Piana di Monte Verna: tantissima gente per l’ultimo saluto a Emanuele Reali

Di Francesco Melone

“Aiutiamolo, è nostro dovere farlo anche se è un malfattore” – queste le parole che Emanuele Reali pronunciò quando un arrestato si fece male. Uno zio: “All’Arma, che è stata come una mamma, chiediamo di sostenere la famiglia.”

PIANA DI MONTE VERNA – “Ai nostri giorni la vita sembra valere meno di ogni cosa, sempre di meno. Meno anche dei pochi spiccioli che si possono accumulare con un furto” – questo il memento dell’omelia proferita dall’ordinario militare Santo Marcianò ai funerali di Emanuele Reali, il giovane vice brigadiere dei Carabinieri, in servizio presso il Nucleo Radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Caserta morto nel capoluogo la sera del 6 novembre scorso, nel mentre, con sprezzo del pericolo, inseguendo un ladro, perdeva la vita travolto da un treno in corsa.

Uomo coraggioso, eroe per amore”, lo definisce Marcianò, vittima di un “gesto eroico che ha una terribile sproporzione, la sua vita vale infinitamente più del motivo che ne ha decretato la morte”.

Nella chiesetta di Piana di Monte Verna, per l’ultimo saluto ad Emanuele troviamo anche il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta accorsa a rendere omaggio al giovane carabiniere. Tante le altre autorità, dal Comandante Generale dell’Arma, gen. Giovanni Nistri, al governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, a magistrati e sindaci in fascia tricolore.

Uno zio di Emanuele, a nome della famiglia, dice: “Ha fatto il suo dovere fino all’ultimo, non si è girato dall’altra parte. Emanuele, La grande folla è la conseguenza del bene che hai fatto a questa comunità.

All’Arma, che è stata come una mamma, chiediamo di sostenere la famiglia. Signor Comandante, signor Ministro, Emanuele merita la medaglia d’oro. Credo che sia chiaro a tutti che le nostre famiglie sono rispettose delle istituzioni. È stato ed è un patrimonio della nazione italiana”.

Successivamente prende la parola il Comandante gen. Giovanni Nistri che dichiara: “siamo qui, ci siamo oggi, e ci rimarremo, cercheremo di far sentire alle due principesse che il loro principe azzurro c’è sempre. Siamo qui e ricordiamo che il vice brigadiere ha cominciato la vita nell’Arma a 20 anni. Una scelta fatta a un’ età in cui tanti poltriscono nel letto o fanno gli spacciatori.

È andato a Benevento, poi a Roma in una realtà difficile, 4 anni a Caiazzo. Nel frattempo cresceva tanto da essere scelto per il nucleo radiomobile. Talmente bravo da andare alla aliquota operativa, la stessa dove il 6 novembre ha terminato la sua vita. Così giovane, già vice brigadiere con il massimo della documentazione e tre encomi per attività investigativa nella quale ci vuole coraggio, fermezza. E poi quella notte”.

Quindi aggiunge: “Ho cercato invano articoli di prima pagina che raccontassero di quella frase pronunciata da Emanuele quando un arrestato si fece male e lui disse: “Aiutiamolo, è nostro dovere farlo anche se è un malfattore“.

Monsignor Marcianò ricorda la “sacralità della vita” in un “mondo avvelenato di rancore, acredine, violenza eppure assetato di pace”. Quella di Emanuele, sottolinea, è una “limpida testimonianza che su unisce a tanti gesti di eroicità quotidiana che non fanno notizia, perché è lo scandalo che fa notizia, e noi viviamo di scandali, non di amore“, mentre i nostri militari, come Emanuele – conclude Monsignor Marcianò – “sono eroi sconosciuti, preghiamo perché questo gesto compia il miracolo dell’amore“.