Rifiuti, scoperto maxi traffico illecito nel Nord Italia che coinvolge anche Caserta

Sequestrate due aziende operanti nel campo del trattamento dei rifiuti e quattro società di trasporto nelle province di Pavia, Belluno, Verona, Bergamo, CASERTA e Monza Brianza, oltre a vari automezzi per un valore complessivo di circa 3.000.000 di euro. In tutto 24 gli indagati.

Nella giornata di martedì, 4 giugno 2019, è stato scoperto un vasto traffico illecito di rifiuti al Nord Italia: arrestate 20 persone dai carabinieri del Noe di Milano in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Campania. Le accuse sono, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti in concorso, realizzazione di discariche abusive e intestazione fittizia di beni. Sequestrate due aziende operanti nel campo del trattamento dei rifiuti e quattro società di trasporto nelle province di Pavia, Belluno, Verona, Bergamo, CASERTA e Monza Brianza, oltre a vari automezzi per un valore complessivo di circa 3.000.000 di euro.

In tutto 24 gli indagati. Era una “organizzazione di tipo imprenditoriale, dedita in modo continuativo all’attività di cessione, ricezione, trasporto e stoccaggio di rifiuti” quella scoperta dalle iniziali indagini della Procura di Torino poi trasmesse a Milano e che hanno portato a 20 arresti da parte del Noe di Milano (12 in carcere e 8 ai domiciliari) e che ruota attorno alla Winsystemgroup e al suo “dominus” Massimo Sanfilippo. Il nuovo capitolo di un articolato sistema criminale, che vede i produttori di rifiuti conferirli ad aziende (…) formalmente munite di autorizzazioni al loro trattamento, ma in realtà operanti in un regime di illegalità”.

Tali società, secondo la ricostruzione del giudice, avrebbero “reperito, tramite intermediari, capannoni industriali”, poi “stipati di rifiuti senza alcuna autorizzazione (…) e precauzione per la salute e l’incolumità pubblica”. Inoltre, si legge nel provvedimento, la movimentazione dei rifiuti sarebbe stata “affidata a operai extracomunitari, assunti in nero e disponibili a svolgere l’attività illegale per un compenso orario modesto”. La cifra dei profitti incassati in pochi mesi con il vasto traffico illecito di rifiuti, provenienti in particolare dalla Campania e gestiti in discariche abusive in Lombardia e Veneto, ha un valore di milioni di euro.

Per questo tipo di reati ambientali i profitti sono superiori a quelli della droga e le pene sono assolutamente irrisorie. E proprio sulla nullità dell’effetto deterrente della prima operazione ragiona nell’ordinanza d’arresto odierna la GIP, laddove motiva le esigenze cautelari relative al pericolo di reiterazione di un reato che il legislatore ha voluto di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia (con ciò dimostrando di considerarlo grave), ma per il quale nel contempo ha previsto una pena massima di 6 anni (che in concreto, con le riduzioni del patteggiamento o dell’abbreviato, scende attorno ai 2-3 anni), ormai inferiore persino alla pena inflitta per alcuni tipi di banale furto.