizione al termine di una gara piuttosto rocambolesca disputatasi sul bagnato. Il tedesco chiuse la sua ultima stagione in Formula 1 in tredicesima posizione in classifica generale con 49 punti.