Spiccioli di spiritualità, Il patto tra le religioni

A cura del prof. Michele Pugliese, rubrica diretta dal prof. Pasquale Vitale

C’è una notizia di circa un mese fa, passata quasi inosservata, ma dal grande valore teologico e spirituale per la comunione e la pace tra le religioni. Si tratta di un documento – che definire storico non è esagerato – firmato a Roma il 25 giugno 2026, presso l’Auditorium del Museo dell’Ara Pacis, dai leader delle principali comunità religiose presenti in Italia, che è stato chiamato il “Patto tra le religioni” (ufficialmente intitolato “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”).
L’enorme importanza del documento – anche se, come vedremo, non è la prima volta in senso assoluto che i rappresentanti delle religioni si incontrano in spirito di pace e di collaborazione – consiste nel fatto che, dopo un lungo e difficile percorso di avvicinamento, oggi è pacifico, almeno nel mondo occidentale, che esista un dialogo proficuo tra le religioni. Ma non è stato sempre così. Anzi.
Nel corso della storia le religioni si sono combattute tra loro (anche se spesso sono state strumentalizzate a fini politici), poi c’è stato un periodo in cui si sono ignorate, e poi è venuto il Concilio Vaticano II, che ha rivoluzionato il modo di vedere i rapporti tra le varie religioni, almeno dalla parte cattolica.
Il documento fondamentale del Concilio Vaticano II sulle religioni non cristiane è la dichiarazione “Nostra Aetate”, promulgata da Papa Paolo VI il 28 ottobre 1965. Si tratta di un testo che ha ridefinito l’approccio della Chiesa Cattolica verso le altre fedi, passando da un atteggiamento di chiusura al dialogo e al rispetto reciproco. Il documento si apre ricordando che tutti i popoli della Terra costituiscono una sola comunità, hanno la stessa origine in Dio e condividono lo stesso fine ultimo. Le religioni nascono per rispondere ai grandi interrogativi dell’uomo: il senso della vita, il dolore, la morte, il bene e il male.
Nel capitolo 2 c’ è la grande novità per quei tempi, la rivoluzione copernicana nei rapporti con le altre religioni, la Chiesa dichiara esplicitamente di non rigettare nulla di quanto è vero e santo nelle altre religioni. Il testo specifica che i precetti e le dottrine delle altre fedi, anche se differenti, riflettono spesso un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini. Viene chiesto ai cattolici di dialogare e collaborare con prudenza e carità, riconoscendo e valorizzando i beni spirituali e morali presenti tra i non cristiani.
Il Concilio poi esamina nello specifico alcune grandi religioni. Per l’Induismo e il Buddhismo ne apprezza la ricerca filosofica, la via della contemplazione e il rifugio in Dio con fiducia e amore. Nell’Islam la Chiesa guarda con stima ai fratelli musulmani, sottolineando che essi adorano l’unico Dio vivente, misericordioso e onnipotente, rivelatosi ad Abramo, padre comune delle due fedi (tre considerando anche l’Ebraismo).
Il legame speciale con l’Ebraismo e il rifiuto dell’antisemitismo è fuori discussione. La Chiesa riconosce il profondo legame spirituale che unisce il popolo del Nuovo Testamento con la stirpe di Abramo. Rifiuta formalmente l’accusa secolare di “deicidio”, di cui si sono resi responsabili i cristiani nei tempi passati. La responsabilità della morte di Gesù non può essere attribuita a tutti gli ebrei di quel tempo (non si dimentichi che Gesù e i suoi discepoli erano ebrei, e anche membri autorevoli del Sinedrio aderirono al suo messaggio), né tantomeno agli ebrei che sono venuti dopo, e figuriamoci a quelli di oggi.
Questo documento, come detto, è del 1965 ma ci vorranno circa 20 anni prima che un evento a dir poco epocale lo metta in pratica, ed è il primo storico incontro tra le religioni voluto da Papa Giovanni Paolo II per la Giornata mondiale di preghiera per la pace, svoltasi ad Assisi il 27 ottobre 1986. Questo evento senza precedenti, radunò per la prima volta nella storia i leader delle principali religioni del mondo per invocare il dono della pace. Risposero all’appello del Papa oltre 120 rappresentanti religiosi, tra cui le Chiese cristiane, inclusi i leader spirituali dei cristiani ortodossi (il Patriarca ecumenico) e rappresentanti delle Chiese protestanti e anglicane, esponenti di spicco di varie religioni, tra cui l’Ebraismo, l’Islam, il Buddhismo (con la presenza del Dalai Lama), l’Induismo, il Sikhismo, lo Shintoismo, lo Zoroastrismo e diverse religioni tradizionali africane e d’America.
I partecipanti camminarono fianco a fianco in un pellegrinaggio silenzioso per le vie della città di San Francesco, culminato davanti alla Basilica di Santa Maria degli Angeli per una serie di letture e dichiarazioni pubbliche a favore della pace. Tutto questo fu definito lo “Spirito di Assisi”.
Questo metodo ha tracciato la strada per tutti i successivi patti e tavoli di dialogo interreligioso, compreso il recente, di cui dicevamo.
Cristiani, musulmani, induisti, buddisti, ebrei, sikh, induisti hanno preso un impegno davanti a Dio che sancisce la presenza di un sodalizio per promuovere la coesione sociale, la dignità della vita e il senso della di comunità. Il Patto ufficializza l’esperienza chiamata “La via italiana al dialogo interreligioso” e, come ha sottolineato il presidente della CEI, il cardinale Matteo Zuppi, mette in risalto un metodo, che parte dall’ascolto delle differenze per rigenerare il tessuto sociale. “Chi ascolta Dio, ascolta l’altro – ha sottolineato il cardinale – e questo è un momento di grande gioia per tutti”.
Al cuore dell’accordo c’è “l’opzione per il dialogo” che i leader, a nome delle proprie comunità si impegnano a percorrere insieme con determinazione, anche quando le posizioni divergono o quando lo sviluppo del dialogo dovesse apparire difficile da mantenere. Le diverse identità sono una ricchezza da mettere a servizio del bene comune.
Tra le azioni pratiche, l’idea di istituire una giornata nazionale sul dialogo interreligioso e promuovere progetti condivisi di conoscenza delle tradizioni, di educazione alla pace e di valorizzare il ruolo delle donne.
Il Patto poi è stato consegnato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha definito l’accordo “un momento di estrema importanza per il nostro Paese”, proprio perché è la stessa Costituzione italiana a tutelare la fede religiosa proibendo ogni discriminazione tra le religioni.
Ecco un breve stralcio del Patto:
“Riconosciamo che ogni tradizione religiosa porta con sé valori, radici, esperienze, pratiche, comportamenti e una ricerca del Sacro nei quali si dà spazio alla centralità di Dio, ai messaggi profetici, ai testi sacri, all’esperienza della Trascendenza e alle diverse forme di senso ultimo dell’esistenza; il loro ascolto può contribuire a sviluppare un clima di rispetto e di reciproca comprensione e a creare occasioni di incontro e collaborazione”.
Per chi fosse interessato a leggere l’intero documento, riporto il link del sito della Chiesa Cattolica Italiana: https://www.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/31/2026/06/25/Patto-2026.pdf