Venerdì 14 al via l’attesa X Festa della Ciliegia a Formicola

Inizierà venerdì 14 e terminerà domenica 16 giugno la “X edizione della Festa della Ciliegia” a Formicola. L’evento è organizzato dalla Pro-LocoIl Caprario” e dal Comune.

È il primo dei grandi attesissimi eventi che fino a metà ottobre arricchiranno l’offerta turistico-gastronomico dei tanti borghi dell’intera Terra di Lavoro.

L’organizzazione si deve agli instancabili volontari della Pro-Loco, i quali riprendendo un’iniziativa, ma molto alla buona, promossa diversi anni fa solo da alcune famiglie, sono riusciti, grazie al proprio slancio ed alla loro indiscussa caparbietà, di promuovere sempre più questa sagra, che oramai è uno dei più importanti appuntamenti che si svolgono nella nostra Regione.

Ovviamente ad essere centrale in questa promozione è per l’appunto la ciliegia, prediletta non solo dai bambini, ma anche e soprattutto da tutti i golosi, i quali subito vanno con la memoria ai gusti andati di un tempo delle marmellate che arricchivano la dispensa di ogni famiglia.

A far compagnia alla ciliegia ci pensano anche altri prodotti, rigorosamente della zona, alcuni offerti anche dai tantissimi sponsor che, in tal modo arricchiscono in quantità e qualità l’offerta enogastronomica formicolana. Infatti, non possiamo non trovare la mozzarella, il pane, il formaggio, la carne, il vino, sia il Casavecchia che il Pallagrello, vino preferito da Ferdinando IV di Borbone, al punto che fece impiantare tale varietà nella famosa Vigna del Ventaglio, allorché mise mano a quell’insuperato esperimento che va sotto il nome di Colonia di San Leucio o Ferdinandopoli, checché ne pensino i giacobini di tutti i tempi. E tanti e tanti altri prodotti che testimoniano la bontà, la squisitezza, la feracità del comprensorio di quella che una volta era la cosiddetta Baronia di Formicola e la disponibilità e la cortesia nell’accoglienza da parte di tutti i cittadini.

Un momento saliente della “X Festa della Ciliegia” è la riproposizione di canti e suoni di Marcello Colasurdo e la sua Paranza, uno dei migliori gruppi a livello europeo. La presenza di Colasurdo rappresenta veramente un notevole punto a favore della Pro-Loco, perché in tal modo si propone la verace musica popolare napoletana, che, non bisogna mai dimenticarlo, risulta essere la più antica e la completa al mondo intero, potendo vantare l’esecuzione di alcuni bravi musicali che hanno anche più di ottocento anni. Il momento clou dell’esibizione di Colasurdo e Paranza sarà sicuramente la proposizione della tammurriata, che, per l’appunto, contraddistingue tutta la memoria storico-musicale di gran parte del Sud.

Scrivevamo prima che una volta Formicola e dintorni costituiva la Baronia; infatti, era feudo della famiglia dei Carafa di Maddaloni, che avevano proprio il titolo di baroni di Formicola. Tale aristocratica famiglia ha avuto il possesso di tale terra per circa quattrocento anni, fino alla cosiddetta eversione della feudalità del 1806. Del resto la stessa Pro-Loco si è auto-denominata “Il Caprario”, giusto a memoria dell’omonima “gloriosa radunanza di Arcadia”, fondata dal principe Francesco Carafa di Colubrano.

Formicola ha diversi beni culturali che meriterebbero la dovuta attenzione da parte degli organi preposti, come il palazzo baronale dei Carafa, la chiesa di Santa Cristina, quella di Santa Maria della Pietà, il santuario di Maria SS. del Castello, meta costante di fedeli e pellegrini, l’abbazia dei Verginiani, fatta edificare dalla munifica Roberta Carafa, principessa di Stigliano, che sposò il cugino Diomede III, duca di Maddaloni. Oggigiorno l’abbazia è sede comunale, che si affaccia su via Ottavio Morisani, uno dei più importanti ginecologi italiani, padre di Teodoro, anch’egli valentissimo medico, e nonno del suo omonimo Ottavio, che ci ha lasciato tantissimi libri di letteratura artistica.

Ma Formicola è anche la patria dove fino ad una quarantina di anni fa si praticava un particolare rito arboreo durante il mese di maggio, che vedeva protagonisti gli uomini della zona, tutti presi, da sacro e profano, a tenere in vita una tradizione le cui origini si perdevano nella notte dei tempi e che bisognerebbe ad ogni costo recuperare. La cultura di un paese è più grande e capace nel momento in cui riesce a vivificare i beni culturali materiali con le tradizioni, che sono l’espressione plastica dell’identità.