PALERMO. Terrorismo, DDA Palermo, concreta minaccia a sicurezza nazionale, fermate 15 persone

PALERMO – Terrorismo e associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: sono alcuni dei reati contestati nell’ambito dell’operazione “Abiad”, scattata all’alba di mercoledì 9 gennaio 2019, coordinata dalla procura di Palermo e condotta dai carabinieri del Ros, nelle province di Palermo, Trapani, Caltanissetta e Brescia, che hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto nei confronti di 15 indagati. Il traffico di uomini era molto attivo tra Tunisia e Mazara del Vallo. Con 2.500 euro era possibile raggiungere le coste trapanesi partendo dalla Tunisia a bordo di gommoni veloci. Ad essere fermati gli organizzatori della tratta, ma è ricercato il capo dell’organizzazione accusato di aver fatto sui social, su Facebook, propaganda jihadista. La tariffa sarebbe stata di 5 mila dinari, che raddoppiava per coloro che in Tunisia erano latitanti per reati anche di terrorismo.

L’inchiesta si sarebbe avvalsa anche di un pentito. Sono accusati, a vario titolo, di istigazione a commettere più delitti in materia di terrorismo, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di sigarette, episodi di ingresso illegale di migranti clandestini nel territorio nazionale e esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria, reati questi aggravati dall’averli commessi avvalendosi del contributo di un gruppo organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato. L’organizzazione criminale fermata dai Carabinieri del Ros nell’ambito dell’operazione antiterrorismo coordinata dalla Dda di Palermo avrebbe rappresentato “una attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale”. È quanto scrivono gli stessi magistrati della Direzione distrettuale antimafia, guidati da Francesco Lo Voi nel provvedimento di fermo delle 15 persone. Gli investigatori parlano di “rischio terrorismo di matrice jihadista”. Uno dei 15 indagati nell’ambito dell’operazione “Abiad” dei Carabinieri del Ros è accusato di avere fatto apologia dell’Isis. L’uomo, secondo la Procura antimafia, avrebbe istigato al terrorismo, invocando anche la morte in nome di Allah e facendo apologia dello Stato islamico. Sul suo profilo Facebook gli inquirenti hanno trovato alcuni video e foto che inneggiavano all’Isis.

“Sussistono significativi ed univoci elementi per ritenere che l’organizzazione in esame costituisca un’attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale poiché in grado di fornire a diversi clandestini un passaggio marittimo occulto, sicuro e celere che, proprio per queste caratteristiche, risulta particolarmente appetibile anche per quei soggetti ricercati dalle forze di sicurezza tunisine, in quanto gravati da precedenti penali o di polizia ovvero sospettati di connessioni con formazioni terroristiche di matrice confessionale”, dicono i magistrati. Uno degli indagati, risulta essere contiguo “ad ambienti terroristici a sfondo jihadista pro Isis in favore di cui, attraverso la sua pagina Facebook, ha posto in essere una significativa azione di propaganda jihadista con incitamento alla violenza ed all’odio razziale”. “Ulteriore segno di radicalizzazione a sfondo religioso è l’iscrizione dell’indagato al gruppo Facebook “Quelli al quale manca il paradiso”.