La prima Sala Amica in Italia è stata istituita a Bergamo, nel 2015.
Nelle intenzioni di chi l’ha concepita, dovrebbe essere uno spazio dedicato ai disabili.
Nel 2026, a Catania, la realtà è un’altra.
Un’utente, che chiameremo Rossella, su Threads lancia accuse precise e scrive lamentando una situazione ” (…) grottesca. In una stanza tutti disabili in attesa. Ogni tanto arriva qualcuno ti chiede se quello è il tuo nome e quella la tua destinazione e ti portano all’aereo…”
Rossella scrive parole molto dure, lamentando “Quando ti chiudono in una stanza chiamata “Sala Amica” in un aeroporto e dicono che lo fanno per sicurezza…sicurezza di chi? E non puoi nemmeno girare per i negozi dell’ aeroporto prima di partire. Avranno paura che scappiamo? Sinceramente è stata la prima volta che mi è capitato e l’ho trovato veramente una schifezza. Se abbiamo voglia di essere “liberi” come tutti di arrivare ad imbarcarci quando dobbiamo, non vedo per quale motivo devono chiuderci dentro una sala, che oltretutto non è “amica” sicuramente. Piuttosto un modo come un altro per farci sentire diversi. Io non mi sento diversa! ”
La sua esperienza a Catania non è stata piacevole: impossibilitata a uscire per andare a prendere un caffè, un souvenir, una qualunque cosa FUORI.
Rossella si sente ghettizzata e le fanno eco altri utenti: una riporta che l’esperienza di Rossella a Catania è in realtà la prassi in tutti gli aeroporti nazionali, mentre fuori dall’Europa è stata accompagnata “nei duty free, bar o ristorante se voglio andarci”.
Un’altra utente racconta un’esperienza diversa: sempre a Catania, lei ha avuto un’accompagnatrice gentile e disponibile che l’ha accompagnata al bar e poi l’ha riportata in sala. Un’altra racconta la sua esperienza positiva a Lamezia Terme, mentre Rossella riporta che la la stessa situazione catanese sia presente anche a Milano Malpensa.
Un’utente racconta che la signora accompagnata è stata dimenticata nella Sala Amica e un’altra racconta “Appena provata quella sensazione di stare sola seduta in una sala così e la mia famiglia dall’altra parte”.
Luci e ombre e le seconde sembrano prevalere. Peccato che in Italia ci sia ancora tanto da fare per i diritti dei disabili.