S.Nicola la Strada – Piscina comunale a rischio chiusura secondo Vincenzo Battaglia

È stata concessa ad un prezzo di circa 80.000 euro annuo che ne appesantisce la gestione da chi ha l'affidamento, specie nella fase di start up. Addirittura è stato operata un variante di circa 1.100,00 euro al mese in più per il servizio di un bar all'interno della struttura. Il risultato? Il bar neanche a parlarne e così il gestore viene meno ad un preciso obbligo di concessione e paga un costo non sostenibile insieme agli altri costi di gestione

SAN NICOLA LA STRADA – Riceviamo da Vincenzo BATTAGLIA, Dottore commercialista e docente di economia aziendale c/o I.T.C. G.Carli di Casal di Principe (CE), già Consigliere comunale del Partito Democratico cittadino, il post relativo alla Piscina comunale di San Nicola la Strada che lo stesso Battaglia ritiene sia a “rischio chiusura”. Essendo la piscina comunale una delle più recenti e nuove strutture sportive sannicolesi inaugurata dopo un decennio, la notizia che essa possa essere a rischio chiusura lascia perplessi i cittadini sannicolesi. Ecco, di seguito, il post del commercialista sannicolese: “Stenta a decollare l’impianto natatorio inaugurato appena pochi mesi orsono. La scarsa presenza di iscritti, alla base di questo abbrivio stentato, (ri)propone una questione, eminentemente, politica della “mission” e “vision” che queste strutture pubbliche avrebbero dovuto perseguire.

Cosa si vuole dire?

Queste opere, destinate a durare negli anni, nei bilanci comunali sono riportate come SPESE DI INVESTIMENTO contrapposte alle altre spese (CORRENTI) la cui utilità è di più breve periodo. Le spese per cancelleria, energia elettrica, personale, consulenze, ecc… sono esempi del secondo tipo, una piscina, un teatro una scuola, ecc… sono, invece, considerate spese durevoli( rectius investimento).

A San Nicola la Strada è mancata una gestione “politica” di queste strutture, sulla base di una errata convinzione e cioè che queste strutture, proprio perché costate tanto alla collettività, devono essere impiegate per generare flussi di cassa futuri a ristoro delle ingenti somme impiegate per la loro costruzione.

Nulla di più sbagliato.

IN PRIMIS perché queste spese riverberano effetti diversi sulle gestioni future a seconda di dove l’investimento si realizzi.

In un’azienda privata (AZIENDA DI PRODUZIONE) tali investimenti, in un tempo più o meno breve, determinano minori costi e/o redditi futuri maggiori. (una azienda edile che acquista oggi un escavatore, domani avrà dei benefici economici, ad es. per la riduzione del costo del personale).

Tutto ciò non si avvera (o quasi) allorquando questo tipo di investimenti viene effettuato da un ente pubblico o anche da una famiglia (AZIENDE DI EROGAZIONE), in questi casi non si avrà un miglioramento del risultato economico anzi i costi invece di diminuire aumenteranno.
Es. Una famiglia che decide di acquistare una casa a mare con piscina, oppure un ente locale che costruisce uno stadio o un teatro.

IN SECUNDIS perché queste strutture, più che per generare entrate, devono essere impiegate per offrire nuovi e migliori servizi alla collettività non presenti sul territorio dal mondo imprenditoriale privato oppure per offrire servizi pubblici a prezzi sociali, ad esempio corsi di nuoto a prezzi più abbordabili di quelli praticati dalle piscine private.

La nostra amministrazione, nell’affidare la piscina comunale, si è preoccupata di “ricavare” una somma di denaro quanto più alta possibile.

È stata concessa ad un prezzo di circa 80.000 euro annuo che ne appesantisce la gestione da chi ha l’affidamento, specie nella fase di start up.
Addirittura è stato operata un variante di circa 1.100,00 euro al mese in più per il servizio di un bar all’interno della struttura. Il risultato? Il bar neanche a parlarne e così il gestore viene meno ad un preciso obbligo di concessione e paga un costo non sostenibile insieme agli altri costi di gestione.

Il business plan fatto elaborare dal CONI non aveva previsto la diversa mission del comune e quindi la somma richiesta all’associazione si è rilevata esosa e porterà alla chiusura della struttura o, quantomeno, ( questo già sì è constato) costringerà ad aumentare il costo per i praticanti.

Era molto meglio prevedere, tanto per calmierare il costo di gestione, un canone concessorio a scalino cioè aumentato di anno in anno.
La domanda è “ma l’attuale gestore sta pagando, regolarmente, il canone”?

Visto il numero esiguo degli iscritti è difficile ipotizzato e la piscina, anche a causa del canone previsto da Marotta, rischia un brusco stop.
Sicuramente il Sindaco farà di tutto perché questo sia scongiurato, almeno fino prossima tornata elettorale.

Il nuovo sindaco si troverà a registrare il mancato incasso ed una struttura (nuovamente) chiusa.
Sono troppo catastrofista? Speriamo bene”.