di Mattia Metitieri
La corsa per la Laurea è diventata letteralmente un’ estenuante corsa verso la sopravvivenza. Al giorno d’oggi per avere un lavoro assicurato bisogna avere un titolo di studi ben avanzato. L’Italia attualmente è in basso alla classifica per laureati e per giovinezza degli stessi in Europa; solo il 26,2% degli studenti riesce a laurearsi nella fascia d’età tra i 30 e 34 anni. Nel bel Paese ritroviamo anche uno dei più alti tassi europei di abbandono delle scuole già in prima età.
Dobbiamo però riconoscere che la formazione italiana nelle scuole è una delle più complete al mondo. Possiamo intendere che la formazione è lunga ma ben preparata, ma ciò può influire spesso anche sul profilo morale dei laureandi. Di pochi giorni fa è la notizia di una studentessa italiana che nella corsa per la laurea, probabilmente per la forte pressione dovuta agli studi o per un semplice calo psicologico ha deciso di suicidarsi.
Lo studio al giorno d’ oggi ha perso i valori primordiali, trasformando gli iniziali ideali di cultura personale e riflessione verso se stessi in una banale raccolta di voti e crediti come se fossimo al supermercato. Perdendo questi ideali e non trovando più stimoli, gli alunni sono dunque spinti ad una sorta di “depressione da studio” che li porta talvolta sulla strada della svogliatezza.
Sarebbe bello se il sistema educativo in generale infondesse serenità e voglia di trasmettere conoscenze senza creare inutili ansie per scadenze difficili da rispettare e continue preoccupazioni per un mondo lavorativo sempre più esigente. È sicuramente vero che più si è giovani e più si ha opportunità di trovare lavoro, ma non bisogna dimenticare che ognuno di noi ha i suoi tempi ed affaticarsi in una corsa verso una tanto desiderata tesi di laurea potrebbe trasformare il proprio corso di studi in un ancor più difficile cammino verso il futuro.