DI GIANCLAUDIO DE ZOTTIS
CASERTA – Tre udienze fiume nella quale il capitano Fabio Gargiulo della Dia di Napoli ha dovuto ripetere l’attribuzione di una serie di intercettazioni registrate durante le indagini che portarono al primo e unico commissariamento per infiltrazioni camorristiche di un’azienda ospedaliera italiana, quella di Caserta.
Si è concluso, per ora, con un ritorno alla fase «tecnica» il dibattimento per il processo sulle ingerenze della camorra all’ospedale «Sant’Anna e San Sebastiano». Il presidente del collegio giudicante, Loredana Di Girolamo, ha infatti chiesto alla Dia di attribuire la paternità di una serie di dialoghi intercettati in fase investigativa, in primis quelli registrati dalle cimici che erano nascoste nell’ufficio di Bartolomeo Festa e nelle auto degli imprenditori Raffaele Donciglio e Rocco Ranfone. Brogliaccio alla mano, il capitano Gargiulo, per tre lunghe udienze, l’ultima delle quali ieri al palazzo di giustizia di Santa Maria Capua Vetere, ha ridato un nome a coloro che i periti – due quelli nominati dalla procura – avevano indicato come «uomo» affiancato dai numeri progressivi come da prassi.