Pillole di Cultura. Vino Falerno: la storia di un altro prodotto targato Campania Felix

La leggenda vuole che sulle falde del Monte Massico (Provincia Terra di Lavoro),il dio Bacco,comparve ad un agricoltore di nome Falerno che lo ospitò offrendoci tutto quello che aveva e lui commesso,gli trasformò il latte in vino,che lo bevve,provocandoci poco dopo il sonno. Fu in questo momento che lui le pendici del Monte Massico,le trasformò in un grande florido vigneto. Leggenda a parte,in realtà il popolo Aminei della Tessaglia,introdussero la vite. Roma con la sua politica espansionistica,apprese molti segreti dai Greci ed Etruschi tra cui quella della coltivazione e della vanificazione. Dopo aver sconfitto anche Cartagine,imparò a creare aziende agricole e capace di produrre e su questo i Romani avevano un grande senso del business,infatti crearono in Campania grandi terrazzamenti drenanti(vigneti) in grado conservare la giusta temperatura di umidità e calore. Col passare degli anni,in questo territorio si costruiranno circa 150 aziende e grandi ville che producono questo vino pregiato, conquistando l’Impero Romano,facendolo diventare indispensabile nei banchetti dei Romani. Giulio Cesare lo nominò il migliore dei vini italici insieme a quelli greci e sempre lui all’epoca della Repubblica Romana,siccome che il vino poteva berlo solo l’uomo,la donna se era beccata,veniva punita severamente dal marito per “trasgressione”,abolì tale divieto e Livia,moglie del principe Augusto,potè scrivere di essere invecchiata allietando i pasti con un bel bicchiere di vino. Man mano,le vite si diffusero in tutto l’Impero,richiedendo una grande abbondanza di vini e dal III secolo a.c Roma non si limitò più a produrre vini per fabbisogni interni,ma li iniziò ad esportarli,infatti iniziò ad avere scambi commerciali intensi. Dal vino Falerno nacquero tre qualità di vino:Falerno aspro,dolce e leggero,che sono gli odierni vini Falerno. Il vino Falerno era decantato da vari poeti e scrittori latini e greci come Plinio,Orazio,Cicerone e Virgilio. Il vino Falerno come detto in precedenza non mancava mai nei banchetti dei Romani,tanto che il pretore Petronio,fece offrire a cena, da Trimalcione ai convitati,che rimasero esterrefatti. In più il vino si deteneva in apposite anfore indicando puntualmente,l’anno,l’origine e il nome del produttore. Il vino Falerno era il vino più gradito e richiesto non solo dagli Imperatori che lo amavano profondamente ma anche dai patrizi e altre classi sociali. Insomma non c’era classe sociale in cui non si beveva il vino Falerno.