Caserta, Tpl. Respinto dal Consiglio di Stato l’appello della Clp. Il modo con cui un’impresa colpita da due interdittive antimafia continua ad erogare un servizio pubblico

di Francesco Orlando

Caserta. Il Consiglio di Stato, in data 14 settembre 2018, ha respinto l’appello della Clp contro la sentenza del TAR. Questa confermava l’interdittiva antimafia del Prefetto di Napoli, rigettando l’impugnazione della società contro il provvedimento prefettizio. Dopo questa sentenza del CdS, che sostanzialmente conferma nei confronti della Clp l’interdittiva Antimafia del 2014, due sono le domande da porsi.

La prima, dopo l’appello della Clp respinto dal Consiglio di Stato: cambierà qualcosa? La risposta, per quanto paradossale è: No. Almeno, non per il momento, visto che la gara d’appalto della Regione Campania riguardo la concessione del trasporto pubblico locale su gomma è ancora agli inizi. Quindi adesso, cioè fino alla fine della gara d’appalto, il servizio per le province di Napoli e Caserta continuerà a fornirlo la Clp.

Questo ci porta dritti dritti a bomba sulla seconda domanda: com’è possibile che un’impresa colpita da un’interdittiva antimafia, anzi due (la prima arriva nel 2013), continui ad essere affidataria del servizio di trasporto pubblico locale su gomma?

La risposta, per quanto lunga e articolata, si può facilmente trovare nella natura e nella disciplina stessa dell’interdittiva antimafia.

Innanzitutto, bisogna chiarire che l’interdittiva antimafia non è un ostacolo definitivo all’esercizio della propria attività economica per l’impresa destinataria del provvedimento. Questa, infatti, è una misura di carattere preventivo  che prescinde dall’accertamento della responsabilità penale dei soggetti che hanno rapporti con la pubblica amministrazione. Non attestando,infatti, la reità dei soggetti colpiti, il provvedimento, che ha natura preventiva, non si basa sullo “oltre ogni ragionevole dubbio” ma sul principio del “più probabile che non”. Ossia, citando la giurisprudenza del Consiglio di stato: “Le informazioni in possesso della Prefettura non devono quindi provare l’intervenuta infiltrazione, essendo questo un quid pluris non richiesto, ma devono fondarsi su fatti e vicende aventi valore sintomatico e indiziario sufficiente a dimostrare la sussistenza di elementi dai quali sia deducibile il tentativo di ingerenza. Così, se a seguito delle verifiche disposte dal Prefetto emergeranno elementi relativi a tentativi di infiltrazione mafiosa in società o imprese, le amministrazioni non potranno stipulare, approvare o autorizzare contratti o subcontratti con queste. Questa disciplina però, secondo quanto previsto dall’art. 10 del Dpr 252/98, non si applicherà nel caso di proroghe affidate in regime di emergenza, e quindi in deroga alla normativa vigente.

Sostanzialmente, ecco cos’ è successo con la Clp. Essa, subentrata all’ Acms quando venne dichiarata fallita per affidamento diretto da parte della Regione Campania, e colpita da un’interdittiva antimafia nel 2014, dopo quella del 2013, forniva e fornisce ancora un servizio che per sua natura non può essere sostituito immediatamente. Era, quindi, necessario garantire la “continuità di servizio” in questa situazione.

Per questo motivo, anche se all’articolo 19 del contratto firmato tra Clp e Regione Campania è prevista la rescissione dell’accordo al venir meno di uno dei requisiti di idoneità morale, la società campana risulta ancora essere affidataria del servizio di trasporto pubblico locale su gomma per Caserta e provincia. Infatti, per la Regione, era necessario garantire la continuità di un servizio ritenuto essenziale per l’interesse pubblico. Partita la procedura d’emergenza, la Clp viene commissariata; e ai titolari vengono tolti i poteri di disposizione e gestione e dati ai commissari nominati dal Prefetto di Napoli. Commissari  dovevano rimanere in carica 8 mesi.

Questa procedura d’emergenza, però, dura da quasi quattro anni, con proroghe che vanno di 12 mesi in 12 mesi, e con l’avvicendamento nel tempo di 4 commissari. Insomma, una situazione emergenziale con una certa stabilità non può non sollevare una buona dose di perplessità. La questione, probabilmente, finirà con la chiusura della gara d’appalto per la concessione del servizio di trasporto pubblico locale su gomma indetto dalla Regione Campania (la cui delega ai trasporti è del presidente Vincenzo De Luca). Anche se di doman non c’è certezza.