DELITTO LANGELLA, ARRESTATO IL CELLOLESE ANDREA TAMBURRINO. SAREBBE LUI IL KILLER

di DANIELE PALAZZO

CELLOLE-E’ fissato, per il 13 giugno prossimo, l’incidente probatorio per il delitto cui, il 3 dicembre scorso, fu vittima l’autotrasportatore formiano Antonio Langella, di 52 anni. L’altro giorno, con l’arresto del coinquilino del camionista assassinato, Andrea Tammurrino, 42enne, di origini cellolesi, ma, da anni, stabilitosi a Formia, la svolta nelle indagini.

Il fatto di sangue nella mattinata del 3 dicembre scorso, in una villetta di Via Giovenale(siamo in località Acquatraversa), di Formia. Secondo la ricostruzione dell’accaduto, resa dagli inquirenti che si occupano del caso, la morte di Langella non sarebbe ascrivibile ad un incidente domestico, come sostiene Tamburrino, ma ad una violenta aggressione verbale da parte dell’accusato, che, all’epoca del delitto, divideva, con l’amico Langella, la villetta in cui è passata l’implacabile Signora con la Falce.

Le accuse mosse all’unico indagato dell’iter giudiziario in corso, che, attualmente, su trova in carcere per scontare un cumulo di pene, pari a sei anni e sei mesi di reclusione, si basano sulla perizia effettuata dal Medico Legale, Dottoressa Daniela Lucidi, che è il Perito di fiducia nominato dal G.I.P. del Tribunale di Cassino, Dr. Massimo Lo Mastro.

Stando alle conclusioni tratte dalla Dottoressa Lucidi, le ferite trovate sul corpo dello sfortunato camionista formiano non sarebbero compatibili con una caduta accidentale sulle scale di casa e nemmeno alle conseguenze di un colpo da oggetto contundente, ma ad un’aggressione tanto violenta da procurargli un trauma contusivo-compressivo, scaturito da un gesto improvviso, quanto imperdibile, da non dare alla vittima neanche il tempo di capire cosa gli stava capitando.

Proprio sulla perizia del citato Medico Legale verterà l’incidente probatorio del 13 giugno a venire. Nel giorno in cui si compì il tragico destino di Langella(era molto conosciuto in città per essere stato, per anni, alle dipendenze di una Società di rimozione di macchine incidentate o in divieto di sosta), i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, diretti dal Tenente Massimo Milano, una volta entrati nella “villetta maledetta”, si trovarono davanti ad uno scenario che presentava diversi e diversificati spunti di indagine.

Da una parte, il cadavere di Langella, dall’altro, il presunto autore del delitto, che giaceva, agonizzante per quello che sembra un tentativo di suicidio. Le dinamiche dell’accaduto vennero ricostruite minuziosamente e senza lasciare nulla al caso.

Secondo gli investigatori del Tribunale di Cassino(si dicono certi di aver reperito, sulla scena del crimine, chiari e, per loro, inconfutabili, segni della violenta aggressione che avrebbe subito il coinquilino di Andrea Tamburrino. Secondo le risultanze del Reparto Scientifico dei Carabinieri, l’esame al ‘luminol’ avrebbe accertato che la villetta in cui il 52enne autotrasportatore aveva trovato ad attenderlo la morte era stato oggetto di un tentativo di ripulitura, peraltro molto frettoloso e, quindi, vano, onde tentare di cancellare eventuali indizi.

Gli stessi inquirenti affermano di aver scoperto, sulla scena del crimine, impronte compatibili con quelle dell’imputato dell’atroce delitto. Il resto attraverso le testimonianze di diversi vicini e conoscenti della coppia di coabitanti, ascoltati come persone informate sui fatti, attraverso le cui deposizioni si è potuto rocostruire, con ragionevole certezza, sia i vari risvolti dell’omicidio stesso che le personalità dei due soggetti coinvolti.

Insomma, Tamburrino, che, per la Pubblica Accusa, sarebbe un tipo violento e manipolatore, è o non è il killer di Lagella? Sia i colpevolisti che gli innocentisti sperano nell’incedente probatorio del prossimo 13 giugno.

Resta, comunque, ancora da chiarire il movente dell’omicidio, sul quale ancora non sarebbe stata fatta la dovuta chiarezza.