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Un caffè con Marcello Veneziani: quando l’integrità intellettuale supera gli steccati delle ideologie

“Mi piace coltivare l’identità del sud, come fatto culturale, di costume, bellezza, gastronomia e memoria storica”

Un caffè con Marcello Veneziani: quando l’integrità intellettuale supera gli steccati delle ideologie

“Mi piace coltivare l’identità del sud, come fatto culturale, di costume, bellezza, gastronomia e memoria storica”

Le interviste che riguardano la mia collezione “Un Caffè con .. Uomini del Sud visti da vicino” ha avuto una matrice specifica, intervistare personaggi che hanno e continuano a dare un contributo importante al miglioramenti sociale, civile, storico e identitario del sud italico, con la regola fissa che ad essere intervistati comunque rimangano persone che ho avuto modo di conoscere individualmente, talvolta in maniera fortemente amicale; tuttavia, in questo caso, ho ritenuto giusto fare una eccezione alla regola, infatti con Marcello Veneziani non esiste una conoscenza personale, né un rapporto di amicizia, ma l’intervista per me era importante, per la stima, per la sua integrità intellettuale e soprattutto per quel bellissimo contributo dato alla Causa contenuto nel suo libro “Sud viaggio civile e sentimentale” Mondadori 2009, in cui parla per la prima volta anche del progetto Comitati Due Sicilie, raccontando un profilo preciso e puntuale di cosa si prefigge chi intraprende la strada dei CDS; per dovere di privacy non riporto lo scambio epistolare intrapreso tra il sottoscritto e il giornalista di origini pugliesi, ma posso garantire che è stata una piacevole conversazione che serberò gelosamente.

Laureato in filosofia all’Università di Bari, ha iniziato la carriera di giornalista nel 1977 collaborando al periodico Voce del Sud di Lecce. Nel 1979, entra nella redazione barese del quotidiano Il Tempo. È giornalista professionista dal 1982, dopo il praticantato a Il Giornale d’Italia, il quotidiano romano diretto dal deputato democristiano Luigi D’Amato. Nel 1981, all’età di 26 anni, assume la direzione del gruppo editoriale La Fenice, incarico che mantiene fino al 1987. Ritenuto uno tra gli intellettuali di spicco della destra italiana, Veneziani ha significativamente tentato di rivalutare, in diverse pubblicazioni, l’operato del pensatore tradizionalista. Scrive a lungo su Il Giornale, collabora con Il Messaggero, La Repubblica, La Stampa, il Secolo d’Italia, L’Espresso, Panorama, Il Mattino, La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Gazzetta del Mezzogiorno. Redattore del Giornale Radio Rai di mezzanotte, prende parte a vari programmi televisivi e da vent’anni collabora come commentatore della Rai. Dal 1985 al 1987 dirige il bimestrale Intervento. Nel 1988 fonda il mensile di cultura Pagine libere, che dirige fino al 1992. Successivamente fonda e dirige settimanali come L’Italia settimanale (1992-1995), periodo in cui parallelamente dà vita alla Fondazione Italia, e Lo Stato (1997-1999) che poi si fonde con Il Borghese. È stato membro del Consiglio di Amministrazione della Rai durante la XIV Legislatura e membro del Consiglio di Amministrazione di Cinecittà. Dal 2016 al 2018 è stato editorialista del quotidiano romano Il Tempo. Attualmente è editorialista de La Verità e di Panorama.

Nell’estate 2019 debutta a San Felice Circeo nei Giardini Divini alla Corte con uno spettacolo intitolato “Un mare di miti”, prodotto da Angelo Tumminelli.

D) Conosce il mondo delle Due Sicilie?

R) Lo conosco come mondo storico, mondo del passato, i suoi retaggi, i suoi ricordi, i suoi aneddoti. Un passato controverso, fatto di miseria e nobiltà, di fasi storiche ascendenti e discendenti, dorate e declinanti, come quasi tutte le parabole dei regni. Posso solo dire che il sud preunitario distava dal resto d’Europa meno di quanto disti oggi; e Napoli è stata per secoli una delle città più vive e importanti d’Europa, al livello delle principali tre o quattro capitali d’Europa.

