Spiccioli di spiritualità, La Sagrada famiglia

A cura di Michele Pugliese

La teologia, come ben si sa, è lo studio sistematico, razionale e scientifico della divinità e delle verità di fede di una religione. In genere queste verità sono contenute in libri, tomi, opere di grandi pensatori che vengono definiti teologi. Ma può un monumento, un edificio, un dipinto essere un’opera teologica e quindi il suo autore, che sia scultore, architetto, pittore essere allo stesso modo definito teologo?
La risposta è affermativa, poiché la teologia si nutre di tutte le espressioni di coloro che, in forme diverse, esprimono la loro idea su Dio, il quale nella sua immensità non può essere racchiuso né in un’opera scritta, né in un manufatto, ma entrambi contribuiscono e renderne un’idea pur nella consapevolezza di non poterlo mai comprendere nella sua immensità.
Un esempio di opera teologica fatta di pietra e non di parole è quello della Sagrada Famiglia, il magnifico tempio di Barcellona il cui nome completo ufficiale in catalano è “Basílica i Temple Expiatori de la Sagrada Família” (in italiano: Basilica e Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia).
Il termine “Tempio Espiatorio” ha un significato spirituale e pratico ben preciso legato alla fede cattolica e al modo in cui l’opera venne finanziata fin dalle sue origini. Una chiesa viene definita “espiatoria” quando la sua costruzione e il suo mantenimento non dipendono dai fondi dello Stato o della Chiesa ufficiale, ma esclusivamente dalle donazioni dei fedeli e dall’autofinanziamento. Siamo nel 1881: l’associazione dei devoti di San Giuseppe acquista il terreno grazie alle elemosine. La tradizione continua ancora oggi. Attualmente i lavori vengono finanziati tramite le donazioni private e l’acquisto dei biglietti d’ingresso da parte dei milioni di turisti che la visitano ogni anno. Questo metodo di finanziamento è il motivo principale per cui la costruzione dura da oltre 140 anni. Ma l’espiazione ha anche un significato spirituale: ed è quello dell’espiazione dei peccati, cioè l’atto di riparare a un errore o a un peccato per ottenere il perdono divino.
Il 10 giugno scorso Papa Leone XIV ha visitato Barcellona, accolto dai reali di Spagna, per celebrare il centenario della morte di Antoni Gaudí (avvenuta nel 1926). Il Papa ha celebrato una messa solenne e ha benedetto la gigantesca Torre di Gesù Cristo, la guglia centrale alta 172 metri che porta a compimento il profilo del tempio.
Ma il momento in cui la struttura è diventata ufficialmente un luogo di culto è stato il 7 novembre 2010, quando è stato Papa Benedetto XVI a visitare Barcellona per la consacrazione del Tempio, con la lettura della bolla papale che elevava ufficialmente la Sagrada Família al rango di Basilica Minore. Benedetto XVI elogiò l’opera definendola una “meravigliosa sintesi di tecnica, arte e fede”.
Per il capolavoro di Gaudí, esiste dunque una teologia visiva, che prende forma attraverso l’architettura. Antonio Gaudí, uomo dalla fede profonda e oggi proclamato venerabile, concepì l’intera architettura come un discorso teologico visivo, dove la struttura stessa spiega i dogmi del cattolicesimo. Ci sono 18 torri, che non rispondono a una scelta puramente estetica, ma riflettono l’ordine gerarchico e spirituale della Chiesa: le 12 torri più esterne rappresentano gli Apostoli (la base umana e storica della Chiesa), le 4 torri interne simboleggiano gli Evangelisti (i diffusori della Parola), la torre della Vergine Maria e la gigantesca torre centrale di Gesù Cristo (sormontata dalla croce) indicano il culmine della fede e la centralità di Cristo nella storia. L’altezza della torre di Gesù (172,5 metri) esprime un concetto teologico preciso: Gaudí stabilì che la torre fosse un metro più bassa della collina del Montjuïc, perché “l’opera dell’uomo non deve mai superare l’opera di Dio” (la natura).
Le facciate sono capitoli della Bibbia e fanno compiere al visitatore un viaggio dottrinale. La facciata della Natività è rivolta a est (dove sorge il sole) e simboleggia la vita, la gioia e l’Incarnazione di Cristo. La facciata della Passione è rivolta a ovest (dove tramonta il sole) e rappresenta la sofferenza, la morte e la desolazione. La facciata della Gloria (In fase di completamento) è rivolta a sud e rappresenterà il destino finale dell’uomo: la morte, il giudizio finale, l’inferno e la gloria eterna.
L’interno del Tempio raffigura la Gerusalemme Celeste. Gaudí non ha usato lo stile gotico classico (che riteneva “cupo” e bisognoso di contrafforti esterni), ma ha creato una foresta di colonne ramificate che sostengono le volte. La foresta simboleggia il punto di incontro tra la terra (la natura creata da Dio) e il cielo. Le vetrate policrome creano una transizione di luce: calda e rossastra sul lato della Passione (il tramonto, il sacrificio) e fredda azzurra sul lato della Natività (l’alba, la nascita). La luce non è accecante, ma invita al raccoglimento, simboleggiando la grazia divina che avvolge l’essere umano senza accecarlo e lasciando intatta la sua libertà.
Gaudí voleva che il tempio stesso “cantasse” e dunque ha progettato i campanili affinché potessero ospitare campane tubolari mosse dal vento per diffondere la musica liturgica in tutta Barcellona. Ogni elemento, dai medaglioni con i simboli dei santi fino alle iscrizioni sulle torri (“Sanctus, Sanctus, Sanctus”), è pensato come una preghiera perenne.
Ma la Sagrada Famiglia si presta anche a curiosità affascinanti. Per esempio, sulla facciata della Passione si trova una griglia scolpita con 16 numeri. Si tratta di un cosiddetto “quadrato magico”: se si sommano i numeri in qualsiasi direzione (in orizzontale, verticale o diagonale), il risultato è sempre 33. Naturalmente il numero 33 ha una forte valenza simbolica e teologica: è l’età in cui, secondo la tradizione, è morto Gesù Cristo.
Se si osserva attentamente la base delle due colonne principali della Facciata della Natività, si noteranno due grandi tartarughe scolpite nella pietra: una è di terra (posizionata verso le montagne), l’altra è di mare (posizionata verso il Mediterraneo). Rappresentano la stabilità del cosmo, la pazienza e il tempo immutabile. Al contrario, sul lato opposto della facciata sono scolpiti due camaleonti, simboli del cambiamento continuo della natura. È tutto un simbolismo continuo che ci parla dell’eternità.
Concludiamo con una preghiera scritta appositamente per riflettere lo spirito, la teologia e la bellezza della Sagrada Família: “Signore Iddio, Creatore dell’universo, che hai ispirato il genio di Antoni Gaudí a edificare una meraviglia di pietra, di luce e di fede, volgi il Tuo sguardo su di noi. Come la Facciata della Natività, rinnova in noi lo stupore per il dono della vita, insegnaci a custodire la sacralità della famiglia e a riconoscere la Tua bellezza nella natura che ci circonda. Entrando in questo tempio, che appare come una foresta incontaminata, lascia che i nostri cuori si innalzino verso il Cielo, proprio come le sue colonne ramificate. Inonda le nostre anime con la luce delle sue vetrate, perché la Tua grazia possa colorare le nostre oscurità. Fa’ che questa immenso Tempio Espiatorio, costruito con il sacrificio e l’amore di generazioni di fedeli, sia per il mondo intero un faro di pace, di riconciliazione e di unità. Amen”.