Mondragone – AMBC: Anche quest’anno con il solito ritardo avremo il solito bilancio di pochi e per pochi

Il Comune di Mondragone è in esercizio provvisorio non avendo approvato il bilancio di previsione 2020/22 entro il 31 dicembre 2019

MONDRAGONE – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell’Associazione Mondragone Bene Comune: “Il Comune di Mondragone -sarà sfuggito ai più- è in esercizio provvisorio non avendo approvato il bilancio di previsione 2020/22 entro il 31 dicembre 2019. Certo, vi è stata la proroga governativa, ma i comuni virtuosi, al contrario di Mondragone, continuano – nonostante gli slittamenti- ad approvare il bilancio entro il 31 dicembre. Un tempo supplementare per approvare il bilancio che si poteva almeno utilizzare per rispettare finalmente quanto scritto nel programma elettorale di questa Amministrazione e promesso dal sindaco Pacifico, ovvero il bilancio partecipato, chiamando a raccolta cittadini e quartieri. C’era tutto il tempo per farlo, ma non c’è alcuna volontà di farlo!

L’AMBC -che ha materialmente inserito il bilancio partecipato nel programma scritto per Pacifico- insiste da anni sulla necessità di far uscire il bilancio dal palazzo e da una cerchia ristrettissima per restituirlo finalmente ai cittadini. Per far sì che essi possano innanzitutto conoscere quanto si incassa e quanto si dovrebbe incassare (e, quindi, l’ammontare dell’evasione e dell’elusione di tanti cittadini) e quanto si spende e come si spende, ma anche per chiamarli a decidere su come cercare -attraverso il bilancio e la tassazione locale- di mettere in piedi politiche locali di giustizia sociale, di uguaglianza e di redistribuzione (possedere ben 11 beni immobili non è la stessa cosa del possesso della sola abitazione in cui si vive) o come spendere una parte dei soldi pubblici ( privilegiando per qualche anno la scuola, il teatro, il cinema o la letteratura al posto- per esempio- degli scavi archeologici o delle festicciole).

Un bilancio degno di questo nome dovrebbe ispirarsi ai principi della veridicità, del realismo, dell’efficienza, dell’efficacia, della sostenibilità, della trasparenza e della democraticità. E dovrebbe avere una visione di città. Il bilancio è il dell’azione politico-amministrativa ed è attraverso di esso che passa il destino della città. E anche un bilancio fallito come il nostro, scassato senza soluzione di continuità per oltre un ventennio (ventennio sfascista), a partire dai 9 anni di cattiva gestione del sindaco Conte e del suo centrodestra, può essere a favore di politiche ambientali e di nuove misure di welfare, anziché utilizzato per assicurare mancette, prebende e incarichi (dotarsi -per esempio- di un ufficio legale potrebbe significare farla finita con la mirandola di incarichi legali, razionalizzando la spesa per il contenzioso).

Anche le scarsissime risorse di un bilancio che non si è voluto seriamente riequilibrare sono oggetto di scelta: possono andare per l’ennesima volta- per esempio- a favore del mantenimento di un campo sportivo utilizzato da pochi (ma a carico di tutti perché da esso non vi è alcun introito) e per assicurare la vigilanza ad un palazzetto dello sport che non si riesce a far funzionare, oppure per favorire il funzionamento pubblico di una struttura culturale (anche acquisita da un privato), che tanto manca alla città. Oppure scegliere di farla finita con i carrozzoni tipo ASI, con le farmacie comunali o con gli Informagiovani per destinare queste risorse a progetti di sviluppo e occupazione.

Ma gestire il bilancio e programmare l’azione di governo locale stando dalla parte dei cittadini (informandoli e ascoltandoli e, soprattutto, analizzando i loro bisogni e le loro priorità) potrebbe significare dover finalmente mettere le mani sui servizi (scadenti quando ci sono o gestiti abusivamente come quelli cimiteriali), prendendo atto -una volta per tutte- che se i privati ci guadagnano (spesso a fronte di pessime prestazioni) possiamo guadagnarci tutti optando per una loro diversa modalità di gestione e facendola contestualmente finita anche con affidamenti che non di rado sono sempre in capo agli stessi operatori.

Potrebbe significare dover agire sugli eterni sprechi (ipotizzare ancora una volta una moltitudine di sedi comunali in giro per la città significa continuare ad alimentare sprechi e spesa improduttiva) o sulla gestione delle risorse demaniali (con la tolleranza zero da praticare rispetto a coloro che continuano a sfruttare beni pubblici e a non pagare quanto e quando dovuto). Potrebbe significare- in definitiva- dover scontentare almeno un po’ coloro che da decenni hanno messo le e che sono i .

Un bilancio più giusto, più equo, più trasparente e più partecipato non può essere , di pochi eletti e non. Ma un bilancio così forse non è proprio nelle corde di questi amministratori. E così anche quest’anno avremo, con il solito ritardo, il solito bilancio di pochi e per pochi”.