Piazza Municipio in verde: studenti e docenti aversani protestano per l’ambiente

Il discorso della piccola Greta smuove le coscienze aversane

AVERSA– “Gioventù bruciata: colpa dei vostri roghi”, “what I stand for..is where I stand on”, “Siete rimasti senza più scuse e noi senza più tempo”, “There is no Planet B”, “ Se non volete comportarvi come adulti, lo faremo noi”, “ + abeti – ebeti” sono questi gli slogan che gli studenti aversani hanno urlato stamattina in Piazza Municipio, in occasione  della Climate Action Week  del movimento italiano #FridaysForFuture.

L’organizzazione, pur non avendo un coordinamento centrale, ma un insieme di comitati cittadini, ha organizzato eventi in oltre 100 città della Penisola. Tra queste, all’appello era presente anche Aversa ,che ha dato un forte contributo non solo attraverso la partecipazione degli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado, ma anche con un numero considerevole di docenti aversani, che aderendo allo sciopero ,indetto dai sindacati della Cgil scuola, hanno rinunciato alla propria indennità, ricevendo l’ordinaria trattenuta

Questa manifestazione è stata la prova concreta di quanto Greta (una giovanissima ambientalista che da tempo sta spopolando sul web) sia riuscita nel difficilissimo intento di mobilitare un numero straordinario di giovani che molto spesso sono giudicati passivi spettatori di tutto ciò che accade intorno a loro, così diversi, si dice, da quei sessantottini che hanno lottato per ottenere i cambiamenti sociali in parte concretizzatisi negli anni Settanta del Novecento.

Eppure, dalla partecipazione massiccia di oggi è emerso che i nostri ragazzi sono alla ricerca di positivi modelli di riferimento ,che possano guidarli nel difficile percorso della conquista di un mondo totalmente diverso da quello conosciuto negli ultimi 20 anni, un mondo caratterizzato “dalla rivoluzione verde e della giustizia sociale” come ha affermato Nicola Zingaretti, segretario del PD. Come al solito, però, non sono mancate le polemiche nei confronti e dell’oggetto di protesta e dei protestatari, al punto tale che si è parlato, scrive Roberto Saviano sulla sua pagina Facebook, “di scontro generazionale tra i sostenitori del  progresso e i sostenitori del rispetto per l’ambiente”.

I sostenitori di Greta, tra cui anche gli studenti aversani, sono stati tacciati di ingenuità da quanti cinicamente hanno perso il dono di sperare in un futuro diverso, regolato su prospettive che lo rendano un luogo ancora adatto alla sopravvivenza. Non è mancato chi, come Massimo Cacciari, ha definito l’approccio di Greta e dei suoi “seguaci” al problema dell’ambiente “ideologico-sentimentale-patetico”, eppure c’è da chiedersi quali siano gli strumenti conoscitivi e logici forniti dagli adulti ai giovani che, con tutta la fierezza dei loro anni, iniziano ,almeno, a interessarsi a un problema di vitale importanza.

L’egemonia culturale (capitalistica e borghese) ancora imperante, li ha fatti sentire strumenti inermi di un ingranaggio consumistico in cui sono stati, loro malgrado, intrappolati. In che modo, in un mondo dai valori rovesciati, in cui i primi rinunciatari sono stati gli educatori, questi ragazzi avrebbero potuto coltivare la speranza di un mondo altro? Proprio per stimolarne le capacità critiche, un gruppo di docenti aversani ha organizzato un dibattito, prima della manifestazione, facendo circolare un appello dei giovani manifestanti ai docenti ,pungente e ben argomentato, della serie, commenta il prof. Nando Pirro del Liceo scientifico “Enrico Fermi” “che quando educhiamo i ragazzi al pensiero critico e alla capacità organizzativa ,finiscono per usarla”.

Non è certo sufficiente, a smuovere le coscienze, la lectio di qualche scienziato o esperto del settore. Sono proprio le lacrime di Greta, il suo coraggio, la sua costanza, il suo broncio, Il suo pathos e il fatto che sia una ragazzina ad aver fatto la differenza. Non è possibile approfondire sul serio nulla senza che la fiamma di un interesse sincero abiti le nostre coscienze. Certo,deve esserci ora un “dopo Greta”, nel senso che le proteste non possono esaurirsi più in un incontro di piazza, ma devono lasciare posto all’analisi e ai seminari autogestiti, attraverso i quali gli studenti, aversani e non, possano iniziare a studiare davvero il problema climatico, assumendo stili di vita ritenuti  “sostenibili”. Diversamente, non si va da nessuna parte e qualsiasi protesta presterà il fianco a banali spettacolarizzazioni.