“In media 3 morti al giorno, di cui 1 ogni otto ore e un ferito al minuto, sul luogo di lavoro. Lo dicono i dati dell’Indagine sui Lavoratori: solo nei primi due mesi del 2024 è stato registrato un aumento del 7,2 % rispetto a gennaio-febbraio 2023”.
“Kevin lavorava da due anni, non si può morire così” queste le parole dei familiari dell’operaio, appena 22enne, originario della Sicilia, Kevin Laganà, l’adetto più giovane tra quelli morti durante la notte del 30 Agosto 2023, che stavano lavorando sui binari della ferrovia alle porte di Torino e si occupavano di manutenzione. I cinque sono morti sul colpo, travolti da un treno che andava a 160 km/h. Queste sono le notizie che gelano e per quanto possano sorprenderci comunicazioni di tale portata sono all’ordine del giorno.
Sono infatti 1.467 le persone che nel 2023 hanno perso la vita sul posto di lavoro in Italia, e nei primi tre mesi del 2024 le denunce di infortunio sono state 145.130 di cui 191 mortali. Non passa un singolo giorno che, attraverso giornali e notiziari, non si venga a conoscenza di feriti sul posto di lavoro, spesso anche gravi, o addirittura, con sempre maggiore frequenza, di morti. Queste vittime prendono il nome di morti bianche, così definite perché apparentemente sono stati il caso, la fatalità i fattori determinanti. Ma ad un’attenta analisi tutte queste morti sono caratterizzate da una scarsa informazione sulle procedure e le attrezzature da utilizzare per propria sicurezza. Non di rado però si hanno notizie in merito ad alcuni incidenti gravi o gravissimi, le cui modalità di accadimento sono talmente incredibili, da lasciare perplessi chi ne viene a conoscenza, ne è un esempio la strage della centrale di Suviana. Nel pomeriggio di martedì 9 aprile 2024, a Suviana, sull’Appennino bolognese al confine con la Toscana, c’è stata un’esplosione in una centrale idroelettrica. Se la strage di Torino del 2006 è stata definita come la strage del fuoco, quella odierna alla centrale Enel Green Power a Suviana è stata la strage dell’acqua. La centrale era situata su un bacino artificiale e l’esplosione è avvenuta sotto il livello dell’acqua, precisamente all’ottavo piano sottoterra. Dopo l’esplosione ci sarebbe stato un incendio e poi un allagamento dei locali al nono piano. I lavoratori coinvolti erano 12, 7 di loro sono morti, 5 feriti. Sono state ore drammatiche non solo per gli operai uccisi in circostanze così atroci: “Si è udito un boato fortissimo, poi giù tutte le linee elettriche ed è calato il buio; mentre scoppiava un incendio terribile, un vero inferno”. Dopo mesi e mesi, tuttavia, c’è ancora molto da capire sulle dinamiche dell’incidente per poter dare giustizia alle vittime. Sono ancora troppo pochi gli elementi che ci permettono di comprendere.
La maggior parte delle volte questi incidenti si verificano per tre ragioni distinte: nel primo caso strutture non adeguate, che possono essere corrette con impianti sanzionatori; il secondo caso è causato dalle sottovalutazioni del pericolo o perché ci sono persone molto giovani che non conoscono i rischi o viceversa molto esperte, che invece li sottovalutano; ed infine l’inosservanza delle norme di prevenzione da parte dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti. Ne è un esempio la recente strage verificatasi nel paese di Casteldaccia, in provincia di Palermo. Gli operai interessati, sette in totale, erano impegnati in alcuni lavori di manutenzione di un impianto di sollevamento delle acque fognarie, durante lo “svolgimento” alcuni di loro hanno cominciato ad accusare malori, a causa di un’ intossicazione da idrogeno solforato arrecante irritazione agli occhi e disturbi respiratori. Uno dei sette è riuscito a uscire dall’impianto e a dare l’allarme; gli altri sono rimasti intrappolati e si sono lentamente spenti a causa delle esalazioni. “Se fossero state prese tutte le precauzioni del caso, se gli operai avessero avuto le maschere protettive e i presidi necessari, tutto questo non sarebbe successo”, ha espresso queste parole il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Palermo, il quale ha confermato che a uccidere gli operai sono state tali esalazioni. Difatti è stato accertato dai soccorritori che nessuna delle vittime indossava la mascherina di protezione ed erano sprovvisti di tutti gli altri dispositivi di sicurezza obbligatori per legge, che potevano evitare anche questa strage.
Bisogna fare in modo che l’esperienza dell’uno metta al sicuro la salute dell’altro. Pensare che si possa morire ancora sul posto di lavoro nel 2024 è un fallimento per noi e la nostra società. Proprio nel momento in cui si sta dedicando il tempo ad un bene comune si dovrebbe essere tutelati e non si dovrebbe aver paura di non tornare a casa. Quanto ancora dobbiamo aspettare prima che questo succeda?