Per non dimenticare Marco Pannella , il Radicale con il cuore di grande Socialista

di TACCO di GHINO

“Il crimine più grave è stare con le mani in mano”. Questa frase pronunciata da Marco Pannella è forse tra quelle che meglio lo rappresentano. Pannella, infatti, è stato uno dei politici e attivisti italiani più famosi del Ventesimo secolo, protagonista della storia d’Italia fin dagli anni Cinquanta.

Marco Pannella e’ morto  il 19 maggio 2016  in una clinica di Roma, dopo avere  lottato per anni contro due tumori che non l’avevano fermato dal portare avanti le sue lotte politiche e per i diritti civili attraverso forme di protesta non violenta quali gli scioperi della fame e della sete. Dal divorzio all’obiezione di coscienza al servizio militare, passando per l’aborto e la legalizzazione delle droghe leggere.

Il cuore di Marco Pannella era quello di un grande Socialista, estimatore di Bettino Craxi e di tutti i vecchi compagni, da Pertini a Nenni, da Lombardi a De Martino,  e di  tanti compagni che ancora ricordano la legge di Loris Fortuna, voluta fortemente dal nostro Pannella,  uomo dalla   lunga visione politica.

Per lui si sono scomodati il Cavaliere Berlusconi e tanti altri politici.

Marco Pannella è stato spesso criticato perché la sua presenza in parlamento è associata a diverse coalizioni che si sono formate nel corso dei decenni. Il Partito radicale ha attraversato legislature e tornate elettorali riuscendo a garantirsi diversi seggi nonostante le percentuali di voto per nulla invidiabili. Pannella viene eletto per la prima volta come deputato alla Camera nel 1976 e poi ancora nel 1979, 1983, 1987.

I radicali riescono a entrare in parlamento grazie ad alleanze trasversali che vanno dai Verdi ai socialisti. Nel 1992 Pannella si presenta con una lista che porta il suo nome ma ottiene solo l’1,2 per cento dei voti e sette deputati. Nel 1994 forma una strana alleanza con Silvio Berlusconi e il nuovo partito di Forza Italia.

Pannella  ha fatto anche la storia del parlamento europeo ricoprendo diversi ruoli istituzionali. Nonostante questo, ciò che ha accomunato la carriera politica di Pannella e dei suoi colleghi di partito è la forza con cui hanno portato avanti le loro lotte in favore di un ampliamento dei diritti civili in Italia. Per questo è raro sentir parlare di trasformismo, un’attività comune tra i politici italiani, quando si parla di lui. Perché le sue alleanze non sono mai state legate a interessi personali o a una necessità di mantenere la poltrona in parlamento, non aveva bisogno dell’immunità da crimini commessi, non era avido di denaro o di potere, bensì era assetato di progresso.

Perché “il crimine più grave – diceva – è stare con le mani in mano”.