ERUZIONE DEL VESUVIO? E I VESUVIANI? SENZA NE’ TERRA NE’ DIGNITA’.

Il "Progetto Vesuvio" ha la forza delle cose semplici. E per questo può essere un progetto vincente.”

ERUZIONE DEL VESUVIO? E I VESUVIANI?
SENZA NE’ TERRA NE’ DIGNITA’.

Di Fiore Marro
Caserta 11 febbraio 2019

Ricevo e pubblico

”In caso di eruzione del Vesuvio, Portici in Piemonte”, bastò leggere questo a gennaio per farmi ribollire il sangue nelle vene e rendere questa cosa di assoluta priorità per me. In realtà mi sarebbe bastato leggere anche “Torre del Greco in Lombardia” o “Pomigliano d’arco in Veneto”, per provare lo stesso senso di rabbia nei confronti delle nostre istituzioni così incoscienti e poco radicate sul territorio (nel senso di radici profonde), tanto da firmare gemellaggi con terre così lontane che ci avrebbero soccorso forse solo per motivi economici (pensiamo agli esorbitanti fondi europei che “arriverebbero” per ogni singolo sfollato) e forse non per motivi umanitari o di “fratellanza”. Quelli al Nord sarebbero passati anche per i salvatori della patria, come succedeva nel ‘900 quando “davano lavoro ai terroni”, anche se magari sottopagati e facendoli vivere in soffitte o sottoscala. Tendopoli e ghetti ci avrebbero atteso in Piemonte, in Lombardia, in Veneto, nelle regioni del nord e del centro: questo sarebbe stato il destino del popolo vesuviano che, oltre a perdere case e terra, avrebbe perso anche dignità e identità di popolo. La mia domanda è una: come si può pensare di smembrare totalmente un popolo, portatore di una cultura millenaria, come quello Vesuviano? Come si può pensare di dividere e sradicare un popolo composto da 700 mila persone? Deportazione è il termine adatto. La deportazione di una grande comunità. Ma in fondo cos’è questa “comunità”? Solo un gruppo di persone che vive lo stesso stile di vita, che condivide la stessa aria, che mangia lo stesso cibo, che condivide una vita in comune, che condivide le stesse bellezze, le stesse emozioni, le stesse tradizioni, gli stessi valori, la stessa mentalità, lo stesso tramonto del sole sullo stesso mare, che condivide le stesse problematiche, gli stessi rischi di vita, le stesse perdite, lo stesso amore per il suo potenziale “assassino”, chiamandolo anche “Sua Maestà”, ma soprattutto la stessa fortuna di vivere in un punto piccolo della Terra, uno dei punti più belli del mondo per nostra fortuna, al centro del Mediterraneo che è l’ombelico del mondo; il tutto “quotidianamente”. Fermo restando che questo sarebbe il peggior periodo storico per un’eventuale eruzione del Vesuvio, ironia della sorte, lo sviluppo tecnologico di oggi non ci aiuterebbe minimamente a risollevare (o forse proprio a salvare) il nostro popolo dalla sciagura vesuviana: il Sud sta vivendo i suoi peggiori 158 anni della sua storia, dalla colonizzazione Italiana, a quella europea-monetaria degli ultimi 20 anni circa, difficile sarebbe eventualmente ricostruire una sana comunità all’ombra del Vesuvio, difficile la rivalorizzazione dei siti storici rimasti alla luce o sepolti sotto terra, specialmente per le condizioni socio-economico-politiche di oggi; dobbiamo però certamente trovare una soluzione, una soluzione diversa. Il “Progetto Vesuvio” è il progetto di Enzo Coronato, imprenditore napoletano, amico del Movimento Neoborbonico e di Pino Aprile, un grande uomo, amante vero della propria terra, un vero meridionalista, artefice, anni fa, di una “genialata” a cui nessuno veramente aveva mai pensato; e quando parlo di nessuno, intendo chi di dovere, ossia le nostre dormienti istituzioni locali, che stavano anche firmando i gemellaggi con città extraregionali. Questo progetto consiste nello spostare in poco tempo e con meno sforzi e spese possibili, centinaia di migliaia di Vesuviani (non ci crederete), in Campania, precisamente nell’entroterra campano, rivitalizzandolo, giacchè ci sarebbe spazio a sufficienza per tutti, visto l’enorme squilibrio dal punto di vista demografico che c’è all’interno della regione (su cinque milioni e settecentomila abitanti, quattro milioni di questi vivono sul tratto di costa che va da Castelvolturno a Salerno).
Questo progetto che porta avanti dagli inizi degli anni 2000 solo oggi sta cominciando ad essere preso più in considerazione dalla Regione e dagli organi competenti. Un mio invito a tutti i lettori è quello di cercare su internet questo progetto più nel dettaglio (“Progetto Vesuvio di Enzo Coronato”) e parlarne a più persone, specialmente alle istituzioni locali per invogliarle ad impegnarsi di più e cercare di mobilitare tutte le forze possibili per prevenire e non per curare, per cominciare, da oggi, evitando le “deportazioni”, favorendo la sopravvivenza e la valorizzazione della nostra terra e della nostra gente. Il “Progetto Vesuvio” ha la forza delle cose semplici. E per questo può essere un progetto vincente.”

Emilio Caserta
(coordinatore giovanile Movimento Neoborbonico)