D) Nel libro “Sud” c’è un paragrafo dedicato al progetto dei Comitati Due Sicilie, da allora ritiene sia emerso il credo del progetto identitario?

R) Devo onestamente dire che non mi riconosco in alcun progetto di restaurazione filo-borbonica o sudista e resto ancorato al valore dell’unità nazionale e dell’identità italiana nell’ambito dell’identità europea e mediterranea. Poi sul piano storico ho molte riserve su come avvenne il processo risorgimentale, riconosco alcune pagine buie e infami della “conquista del sud” e riconosco viceversa alcuni aspetti positivi del regno borbonico. E sul piano affettivo sono legato al sud. Ho simpatia per la revisione storica e per chi indaga i lati rimossi della storia; ma non sogno di ripristinare lo status quo ante … Mi piace coltivare l’identità del sud, come fatto culturale, di costume, bellezza, gastronomia e memoria storica; ma non reputo che l’identità meridionale possa trasformarsi in un progetto politico o qualcosa del genere.

D) Ha mai avuto rapporti con il mondo borbonico? Se si,  la considera una esperienza valida o non conforme?

R) No. Ho conosciuto singoli esponenti intellettuali di quel mondo, penso a Silvio Vitale e al suo “Alfiere”, penso per certi versi a Gabriele Fergola, Pino Tosca, al mio amico Carlo De Luca e poi alcuni amici siciliani; e ho conosciuto il re in pectore, Carlo di Borbone, abbiamo perfino mangiato insieme una pizza, non napoletana …

D) Ha contatti con Pino Aprile scrittore pugliese come lei, cosa pensa delle sue azioni sudiste?

R) L’ho incrociato in alcuni dibattiti pubblici, ho seguito con interesse i suoi primi libri in difesa dei Terroni. Non entro nel merito dell’attendibilità storica delle sue opere ma reputo positivo aprire scorci rimossi, occultati o dimenticati della storia e del nostro passato meridionale, amo ogni ripensamento storico che ci permette di approfondire gli eventi controversi del passato e indagare l‘emisfero in ombra, se non proibito. Poi non condivido la visione complessiva, la battaglia sudista e il messaggio politico e civile.

D) Tra Macroregione, Autonomia, e Indipendenza, crede ci sia davvero un’opportunità simile per la gente del sud italico?

R) No, francamente non lo credo. E un Sud svuotato come questo, con i figli tutti fuori e i vecchi a casa, in preda a mafia, inefficienza e depressione, ancor meno. Confido sempre negli imprevisti, nelle sorprese della storia, non reputo che la storia sia una freccia che va necessariamente in una direzione. Ma se dovessi fare una previsione realistica basata sul presente, non mi aspetto che il sud possa percorrere nessuna delle vie indicate, ma debba semmai ripensare al suo ruolo attivo nell’ambito dello Stato Nazionale. Dimenticando la “lagna” e considerando che mai ha avuto un governo così fortemente a trazione meridionale come questo, con quasi tutti i leader istituzionali e governativi, Quirinale incluso, meridionale; vedendo i risultati, verrebbe voglia di auspicare l’avvento dei giapponesi (anche per prevenire quello, meno improbabile, dei cinesi)…

D) Esiste una sua idea di cosa sono le Due Sicilie e se posso ritornare?

R) Mi piace pensare che la memoria storica e le identità culturali restino vive, e dunque perduri il ricordo del regno delle due Sicilie; ma non rinuncio a sentirmi appartenente a un’identità italiana che non passa necessariamente dallo Stato unitario ma dalla civiltà, il territorio, la lingua, la cultura italiana, gli italiani che onorarono questo paese e coloro che combatterono e morirono per quella patria. Per me l’Italia è patria e il sud è matria. Per me è Dante il vero fondatore dell’Italia, non Garibaldi né Vittorio Emanuele …

D) Il prossimo libro di Marcello Veneziani?

R) Dicevo di Dante non a caso. In vista del settecentesimo anniversario della sua nascita ho scritto un saggio non letterario su Dante e ho curato un’antologia tra tutte le sue opere in prosa, nello stesso libro. Intanto è uscito un mio saggio introduttivo alla nuova edizione di Genesi e struttura della società di Giovanni Gentile e nel prossimo anno ci sarà un romanzo spirituale che odora di sud…

Marcello Veneziani