Sequestrati beni per circa 100 milioni di euro all’imprenditore Alfonso Letizia

Fra questi troviamo 6 società del settore edile ed immobiliare, 70 immobili in provincia di Caserta e Modena, 28 auto e moto e diversi rapporti finanziari

CASERTA – Nella giornata odierna beni per 100 milioni sono stati confiscati dalla Dia di Napoli ad un imprenditore legato al clan dei Casalesi. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, riguarda Alfonso LETIZIA, 75enne originario di Casal di Principe (CE) imprenditore mondragonese attivo nel settore della produzione e della vendita del calcestruzzo. I decreti di sequestro effettuati nel 2014 sono stati ora confermati dai vertici della Magistratura. Giova al riguardo ricordare che il 6 dicembre 2011 venne eseguita, nell’ambito dell’operazione “Il Principe e la ballerina”, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli, su richiesta DDA di Napoli.

Tale attività ebbe il pregio di svelare gli intrecci illeciti del ceto politico di Casal di Principe con l’ala militare e imprenditoriale dal clan “dei casalesi”, fazione SCHIAVONE e BIDOGNETTI, attraverso l’illecito condizionamento dei diritti politici dei cittadini, ostacolando il libero esercizio del voto, procurando vantaggi ai candidati indicati dall’organizzazione in occasione di consultazioni elettorali, anche tramite il condizionamento della composizione degli organismi politici rappresentativi locali, evidenziando enormi interessi economici consistenti l’aggiudicazione di appalti, assunzioni di personale compiacente all’organizzazione, apertura di centri commerciali, attività edilizie con forniture di calcestruzzo.

Il LETIZIA era il punto di riferimento del clan dei casalesi, famiglia Schiavone, in quanto metteva stabilmente a disposizione della “famiglia” i propri impianti di produzione del calcestruzzo e le proprie strutture societarie, ottenendo, di contro, dall’organizzazione mafiosa, l’ingresso nel novero delle aziende oligopoliste presenti sul mercato casertano. In particolare l’organizzazione mafiosa, avvalendosi della capacità di assoggettamento e intimidazione derivante dal vincolo associativo, imponeva sui cantieri controllati le forniture di calcestruzzo provenienti dalle loro aziende (in provincia di Caserta a partire dall’anno 2000).

Dato caratteristico della figura del LETIZIA è la capacità di costruire e mantenere rapporti di cointeressenza e reciproco vantaggio sia con il clan dei casalesi, sia con quelli operanti nella zona mondragonese ove egli abita. I rapporti inquinati tra il LETIZIA ed i clan camorristici hanno avuto origine alla fine degli anni settanta e si sono protratti lungo tutto il suo percorso di vita imprenditoriale, coinvolgendo anche i figli, Luigi e Michele. Il LETIZIA ha sfruttato per il proprio personale arricchimento il potere di intimidazione del sodalizio, partecipando contemporaneamente al suo prosperare e al mantenimento del controllo sul territorio grazie all’asservimento delle proprie società agli ideali ed al modus operandi del clan.

Tra i beni sequestrati nell’operazione odierna ci sono 6 aziende del settore edile e immobiliare, 70 tra immobili, terreni e fabbricati in provincia di Caserta e Modena, 28 tra auto e moto, e diversi rapporti finanziari. Letizia fu arrestato dalla Dia nel 2011 in un’indagine della Dda che aveva portato alla luce i rapporti tra i Casalesi e i politici di Casal di Principe.

Gli immobili sequestrati sono ubicati: circa 30 in Mondragone (CE), 22 in Falciano del Massico (CE), 7 in Carinola CE), 19 in Grazzanise (CE), 1 in Santa Maria Capua Vetere (CE) e 2 in Cavezzo (MO). I decreti di sequestro sono stati confermati dalla Corte d’Appello e dalla Cassazione e oggi è scattata la confisca.