“Per ogni donna”/ Le violenze domestiche, intervista all’avvocato C. Iorio e alla prof.ssa A. Cavaliere

Aversa-Salutiamo anche oggi, mercoledì 20 gennaio, i nostri tantissimi lettori e seguaci della rubrica “ Per ogni donna” nata da un’idea della dottoressa Speranza Anzia Cardillo, in collaborazione con la dottoressa Iolanda Vassallo.

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La storia di oggi, dal titolo “Il disagio celato” ha come protagonista una giovane donna, I. , che racconta le gravi violenze subite dal suo convivente.

“Dopo qualche anno di fidanzamento io e L. andammo a vivere insieme e io credevo che da quel momento la mia vita sarebbe stata meravigliosa. Lui mi copriva di attenzioni e mi faceva sentire come una privilegiata. Tante volte mi trovavo a sentire grande soddisfazione per la vita che avevo e per la scelta che avevo fatto. Tutto questo però prima di scoprire di cosa fosse davvero capace il mio compagno. Mi accorsi ,dopo meno di un anno che vivevamo insieme, del fatto che non potevo esprimere una mia opinione. Toccai, però, con mano la sua prepotenza quando mi fece licenziare e lasciare il lavoro che più mi piaceva per farmi accettare il lavoro che lui aveva scelto per me. Presa la decisione che voleva lui, non ero entusiasta di quella scelta e decisi che da quel momento in poi avrei gestito soltanto io la mia vita. Fu da allora che, ogni volta che tentavo di far rispettare il mio parere, lui aveva atteggiamenti violenti nei miei confronti. Erano schiaffi talmente forti da procurarmi ematomi al volto e perfino sanguinamento. Avrei potuto denunciarlo dalla prima volta, ma non feci altro che colpevolizzarmi e propormi di non suscitare più la sua ira. Quasi mi sentivo, ogni volta, colpevole di aver provocato certi suoi comportamenti e lui era davvero bravo a farmi sentire colpevole. Nonostante io cercassi sempre di assecondarlo, le violenze nei miei confronti, erano sempre più frequenti e più gravi. Questo mio problema mi stava facendo isolare dal resto del mondo. Mi sentivo diversa dagli altri, insicura, inadeguata e sempre più infelice. La mia convivenza con quell’uomo durò quasi dieci anni e fu interrotta dall’arrivo in casa dei carabinieri chiamati da alcuni vicini che quotidianamente si erano resi conto delle violenze che subivo. Anche se avessi voluto negare, i segni dei traumi che avevo sul corpo erano inequivocabili. Per lui iniziò un processo che è ancora in atto. Per me, invece, una nuova vita durante la quale avrei dovuto ricostruire quanto di me era stato distrutto. Con l’aiuto di esperti sto cercando di tornare alla “normalità”, fatta di sogni, di rispetto, ma anche di certezze derivanti solo dal rapporto con me stessa e dai miei obiettivi e che non permetterò mai più a nessuno di distruggere”.

Commento di Speranza Anzia Cardillo

“Questa storia, davvero al limite, testimonia l’esistenza di realtà ancora molto dure e difficili. Anche se oggi per tante donne situazioni di questo tipo sono inammissibili, credo che ci siano ancora donne che si trovano a vivere disagi di questo tipo. Esistono, infatti, ancora coppie nelle quali l’uomo tende a dominare a tutti i costi la propria donna, anche usando la forza nel caso in cui lei si ribelli di fronte a prepotenze di questo tipo. La violenza spesso viene usata come mezzo per manipolare proprio la donna che per timore comincia ad assecondare il suo partner e a subire ogni sua decisione. Nessuna donna dovrebbe accettare di vivere così, nemmeno in nome di un sentimento forte e profondo. Ogni donna, ma soprattutto ogni essere umano dovrebbe essere padrone della propria vita. Ciò che favorisce la sottomissione della donna, in casi come questo, è sicuramente il senso di paura della vittima. Sì, perché rapporti malati come questo si fondano proprio sulla paura e la persona che subisce violenze tende davvero a giustificare il suo aggressore. Altra componente tossica di rapporti di questo tipo è il gran senso di colpa provato dalla vittima, che è sicuramente innescato dall’aggressore – manipolatore. In questi casi, la donna è completamente sottomessa all’uomo e situazioni del genere, proprio perché inammissibili meritano una risposta adeguata da parte della giustizia!”

Video Intervista all’Avv. Ciro Iorio

Avvocato del foro di Napoli Nord, autore di pubblicazioni giuridiche in opere monografiche e collettanee per le più importanti riviste e case editrici nazionali. Relatore in convegni in tema di diritto e procedura penale.Docente al Master di diritto e processo penale

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Intervista alla dottoressa Anna Cavaliere


Già borsista  presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e ricercatrice di Filosofia del Diritto presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Salerno, nonché autrice di tantissime pubblicazioni. Anna Cavaliere è anche coordinatrice della Scuola di filosofia giuridica e politica “Gerardo Marotta” e componente del “Laboratorio Hans Kelsen”

 

“Per certi versi gli ultimi cento anni hanno rappresentato una brusca accelerazione della lunga marcia per i diritti delle donne.

Pensando al nostro Paese, per buona parte del Novecento,  alle donne non è stato riconosciuto il diritto di voto. Ancora nel secondo dopoguerra, ha continuato ad essere precluso  l’accesso alla magistratura per le donne ed all’interno dell’ordinamento sono state previste figure giuridiche – come quelle del delitto d’onore e del matrimonio riparatore, solo per citare le più eclatanti– che riflettevano certamente una mentalità patriarcale diffusa e recepita dal legislatore. L’avvento della Costituzione repubblicana in Italia ha prodotto un “effetto domino” e ha consentito di portare avanti delle importanti battaglie per i diritti delle donne.

Progressivamente, non senza vere e proprie lotte politiche, si è cercato di implementare quell’uguaglianza formale e sostanziale a cui fa riferimento l’art. 3 della Costituzione italiana.

E così importanti risultati sono stati raggiunti: pensiamo solo alla legge sul divorzio, a quella sull’aborto, alla riforma del diritto di famiglia, alla modifica radicale di cui è stato oggetto il codice penale, nella parte in cui esso discriminava le donne.

Purtroppo, però, seppure il genere femminile abbiano raggiunto un certo grado di riconoscimento dei diritti (la discriminazione però è sempre dietro l’angolo: spesso il rischio è quello che la mentalità patriarcale si annidi nella interpretazione della legge, perché il diritto “vive” solo grazie ai suoi interpreti!), non sono stati del tutto sconfitti fenomeni come quelli della violenza sulle donne. Anzi, sono oggi ancora capillari, ovvero riguardano donne appartenenti a ceti sociali diversi e che hanno vite differenti. I dati più recenti, confermano che gran parte delle violenze (fisiche, ma anche morali) sono portare avanti proprio tra le mura domestiche e questo smentisce le narrazioni rassicuranti della casa come “luogo sicuro”. Diverse però sono le violenze che si verificano anche sui luoghi di lavoro, e che possono essere aggravate dalla relazioni impari che esiste evidentemente tra una lavoratrice e un datore di lavoro. Tutto questo allora ci ricorda che riconoscere i diritti delle donne sul piano normativo non basta. Per farsi effettivi, essidevono essere accompagnati da un lavoro culturale profondo che investa agenzie educative diverse: la famiglia, la scuola, i media.

È necessario cioè che si diffonda nella società una cultura della parità che impedisca di pensare alla donna come un oggetto di proprietà di qualcuno.

Che la immagini come un soggetto di diritto e anche di diritti”