Il pentito Antonio Iovine avrebbe sarà reinterrogato a novembre a seguito del rinvio chiesto ed ottenuto dalla propria.
L’ex capoclan dei Casalesi, ha raccontato l’inizio dei suoi rapporti con Di Lauro indicandolo come uno degli imprenditori che usufruivano del suo «pacchetto assistenza». «Lui metteva a disposizione le imprese, io la forza intimidatriche che sbaragliava la concorrenza», si legge nei verbali depositati dal sostituto procuratore Antimafia Catello Maresca. L’ex capoclan parla dell’area Pip di Aversa, vicenda al centro del dibattimento, e delle opere di ampliamento del cimitero di Aversa. «L’ingegnere Pittocchi era il responsabile dell’Utc del Comune di Aversa ed era a mia disposizione – spiega Iovine – ricordo che quando il Comune di Aversa appaltò i lavori per l’ampliamento del cimitero, proprio grazie a Pittocchi, al sindaco Ciaramella e all’architetto che ha redatto il contratto di ampliamento, mio cognato Nicola Fontana riuscì ad aggiudicarsi il lavoro».
«Tutto questo avvenne tra il 2004 e il 2005. Mio cognato mi disse che c’era anche una ditta vicina a Michele Zagaria che era interessata al cimitero allora incontrai Zagaria per parlarne e evitare contrasti». «Fu in quel frangente che seppi dell’appalto indetto dal Comune di Aversa per l’area Pip. Seppi che anche un altro imprenditore era interessato ma i terreni erano già stati acquistati da Di Lauro così incontrai quell’imprenditore e gli disse che poteva comprare i suoli ma gli proposi un prezzo altissimo, di molto superiore al reale valore, di circa sei milioni di euro, e lui così rinunciò ai lavori». «Allontanavamo così qualsiasi concorrente e anche Di Lauro che spendeva legittimamente il mio nome in quanto noi due eravamo soci al 50 per cento». «Le trattative per l’area Pip sono andate avanti finché non mi hanno arresato, nel 2010, dopodiché non so cosa sia accaduto in merito».