L’amante di Cristo tra i detenuti del carcere di Arienzo: il reportage dello scrittore Aldo Cavallo
Nella Chiesa che balza sempre più frequentemente agli onori della cronaca per scandali e processi, padre Raffaele Nogaro ne rappresenta l’altra faccia. Da sempre fautore di un clero attento ai bisogni degli uomini, vicino agli umili, agli emarginati e ai disperati, ha voluto incontrare, come tante altre volte, i detenuti, scegliendo questa volta la Casa circondariale di Arienzo.
L’incontro è avvenuto sabato scorso, in occasione della presentazione del romanzo di Alessandro Zannini, “L’amante di Cristo”, ispirato proprio alla figura del prelato.
” A guardare quelle mani che si stringevano calorose e quegli abbracci commossi, con promesse di rivedersi appena fuori è apparso evidente che le sbarre, le condanne e le colpe non hanno impedito che la compassione e l’umanità di padre Nogaro riuscissero ad entrare nel cuore di quegli uomini.
L’evento, è stato organizzato dalla dottoressa Mariarosaria Casaburo, direttrice dell’Istituto, e dalla dottoressa Marianna Adanti, direttrice di quello di Benevento che hanno voluto ospitare lo scrittore Zannini e ha visto la collaborazione delle educatrici Rosaria Romano e Francesca Pacelli, del comandante degli agenti penitenziari Francesco Serpico, della pofessoressa Anna Carfora. Presente la dottoressa Maria Rosaria Madonna, presidente dell’associazione Cuore e Amore.
Attenti e interessati i detenuti che sono stati parte attiva dell’incontro, esibendosi in canti e ponendo una lunga serie di domande sia all’autore che al vescovo, omaggiandolo, a fine dibattito, con doni in ricordo della visita, mentre i reclusi addetti al laboratorio di pasticceria hanno preparando per l’occasione dei dolci celebrativi.
Emozionante l’intervento di don Sergio Cristo, responsabile della parrocchia Sant’Agnese Vergine e Martire di San Felice a Cancello, nonché cappellano dell’Istituto, che ha rimarcato: “Condanniamo il gesto, mai l’uomo”.
All’evento si è unito il M° Gianni D’argenzio che ha eseguito diversi brani con il suo sax, per poi improvvisare con alcuni ristretti canzoni del repertorio napoletano, accompagnato da chitarra, “tamburella” e voci.
“La Chiesa è fatta per gli uomini, per lenirne le sofferenze e per provare a dare serenità alla nostra vita terrena – ha detto Nogaro – tutti abbiamo le nostre colpe, ma la misericordia di Dio è infinita”.
“Un viaggio insieme a padre Nogaro, fu l’occasione per farmi innamorare di quest’uomo – ha confessato Alessandro Zannini – la sua continua e incessante opera di sostegno degli umili, degli emarginati, dei bisognosi; di quelli che io ho definito gli scarti d’umanità, rappresentano un messaggio di pace, di amore e soprattutto di quella speranza di cui oggi più che mai abbiamo bisogno”.