L’Associazione Storica del Caiatino sabato 7 settembre presenta il libro

La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870

Sabato 7 settembre con inizio alle ore 18.00 nel Palazzo Mazziotti a Caiazzo vi sarà la presentazione del libro La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870 scritto da Carmine Pinto ed edito da Laterza.

A promuovere l’interessante incontro culturale è l’Associazione Storica del Caiatino, che ha all’attivo tantissime presentazioni di libri e varie altre iniziative, oltre a pubblicare una seguitissima rivista Archivio Storico del Caiatino.

Introdurrà i lavori la d.ssa Ilaria Cervo, presidente del sodalizio culturale caiatino; seguiranno i saluti del geom. Stefano Giaquinto, sindaco di Caiazzo. Si entrerà poi nel vivo della presentazione coll’autore che discuterà del suo libro col prof. Gianni Cerchia, docente dell’Università del Molise.

Carmine Pinto, che è professore ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Salerno, ha incentrato la sua attenzione su vari aspetti nella guerra per il Mezzogiorno. Ad esempio sul brigantaggio che egli ritiene essere stata una delle espressioni politiche e sociali della crisi dell’unificazione nel Mezzogiorno, condizionato da eredità e tradizioni di lungo periodo.

Il brigantaggio, pur potendone riconoscere dei prodromi nelle età precedenti, scoppiò in modo virulento dopo la conquista del Sud ad opera dei garibaldini. Nell’inverno del 1860-61 fu combattuta un’aspra guerra tra occupati ed occupanti, con momenti particolarmente violenti, in cui ad avere la peggio furono interi paesi del Sud e, tra le classi sociali, i contadini ed i pastori. In questo conflitto, che è anche essenzialmente conflitto civile, compaiono sulla scena vari protagonisti, pur essendo due gli attori principali: da un lato il movimento risorgimentale italiano e dall’altro il movimento legittimista borbonico delle province napoletane.

Il crescendo bellico vi fu dopo la cosiddetta battaglia del Volturno, allorché fu interessata tutta la zona a nord dell’importante fiume, compresa tra lo Stato Pontificio e tra gli Abruzzi, vale a dire proprio quella vasta area che andava sotto il nome di Terra di Lavoro. L’intera area fu teatro di scorribande delle truppe savoiarde e dei legittimisti borbonici per più di un decennio, risultando alla fine squassata in tutte le sue componenti sociali ed economiche, dando luogo subito dopo al fenomeno dell’emigrazione, che, ahinoi, continua imperterrito ancora oggi, come le asettiche, ma non tanto, relazioni della Svimez evidenziano anno dopo anno.