di Giovanna Paolino e di Antonio De Falco
Omicidio Marco Mongillo : una tela di Penelope nell’intricato scenario di Rione Santa Rosalia a Caserta.
Domani sara’ ascoltato presso la Procura di Santa Maria C.V. dal Pm Michele Caropolli, il fratello del povero Marco, Vincenzo Mongillo , presente nella casa di Umberto Zampella in quel tragico 8 luglio. Resta da accertare se Vincenzo si trovasse effettivamente nell’appartamento al momento della morte del fratello.
Le incognite sono ancora tante ed irrisolte. Nei prossimi giorni e’ previsto , nella abitazione di Umberto Zampella, l’intervento dei RIS , ovvero il Reparto Investigazioni Scientifiche, che è il nome di 4 reparti dell’Arma dei Carabinieri preposti a svolgere attività tecnico-scientifica nell’ambito delle indagini preliminari.
Chi ha davvero ucciso Marco Mongillo? Reo confesso dell’omicidio e’ Antonio Zampella fratello di Umberto agli arresti domiciliari nello stesso appartamento dove si e’ consumato il reato.
Ma in questo racconto di disperazione casertana non quadra niente.
Questa mattina, presso la Caserma dei Carabinieri di via Laviano e’ stato ascoltato il teste V.D.S che ha indicato R.B. come colui che gettò materialmente la Browning calibro 7,65 arma del delitto.La pistola, cioe’ , non sarebbe stata lanciata dal balcone ma occultata tra stracci e poi gettata nell’immondizia da R.B.
Antonio Zampella ha sempre detto di aver acquistato l’arma da un immigrato sul litorale domizio mentre , secondo indiscrezioni, essa sarebbe la stessa con la quale fu ucciso, circa una decina di anni fa, Paolo Magno ex pugile e spacciatore di droga. Del resto anche l’omicidio di Marco Miggiano e’ maturato negli ambienti dello spaccio di stupefacenti.
A sua volta R.B. ha negato di essere mai entrato in possesso dell’arma incriminata asserendo, invece, di essere quel giorno all’ingresso del Parco per altre ragioni.
Nei giorni scorsi e’ circolata insistente la notizia che coinvolto nelle indagini in quanto presente ai fatti sarebbe il figlio di un noto ristoratore – pizzaiolo di Caserta , il cui nome , per ovvie ragioni, non sarebbe stato reso noto.
Una cosa e’ certa : l’omicidio di Marco Mongillo non arriva ad una rapida risoluzione come invece era stato annunciato e questo conferma che i nodi da sciogliere sono ancora tanti.
Sembra emergere in modo chiaro che di tutto si puo’ parlare tranne che di roulette russa anche se si cerca il secondo proiettile sparato . La pistola , in ogni caso, era carica e questa circostanza lascia delineare quanto meno l’ipotesi di omicidio volontario.
E allora : Marco Mongillo si e’ recato o no nella casa maledetta per difendere il fratello Vincenzo caduto nella rete di Umberto Zampella? Cosa faceva il palo R.B. all’ingresso del Rione Santa Rosalia ? L’ arma del delitto e’ davvero quella che circa 10 anni fa fu usata per uccidere Paolo Magno ? Vincenzo Mongillo era o no presente all’omicidio ?
Ancora : chi e’ il figlio del noto ristoratore casertano implicato nella vicenda ?
E , soprattutto, chi ha davvero ucciso Marco ?
Alla luce di queste domande che non trovano risposta, la confessione di Antonio Zampella risulta essere quanto meno ridicola ma in ogni caso strutturata per nascondere e tutelare il miliardario giro di droga che ha a Caserta uno dei suoi epicentri piu’ saldi legati ai clan camorristici casalesi.