CASERTA – Nel corso della notte appena trascorsa, fra lunedì e martedì, presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale cittadino “Sant’Anna e San Sebastiano” si è verificata l’ennesima aggressione contro il personale sanitario in servizio durante il turno notturno. Infatti, l’aggressione è avvenuta intorno alle ore 24:00 ed ha visto protagonista un uomo che si è presentato all’interno del Pronto Soccorso come un potenziale paziente.

Mentre aspettava il suo turno ha incominciato ad infastidire sia il personale sia gli altri pazienti che avevano dovuto fare ricorso alle cure dei sanitari del P.S. A questo punto, ma la dinamica non è ancora stata chiarita sino in fondo si sarebbe scagliato contro un infermiere in servizio e gli avrebbe sferrato due pugni. È così scaturita una lite proprio sotto gli occhi degli altri utenti impauriti dello svolgersi della lite e di trovarsi investiti nella lite da innocenti spettatori.

Nella foga sarebbe rimasto colpito anche un medico. Il personale presente è riuscito a far calmare lo scalmanato ed hanno riportato la calma nel presidio di primo soccorso ospedaliero. Anche gli arredi avrebbero riportato danni. In Italia è stato calcolato che tre aggressioni al giorno nei confronti del personale sanitario. Nel 2019, sino ad ora, sono state già 1200 le denunce. il numero potrebbe essere anche più alto calcolando gli episodi non denunciati. A farne le spese sono principalmente le donne che essendo le più numerose sono bersaglio di aggressioni nel 68% dei casi. La fascia oraria più a rischio è la notte con il 65% delle aggressioni.

Sono i dati del “Dossier violenza” realizzato da FIMMG Continuità Assistenziale e riassunti in un ‘video-denuncia’ presentato in occasione di una tavola rotonda dedicata alla sicurezza degli operatori sanitari nei luoghi di lavoro, a cui hanno partecipato tra gli altri i deputati della XII Commissione Affari Sociali della Camera Michela Rostan e Paolo Siani.
Il problema della sicurezza è un tema complesso che necessita di interventi su molteplici fronti, ma appare evidente che una vera tutela del personale sanitario non possa essere garantita senza leggi adeguate che sanciscano tre punti fermi: 1°) il riconoscimento dello status di pubblico ufficiale, 2°) la procedibilità d’ufficio per chiunque aggredisca un operatore in servizio, 3°) un aggravamento delle pene previste. Il riconoscimento dello status di pubblico ufficiale ha inoltre un forte valore simbolico: chi colpisce un medico di Continuità Assistenziale deve sapere che sta colpendo un servitore dello Stato e che come tale lo Stato non può non proteggere ai massimi livelli.
La recente notizia dell’impunibilità di un soggetto, che non sarà perseguito nonostante abbia violentato un medico in servizio perché il reato venne denunciato oltre i termini, è emblematico e rappresenta una ulteriore violenza.