Ritorna l’ora solare

A distanza di sette mesi, questa notte esattamente alle tre, le lancette dei nostri orologi si sposteranno nuovamente indietro di un’ora. Molto probabilmente il passaggio dall’ora legale all’ora solare, secondo un’ esternazione del Presidente della Commissione Europea Juncker e per questo motivo da prendere con le dovute “pinze”, dovrebbe restare in vigore fino al 31 marzo del 2019.

Una domanda sorge spontanea: quanto conviene per una nazione questa forma di misurazione del tempo?  Si presume che dal 25 marzo ad oggi, la nostra nazione ha ottenuto un risparmio di circa 554 milioni di kilowatt, più o meno il corrispettivo di quanto mediamente consumano nell’arco di un anno 205 mila famiglie.

Quali sono le motivazioni che hanno portato le nazioni ad adottare l’ora legale?

La causa principale è quella di consentire nei mesi di luglio ed agosto il cosiddetto “effetto ritardo”, ossia l’utilizzo posticipato dell’energia elettrica.

Esistono poi degli effetti, sia positivi che negativi, sul corpo umano che producono un cambiamento sulla qualità del sonno di ognuno di noi. Quelli negativi, ad esempio, dividono la società umana in due grandi categorie: i “gufi”, ossia quelle persone che preferiscono fare le cosiddette “ore piccole” e le “allodole” che rispetto agli altri iniziano in anticipo le loro giornate. Non meno importanti sono altri “effetti collaterali” se cosi li possiamo chiamare, quali ad esempio gli aumenti degli incidenti stradali la cui maggiore causa pare che sia proprio legata ad una inferiore capacità  di concentrazione con il conseguente rischio di facili disattenzioni.

Ci sarà un definitivo addio all’ora legale?

Al momento si tratta soltanto di un’ipotesi, esternata dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che ha reso nota l’intenzione di Bruxelles di proporre l’abolizione in tutta l’Unione europea. Allo stato attuale delle cose l’iter per eliminare il passaggio dall’ora legale a quella solare (e viceversa) è ancora in cantiere: per far sì che ciò avvenga sarà necessario il via libera del Parlamento europeo e dei capi di Stato e di governo dell’Unione. La Commissione europea ha annunciato, dopo un sondaggio tra i cittadini, che ne proporrà l’abolizione. Già lo scorso febbraio il Parlamento europeo aveva affrontato il tema senza però trovare un accordo sull’ipotesi di abolizione del doppio orario.

Un pò di storia e qualche curiosità

In Italia, le prime notizie risalgono al 1916, anno nel quale fu sperimentata e immediatamente accantonata. Bisognerà poi attendere fino al 1966 per una sua definitiva introduzione. La legge che ne prevede l’ufficiale entrata in vigore nel nostro sistema giuridico è infatti del 1965, ossia in un quel momento storico nel quale era diventato fondamentale porre rimedio al crescente fabbisogno energetico. Nel mondo invece, il suo primo “inventore” fu Benjamin Franklin, autore di un articolo per un articolo satirico pubblicato sul quotidiano francese ‘Journal de Paris’ nel 1784 riguardante il risparmio energetico.