Pillole di Cultura : i giorni della Merla.

La storia dei “giorni della merla”
Molti avranno sentito parlare di questi cosiddetti “giorni della merla”, avendo avuto come risposta “Sono i tre giorni più freddi dell’anno”.E una risposta che anche a me hanno dato, ma siccome sono curioso,sono andato a ricercare la storia di “giorni della merla” per saperne di più. Le storie dei “giorni della merla” sono leggende che però hanno una radice veritiera in comune. Si racconta che Gennaio, invidioso della merla per il suo piumaggio bianco, la indispettiva appena ella metteva piede fuori per cercare cibo. La merla stufa di questi scherzi, si fece furba e si procurò molto cibo n modo che per gennaio non aveva problemi di nutrizione. L’ultimo giorno di gennaio, la merla uscì di casa a sbeffeggiarlo, cosa che gennaio ne risentì tanto a chiedere al fratello febbraio tre giorni in prestito, nei quali si scatenò con piogge, vento e bufere di neve, facendo restare in casa la merla che si riposò in un camino. Finita la bufera la merla uscì, ma il sul bel piumaggio si rovinò, cambiando colore in nero, causato dal fumo. In questa leggenda come le altre c’è un fondo di verità come detto in precedenza che bisogna ricercare nell’era dei Romani. Il Calendario romano con Numa Pompilio, da 10 passò a 12 mesi, aggiungendo il mese di Gennaio e Febbraio di cui il primo ebbe 28 o 29 giorni, a seconda dei cambiamenti, il secondo ebbe 31 giorni, ma con Giulio Cesare che creò il calendario giuliano, i mesi di Gennaio e Febbraio furono messi all’inizio dell’anno di cui Gennaio da 28 o 29 giorni, ne passò ad averne 31 e Febbraio ne ebbe 29, di cui ogni 4 anni un giorno intercalare in più, detto bis-sextum; quest’ultimo anno prese il nome di bisestile. Ci sono tante altre leggende come quella della “Fanciulla sbadata” che vi raccontiamo:
“Merla era una fanciulla bella e semplice ma con la passione della danza. Così nelle lunghe notti d’inverno adorava andare a ballare nelle cascine dove si suonava per passare la lunga stagione invernale. Una di queste sere per recarsi ad un ballo, Merla attraversò di corsa una lastra di ghiaccio che copriva il Po. Il ghiaccio non resse il peso e la giovane fanciulla cadde nell’acqua scomparendo. I suoi amici la cercarono per tre giorni, gli ultimi di Gennaio, senza mai più trovarla.”

Poi c’è quella del “Il duca di Gonzoga o Napoleone??””
” Uno dei duchi Gonzaga (ma che in alcune versioni è Napoleone) doveva attraversare il Po. Volendo fare un riposino avvertì il suo servo, alla guida del carro, di avvisarlo quando sarebbero giunti al fiume. Il servo, arrivato sulle sponde del Po, vide che il freddo intenso degli ultimi giorni ne aveva ghiacciato le acque. Pensando di fare cosa gradita al duca incitò la sua cavalla, chiamata la Merla, a passare col carro sulla lastra ghiacciata. Siccome la traversata sul ghiaccio sarebbe stata agevole, non ritenne necessario svegliare il suo padrone. Quando il Gonzaga si svegliò il servo gli disse trionfante che “la Mèrla l’ha passà al Po” (La Merla ha passato il Po). Il duca montò su tutte le furie perché il servo non aveva obbedito ai suoi ordini e arrivato a destinazione lo fece impiccare.”
E infine ve ne racconto un’altra che si tratta di “Merlo e Merla”
” Una coppia di merli soffrivano la fame a causa del freddo Gennaio, il maschio vedendo la sua compagna giunta allo stremo delle forze decise di uscirre dal nido in cerca di cibo.La ricerca nel freddo del mese fu così dura che tornò dopo tre giorni ma la Merla, per stare al caldo, si era rifugiata nella canna di un camino. Quando il merlo la incontrò vide solo un uccello nero nero e non la riconobbe: così ripartì per cercarla. Lei morì di fame e di stenti.”
Questa leggenda è andata a diffondersi nel tempo che anche Dante la descrive nella Divina Commedia, al Canto XIII, del Purgatorio, in cui Dante chiede se c’è qualche anima proveniente dall’Italia e ed ottiene in risposta l’affermazione che qui, nel Purgatorio, ogni anima è cittadina di un’unica città e non ha più senso fare distinzioni in base all’origine. A rispondere è Sapìa senese, una donna appartenente ad una nobile famiglia, zia di quel Provenzan Salvani incontrato tra i Superbi. Anch’ella era talmente arrogante e accecata dall’invidia che arrivò al punto di esultare davanti alla sconfitta dei suoi concittadini nella battaglia di Colle Valdelsa del 1269, la stessa in cui morì Provenzan Salvani. Anzi, Sapìa, rivolgendosi in tono sprezzante verso Dio, gridò: “Omai più non ti temo! /come fè’l merlo per poca bonaccia”(Ormai non ti temo più come fa il merlo per un po’ di bel tempo).
Oramai queste leggende riguardanti ai “giorni della merla” sono state dimenticate quasi da tutti i popoli d’Italia, e infine i “giorni della merla ” non sono stati rispettati visto che non fa un freddo gelido. GIOVANNI RAIMONDO